La modifica del premio di maggioranza aiuterà a nascere il prossimo governo.

Chi scrive condivide l’opinione della maggioranza; e dunque coglie quest’occasione per ringraziarlo pubblicamente.
Molti lo considerano un mentitore seriale. E tale è. Ma è anche un libro aperto che chiunque è in grado di leggere alla luce dei suoi interessi e delle indicazioni dei suoi sondaggi.
Gli uni e gli altri lo spingevano a rimanere al “posto di comando” perché una “cosa” presentata e guidata da lui, anche all’insegna del “dèjà vu”, avrebbe comunque un “appeal” di gran lunga maggiore della sbobba predisposta dai vari Alfano e Cicchitto. E anche perché un Padre padrone retrocesso a Padre nobile farebbe la fine di re Lear o, bene che vada, di Bossi.
Naturalmente è il primo a rendersi conto che una sua candidatura alla guida del paese è “tutto chiacchiere e cerone”. Ma la sua preoccupazione di coprire e garantire la sua ritirata, quando ha ancora della carte da giocare, è legittima e comprensibile.
Il partito che si appresta a rifondare rifuggirà da un estremismo politico che non gli appartiene. E si dichiarerà perciò sempre pronto a qualsiasi tipo di mediazione “negli interessi del paese”. Ma la sua pancia sarà come quella di Berlusconi: populista, pronta a lisciare il pelo a qualsiasi tipo di rivendicazione, profondamente ostile alle élite e alle loro istituzioni, favorevole ad una Europa immaginaria per contrastare la disciplina dell’Europa reale.
Ciò renderà palese a tutti l’inesistenza, almeno in Italia, di quella destra classica, rispettabile, europea sognata dai teorici del “bipolarismo virtuoso”. Con l’immediata conseguenza di impedire la rinascita, dopo le elezioni di una maggioranza politica nella linea dell’esperienza Monti. Conoscendolo, come tutti, penso che la proporrà, ma sono del tutto certo che il Pd la rifiuterà e con tanta maggiore tranquillità perché la proposta verrà da lui. Con il che Monti sarà, come è giusto, una eredità politico-culturale con cui fare seriamente i conti, ma non il gestore necessario del nostro futuro. Lui stesso se ne rende, del resto, chiaramente conto. Chi pensa di potere continuare ad essere un punto di riferimento unitario non ha motivi per polemizzare frontalmente e a freddo, insieme con lui (ricordandoti l’“umiliazione di Cannes”) e con i sindacati (sul mantra della concertazione).
Ma la seconda e fondamentale conseguenza della sua (ri)discesa in campo riguarderà però quella legge elettorale di cui dichiara di volersi occupare personalmente. E qui avremo un turbinio di false piste: proporzionale, preferenze, sistemi europei assortiti (per tacere del semipresidenzialismo…), ma tutto questo per nascondere il suo obbiettivo reale. Che è quello di modificare il “porcellum” nel punto centrale, il premio di maggioranza alla coalizione. E per il semplice motivo che non sarebbe, oggi, in grado di fruirne mentre Bersani certamente sì.
Al suo posto due offerte da non disprezzare: l’accettazione del doppio turno oppure un premio in seggi alla lista più votata.
Per capirne la portata vera dobbiamo però considerare in conclusione le indicazioni convergenti degli attuali sondaggi di opinione. All’insegna della formazione di almeno quattro blocchi di forza comparabile (diciamo tra il 20% e il 30% dei consensi): l’area della destra populista, il centro moderato ed europeista, il Pd e, infine, il populismo radicale antieuropeo e antimontiano di Grillo e Di Pietro. Su questa base nessuna area politica sarà, comunque, maggioritaria.
Mentre, per altro verso, si consoliderà un discrimine tra le forze politiche che riguarderà, insieme, i il giudizio sull’eredità montiana e il rapporto tra Italia ed Europa. E in questo quadro tutto spinge oggettivamente verso un’alleanza tra sinistra e centro.
Pure, almeno sinora, non s’è fatto un passo avanti in questa direzione; certo la sua (ri)discesa in campo ha fugato definitivamente i nostri sospetti su Casini, ma la proposta di Bersani di un accordo da Casini a Vendola continua a urtare contro le reciproche pregiudiziali.
E però, eliminato dall’orizzonte (grazie a Berlusconi) il maggioritario di coalizione, tutto potrebbe diventare più semplice. Perché non ci sarà più bisogno che Casini e Vendola si presentino insieme al traguardo, giusto per incassare il premio. Basterà invece che a gara finita raggiungano un’intesa sulle cose da fare. Insomma da una maggioranza elettorale necessitata e transeunte a una maggioranza politica forte perché liberamente raggiunta.
È la grande occasione per il Pd e per Bersani. Il calcio di rigore che non si può sbagliare, come dice Renzi. Ma, per fare la sintesi, occorrerebbe avere idee e proposte chiare e sull’esperienza Monti e sui futuri percorsi europei. E il tempo a nostra disposizione non è infinito.

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