
La rottura tra Renzi e Calenda non è stata certamente uno scoop, nè una sorpresa. Le divisioni tra i due erano note, anzi c’erano sempre state.
Il tentativo di dar vita ad un nuovo partito, ad un partito unico, forse risultava un po’ vintage. In politica uno più uno non ha mai fatto due. Le ultime elezioni regionali che si sono dimostrate un vero flop hanno messo la parola fine ad un tentativo che assomigliava ad una fusione a freddo e non invece a una costruzione dal basso e soprattutto dal territorio di una ipotesi innovativa.
Non è stata recepita ed è stata punita anche per una certa supponenza che a volte emergeva. In una fase in cui il bipolarismo si è accentuato con la Meloni e la Schlein. La proposta del partito unico, come veniva enunciata, appariva l’ennesimo tentativo di dar vita al cosiddetto ” centro”.
Ma per il cosiddetto “centro” non c’è più spazio. Di fronte al bipolarismo serve una buona idea politica che sia in grado di coniugare i valori del riformismo, della liberal democrazia, dei diritti civili e non, con la nuova Europa.
La scelta di Renzi di dirigere “il Riformista” se all’inizio appariva estemporanea, in una seconda riflessione si palesava meglio come uno strumento, un megafono per le nuove idee.
E di fronte alla povertà politica attuale, potrebbe trasformarsi in “tanta roba”.
Il dibattito va alimentato e non chiuso in un cassetto.
Roberto Caputo

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