Quella del vertice fra Monti, Alfano, Bersani e Casini è una foto che un giorno starà nei libri di storia a testimoniare il momento più basso, ed insieme triste ed avvilente, della nostra storia repubblicana.

In effetti, a ben guardare, la sensazione che si ricava dalla due immagini e’ la stessa: una sorta di evocazione fantasmatica, accentuata dai colori falsati, dai lineamenti non scolpiti nitidamente, dalle pose innaturali dei soggetti, dalla cornice tristemente fané che li avvolge e che pare emanare un vago sentore di muffa, quel misto di polvere e tristezza che impregna le stanze rimaste chiuse troppo a lungo.
La pretesa modernità del gesto – postare la foto in tempo reale su un Social network – non fa che accentuare la vetusta arcaicità del rito appena consumato, il paradosso che questa foto infine riassume: il passato che resiste e persiste, il più puro consociativismo italico che celebra se stesso e la propria pervicace resistenza, la propria ottusa volontà di sopravvivere a tutto e nonostante tutto.
Non riusciamo a cogliere in questa istantanea alcun senso di speranza o quantomeno di promessa di un futuro migliore, e ci spiace per gli esegeti dal birignao facile che l’hanno eletta ad icona della post-modernità perché qui di reale, maledettamente reale, c’e’ solo la reiterazione dell’inganno, della tregua armata in atto nella nostra democrazia, supposta parlamentare, di fatto presidenziale, dove i partiti si sono fatti da parte solo per salvare se stessi in attesa di tempi migliori.
Eccoli qui, gli eredi alla lettura del testamento di fronte al notaio Monti: il fattore Casini, che pare un Mastro Don Gesualdo leggermente ripulito e dietro al sorriso pacioso nasconde l’avidità calcolata; il nato vecchio Alfano, corrucciato come il figlio primogenito che sa di avere dei diritti ma teme di dover vendere la primogenitura per continuare a campare; il figlio ossequioso Bersani, col sorriso rassegnato di chi sa che il suo destino e’ di arrivare sempre a ruota degli altri e di doverne pure essere grato, di quella gratitudine pelosa che consuma dentro e brucia più di un’ulcera cronica.
Questa e’ la foto, questo e’ oggi il nostro paese – sta tutto in quella luce sfuocata, in quegli arredi lussuosi ma un po’ lisi che parlano di un grande passato dietro le spalle, in quelle facce eterne che ipotecano un futuro che non può nascere, non così, non in queste condizioni, non con questi personaggi.
Tra la politica imbalsamata sulle poltrone, e Monti in piedi a sottolineare il suo presunto distacco: questi siamo noi, che guardiamo dal buco della serratura di un Social network i padroni delle nostre vite che ci irridono, sembrano dirci “noi siamo qui a garantirci la sopravvivenza, e voi come sempre siete dall’altra parte, condannati al silenzio ed all’impotenza”.
No, non c’e’ nulla di cui rallegrarsi in questa foto che e’ in realtà un dagherrotipo scattato con imperdonabile ritardo nell’era del digitale; non si annuncia nessuno sviluppo, non si intravede alcuna crescita, non si intuisce alcuna evoluzione. Si percepisce solo un patto, chiaro e netto, fra gli eredi della Prima e della Seconda Repubblica tenuti insieme dal curatore fallimentare che un po’ li blandisce, un po’ li bastona, ma di fatto li riconosce perché come loro e’ figlio della stessa cultura e della stessa vecchia abitudine che ci ha dannati.
Dunque non vediamo nessun motivo di conforto uscire dal salottino di Nonna Speranza, “le buone cose di pessimo gusto”, come scrisse argutamente Gozzano, fanno rinascere nel 1850, riportano molto indietro nel tempo, ma non fanno compiere un solo passo avanti in direzione del futuro.
Se la stabilita’ istituzionale ed economica dipende solo dal mantenimento dello status quo, sicuramente abbiamo centrato l’obbiettivo – come e quanto e’ troppo presto per dirlo – ma se lo sviluppo di un paese dipende dalla capacita’ di rinnovarsi e di puntare su una fertile progettualità, allora siamo molto lontani da una meta che rischiamo di non vedere mai.
E la foto consegnata alla posterità, un giorno starà nei libri di storia a testimoniare il momento più basso, ed insieme triste ed avvilente, della nostra storia repubblicana, quello della pessima politica che perpetuando se stessa ha rubato il nostro futuro. Nell’anno di disgrazia 2012.

insopportabile il loro sorriso ebete, compiaciuto, di circostanza, offerto in foto e nelle comparsate televisive.
una qualche differenza con Yalta, se non si guardano gli studentelli di seconda fila..
e su tutti aleggia un gran cattivo odore di inciucio che, uscendo da quella stanza toglie il respiro a tanti italiani. I QUATTRO DELL’AVE MARIA volevano essere un po’ gattopardeschi, riescono solo ad essere maledettamente squallidi, mentre agli italiani sono state tolte anche le lacrime.
e su tutti un gran cattivo odore di inciucio che, uscendo da quella stanza toglie il respiro a tanti italiani. I QUATTRO DELL’AVE MARIA volevano essere un po’ gattopardeschi, riescono solo ad essere maledettamente squallidi, mentre agli italiani sono state tolte anche le lacrime.
Grande Paolo, la tua analisi della foto e’ migliore della mia. Chapeau:))
La grande ammucchiata, Chiara, da notare la posa di Monti che pare un avvoltoio in giacca e cravatta, le carcasse sulle quali aleggia sono gli italiani, spennati e spossati. Casini, in odore di santità, non si capisce se ambisca a diventare Presidente della Repubblica, o Papa, tanto é quasi uguale, una volta piacente, ora bello frollato, pare pronto anche lui a spiccar il volo! Alfano, Alf per gli amici, il primo della classe, fa pendant con gli altri, pure lui messo la senza il voto di nessuno, ma, a dire il vero, forse il piu’ bello, un bell’uomo che farebbe furore nella comunità gay, chissà se anche per lui é vero il detto “chi disprezza, compra”, con quegli occhioni siculi tra il cane redarguito e il bove maremmano, insomma, un Medvedev calvo!
Bersani, poverino, scompare sul fondo in un alone di luce, fuso nella tappezzeria, con quell’aria tra Geppetto e la strega di Biancaneve (quella brutta), e da notare sulla destra la pendola dorata, che blocca l’immagine in un tempo immutabile, eterno!
Non v’é speranza Chiara, non ci resta che ridere!
Paolo e se Medvedev fosse Bersani, chi è Putin?
Marco, mi sai che hai letto troppo in fretta, Medvedev lo paragonavo a Alfano senza capelli, Bersani alla strega cattiva, e Putin é meglio lasciarlo lontano dove si trova, ci manca pure lui! Semmai ricorda un po’ Berlusconi.