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Non odiare…

Le tante sensibilità presenti all’interno del partito democratico dovrebbero consentire di trovare un’intesa politica con il movimento cinque stelle, tale da poter fare le liste insieme alle prossime politiche come si sta facendo per le regionali. Basterà scalare qualche opzione e i fischi rivolti all’onorevole Schlein dalla platea de il Fatto quotidiano, si trasformano in, seppur timidi, applausi. Da parte loro i cinque stelle hanno un solo punto politico programmatico di rilievo, quello di avere Conte nuovamente a Palazzo Chigi, cosa che, ora le consultazioni sono amministrative, si può volentieri concedere.

di Riccardo Bruno | 16 Settembre 2025

Le tante sensibilità presenti all’interno del partito democratico dovrebbero consentire di trovare un’intesa politica con il movimento cinque stelle, tale da poter fare le liste insieme alle prossime politiche come si sta facendo per le regionali. Basterà scalare qualche opzione e i fischi rivolti all’onorevole Schlein dalla platea de il Fatto quotidiano, si trasformano in, seppur timidi, applausi. Da parte loro i cinque stelle hanno un solo punto politico programmatico di rilievo, quello di avere Conte nuovamente a Palazzo Chigi, cosa che, ora le consultazioni sono amministrative, si può volentieri concedere.

Poi bisognerà pur contarli i voti nelle urne, perché il Pd prende il venti per cento, o il diciannove o il ventidue, bene o male che vada, qualunque cosa faccia. Mentre che il movimento cinque stelle sia davvero al 14 per cento in alleanza con il Pd è tutto un altro paio di maniche. I sondaggi indicano le preferenze al singolo partito non in coalizione. Infine c’è l’incognita Grillo. Oggi il Garante sembra sparito dalle scene. Magari alle elezioni politiche riappare con il dente avvelenato. Un dettaglio infine, che per riportare Conte a Palazzo Chigi le elezioni bisogna vincerle e senza i voti di Calenda, con solo quelli di Renzi, che Conte ancora bullizza, non è affatto detto che ci si riesca. Pensate a cosa potrebbe succedere se domani Calenda si schierasse dalla parte di Forza Italia.

Tutto questo dando sempre per scontato che la situazione politica internazionale non si aggravi. Nel caso gli scenari medio orientali, e soprattutto quelli dell’est europeo precipitassero, vai a sapere se non servirebbe un governo nuovo di zecca già in questa legislatura, se l’onorevole Meloni se la sentisse di affrontare una crisi ben più profonda con a fianco il senatore Salvini, piuttosto che cercare un ruolo per un Gentiloni.

Anche sotto questo profilo, la denunzia di un clima d’odio nel paese, può essere benissimo intesa come la solita manfrina del governo per fuggire ai problemi e alle sue responsabilità. Altrimenti, l’onorevole Meloni sta dicendo una cosa diversa, attenzione, bisogna deporre le armi che ci dividono per affrontare una battaglia comune, in nome, sigh, dell’interesse nazionale e alla faccia di un bipolarismo sempre più insignificante ed inconcludente.

Non è che Pd e Fratelli di Italia sono proprio lì che si combattono su tutti i fronti. Davanti alla scalata Mps di Mediobanca, il Pd non ha battuto ciglio. Vero che il ministro Giorgetti ha messo le mani avanti dicendo che il governo non ha il controllo di Mps. Altrettanto vero che quel controllo è stato quasi assicurato per decenni al partito che governava la Regione Toscana. Vedere la piccola media debole Mps balzare sulla scena nazionale con un formidabile successo, non dovrebbe dispiacere a chi ha sostenuto e guidato per tanto tempo quella banca. A conti fatti, se si trova un accordo sui soldi, diventa più difficile rispettarne uno opposto sulla presidenza del Consiglio e quel che si è visto, si è visto. Anche perché, tutto sommato, se ne sono viste di tutte.

Riccardo Bruno

(direttore responsabile “La Voce Repubblicana”)

Pubblicato in : EditorialeTag: Carlo Calenda, giorgia meloni, Giuseppe Conte, matteo renzi, matteo salvini, palazzo chigi, pd

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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