
Una pletora di genti, scrivani, architetti e d’ogni sorta, finanche politici, in processione come per la questua, sulle pagine locali dei siti e giornali fiorentini, hanno gridato al salvataggio del Franchi: il monumento non si tocca, il 1944 !, il capolavoro dell’architettura moderna, che non ha più la pista, non può essere demolito, e via tanti altri discorsi a seguire; vesti stracciate, ciocche di capelli sparse per terra. In fine consigli a Rocco per gli arredi e architetti. Bene: lo faccia il sindaco il nuovo Franchi con i soldi suoi dei politici suoi accoliti e se gli mancano vada a chiedere ai fiorentini, vediamo che cosa rispondono. Inutili e risibili sceneggiate, segno di quanti dicono e poi ritrattano minacce, suggerimenti. La posta in gioco è alta e quando la politica si sente toccata digrigna i denti, sfoggia sicumera, prepotenza, alternata e ambigua ostentata disponibilità al dialogo, sia pur nella direzione che desidera per i suoi affari. Commissio, invece fa bene a tenere duro: con i suoi soldi farà come gli pare. E’ una follia pensare ancora a gettare soldi sul Franchi, che il Comune ha abbandonato a se stesso da tempo e che sta crollando a pezzi. Piangete? Bene, pensate come restauralo da voi. Fate qualcosa di utile. Nessun folle getterà al vento 250 milioni di euro in un progetto fallito in partenza, dove i tempi sono incerti per lavori faraonici. Nessuno sano di mente si farebbe infinocchiare così: non lo hanno fatto i Della Valle, figuriamoci Commissio. D’altra parte la Fiorentina da quella famosa e vergognosa finale di coppa Italia, capendo la ragia che tira in città, ha smesso di portare avanti progetti ambiziosi dopo anni di tentativi e giochi a nascondino da parte politica e dei molti giornalisti uso boiari, per tattiche al fine di una unica strategia: quella di governare una squadra di pallone che non superasse certi limiti di egemonia finanziaria e calcistica, ma dipendesse dai capricci di Palazzo Vecchio e soci. Il risultato è, che i nostalgici tifosi si guardano su YouTube la bella di un tempo che fu, e ormai non più, senza aver capito perché.

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