Morire per conflitto di competenze, morire per eccesso di burocrazia, morire perchè tutti vogliono il potere senza mai assumersi la responsabilità che le decisioni importanti in realtà comportano. Sono anni che lo ripetiamo su queste colonne che problema, il dramma di questo Paese non è solo la politica parolaia, inconcludente e autoconservativa, ma è soprattutto la burocrazia anacronistica, cervellotica e bizantina che paralizza le Istituzioni nella loro essenziale operatività quale crocevia di passaggi inutili e dannosi, funzionali solo a giustificare nel migliore dei casi la presenza in ufficio o per far prosperare la corruzione invece nel peggiore.
Il disastro del crollo del ponte sulla provinciale per Lecco dove ha perso la vita un anziano dirigente sportivo che tornava a casa dal lavoro è la dimostrazione che questo Paese ha un grave problema di gestione della Cosa Pubblica. Un cantoniere, tre ore prima della disgrazia aveva dato l’allarme. Ma la Provincia voleva una carta bollata. Per averla una persona è morta e tre bambini sono in ospedale. Nel 2016 non si può morire per una burocrazia malata che finisce tra l’altro per nascondere sempre le responsabilità di chi non fa le cose come si deve.
Per mesi abbiamo insistito su Pensalibero che la riforma raffazonata delle Province e delle nuove Città metropolitane non avrebbe spostato di una virgola il problema della funzionalità delle stesse ma anzi lo avrebbe addirittura peggiorato. Purtroppo il caso di Lecco, se ancora ce ne fosse stato bisogno, ci ha dato ragione.
In queste ore stanno salendo i toni del dibattito sul Referendum Costituzionale del 4 dicembre che tra la diverse cose trasformerà l’attuale Senato elettivo, nel Senato delle Regioni dove siederanno sindaci e consiglieri regionali al posto di coloro che oggi in qualche modo (nelle liste bloccate) devono trovare i voti dei cittadini.
Restiamo fermamente convinti invece che prima di questo il Paese abbia bisogno di una vera riforma strutturale della sua burocrazia. Ovvero che si determinino una volta per tutte le competenze chi tra i vari enti e istituzioni deve fare e come debba farle al meglio e velocemente senza troppi passaggi di carta e timbri col bollo tondo. Le emergenze aumentano di giorno in giorno tra terremoti, bombe d’acqua e infrastrutture al collasso. Di tempo non ne abbiamo più, possibile che nelle stanze del potere non lo capiscano?
Cesare Mannucci

Caro Raffaello non è solo la questione delle Province che, come ho scritto, rappresentano solo la punta dell’Iceberg. Qui è in gioco credibilità e l’operatività di un intero Paese. Chi va nei posti di potere, sia esso, un politico, un dirigente, un funzionario deve innanzitutto sapere cosa deve fare e come farlo al meglio e non solo: se non si cambiano le regole del gioco (la burocrazia) l’Italia andrà a fondo ancor prima che lo spostamento delle placche tettoniche non completi l’opera……
Ce.M.
Caro Cesare,
per quanto riguarda le province hai piena ragione, non sappiamo o ci rendiamo conto che cosa sia rimasto, vediamo che non c’è niente di nuovo, ma tutta l’impalcatura burocratica dove è andata? Tutto accade e di peggio, nessuno è responsabile, nessuno paga le malafatte e le insufficienze.
E’ possibile che ci siamo imbavagliati o incortecciati in tal modo da non venirne fuori?
Le strade non sappiamo di chi sono e chi le deve mantenere, mentre le tasse vengono pagate a proposoto. NON vado oltre perché mi assale una malinconia che mi opprime ed è domenica.
Saluti e Salute.
Raffello da Montepulciano