Non sarà il taglio dei parlamentari a risolvere i problemi economici italiani. E nemmeno potrà migliorare il funzionamento della nostra democrazia. Ed è francamente deprimente che la possibilità di dare vita o meno ad un governo sia legato così fortemente ad una misura, per giunta una legge costituzionale, dal sapore esclusivamente demagogico.
Dunque, si combatta pure questa battaglia, per la quale già si intravedono eserciti con armature di latta già dispiegati in campo aperto. Ma si sappia che è una battaglia che non merita spargimenti di sangue. Per nessuno dei due eserciti contrapposti.
Il risparmio che si avrà o avrebbe con il taglio dei parlamentari non solo è irrilevante, ma si potrebbe facilmente avere abbassando gli emolumenti che non sono propriamente da fame. Lo avevano promesso i 5Stelle, ma non lo hanno fatto. E dire che non ci sarebbe bisogno, in questo caso, di una legge costituzionale, dal tortuoso e incerto percorso.
Ma anche l’argomento che viene opposto dai contrari al taglio non è fortissimo. Il richiamo alle ragioni della rappresentanza e del rapporto stretto tra eletti e territori sono certamente un valore. Ma da tempo, ormai, le Regioni hanno dilatato le loro competenze e “minacciano” di ottenerne ancora di più con l’autonomia differenziata. Tutto ciò ha di gran lunga diminuito l’importanza della disputa sul numero più o meno alto di deputati e senatori.
Il vero problema non è quanti debbano essere i parlamentari, ma come si scelgono, cioè eleggono. Varie modifiche elettorali succedutesi negli ultimi 25 anni (“mattarellum”, porcellum”, “rosatellum”) hanno sempre più espropriato i cittadini del potere di eleggere i propri rappresentanti al Parlamento. I vertici dei partiti, privi di chiare regole di democrazia interna, formano le liste, ma il voto dei cittadini serve solo a determinare quanti parlamentari spettano ad ogni partito. I cittadini non possono decidere chi dovrà rappresentarli. E’ evidente che, essendo stato reciso il legame tra eletti e cittadini, deputati e senatori, se non altro per gratitudine verso i vertici del loro partito, hanno perso gran parte della loro autonomia. E le aule parlamentari, popolate di devoti alle oligarchie, svolgono in maniera quanto meno depotenziata la loro funzione di controllo.
Nel momento in cui la formazione del governo appare condizionata dalla questione del taglio dei parlamentari, voluto per demagogia dai 5Stelle, il PD ha l’occasione di pretendere il ripristino di un minimo di regole irrinunciabili per restituire forza alla democrazia parlamentare. Il che potrebbe avvenire con una nuova legge elettorale che ripristini una autentica sovranità popolare. In modo che la nobile funzione della rappresentanza sia svolta da donne e uomini realmente scelti dai cittadini.
Nicola Cariglia

Stimatissimo direttore, per una volta mi trovo in perfetta sintonia col suo articolo, in cui, malgrado altre opinioni, non ha tralasciato nulla… Politicamente potrei definirmi un Suo avversario, ma è doveroso da parte mia renderLe onore per l’onestà intellettuale e per aver saputo centrare eccellentemente il problema, anche se a mio (modestissimo) avviso non è l’unico e non è la (unica) fonte dei problemi che affliggono il Paese ed il suo popolo, confuso e frastornato da un certo tipo di informazione spesso parziale o tronca, che, è bene precisarlo, è molto più nociva e deviante della menzogna stessa…
Con rispetto e cordialità
Caro Direttore, siamo in piena sintonia, il numero ha una importanza davvero poco significante, mentre è il metodo e la rappresentanza la vera questione. La “ preferenza “ abiurata perché portatrice del malaffare, credo che sia cambiato poco da allora, era e rimane l’unica vera autonomia dell’elettore nella scelta del partito e dell’eletto, il quale ha sia un dovere morale che politico di rispondenza ai suoi elettori, tant’è che la costituzione prevede l’autonomia dell’eletto. Nella famigerata prima repubblica, i passaggi da un partito ad un altro furono pochi, tranne in occasioni di scissioni per lo più nel mondo socialista e qualche spurio caso singolo, nella nuova repubblica si sono fatti diversi governi con i transfughi. Non si vota più un deputato dal 1994 ma solo le liste, dove specialmente all’inizio si davano i collegi in base ai sondaggi e vedemmo eletti a Bari provenienti da Milano è così via cantando.
Ritengo un dovere morale perseguire queste tue idee.
Fraternamente.
Claudio Maria Ricozzi
Capisco Direttore che il problema di questo momento sia per Lei riflettere sulla legge elettorale, lo può anche fare senza le solite pennellate di critica gratuita contro chi sta, a mio parere, cercando di guidare il Paese tra mille difficoltà.. Se le nostre riflessioni acute, raccontano che serve ridare potere decisionale ai cittadini, mi associo volentieri aggiungendo che è anche ora di sconfiggere la fame nel mondo!
Santa Pace, cordialmente
Ecco finalmente espressa con chiare parole la realtà della democrazia italiana. Grazie. Se non le dispiace userò queste parole nel piccolissimo ambiente in cui esprimo le mie opinioni di cittadino. Ma mi sembra che bisognerebbe fare qualche passo in più. Dire che se “i cittadini non possono decidere chi dovrà rappresentarli” allora non siamo in una democrazia, neppure il quella stitica democrazia, solo ed esclusivamente delegata e quindi zoppa, che la nostra costituzione (per niente bella, se non forse dal punto di vista estetico, ma solo per chi ama la retorica) ha avuto gran cura di mettere a punto per esautorare ogni cittadino di ogni seppur piccola componente di democrazia diretta.
Direttore…. con animo benevolo cerco sempre di scorgere un tratto di modernità nei suoi scritti.. Ma Lei insiste a tirarmi nell’agone causa la mia personalissima opinione che, guarda caso , diverge sempre profondamente. Il concetto di “uso della Demagogia” è quanto meno irritante perché sottende un agire in malafede da parte di chi sostiene controvento e contro tutti che l’onestà si a ancora un valore da difendere ed imporre. Quanto alla riduzione dei parlamentari, la Sua critica appare come voler essere a tutti i costi il Bastian Contrario. Chi non condividerebbe la riduzione di un esercito di politicanti quando gli Stati Uniti (avrà letto sì, qualcosa di Tocqueville e Montesquieu) si accontentano di molti meno. Guardi un po’, io invece sarei per pochi e pagati bene, ma signori che devono onorare il ruolo e legittimare il lauto compenso..
Credo che, nonostante i “contrari comunque”, gli organi di stampa al soldo dei soliti poteri, gli opportunisti golosi dei pieni poteri, nonostante i vecchi giochini della politica messi in atto ora, ma non tanto convinti, dai dirigenti del PD, il M5S abbia il diritto di cercare una stabilità per realizzare il proprio programma di governo. Caro Direttore, e concludo, se vede tanto disastro, se nessuno mai raccoglie la Sua stima dimostrandosi ai Suoi occhi di una disarmante incapacità, mentre scrivo il Presidente Mattarella è ancora in tempo a raccogliere la Sua ardita candidatura.
Sempre cordialmente
Caro Marco,
Perché non si firma per intero? Altri potrebbero pensare che mi scrivo da solo le lettere. Ma, a parte questo, perché si ferma al dito e non si cura della luna? É vero o no che il risparmio si potrebbe ottenere riducendo gli emolumenti? Ha letto o no che ho scritto che il numero alto dei parlamentari non è più importante da quando le Regioni hanno ottenuto notevoli poteri? Ho scritto o no che non è il caso di spargere sangue nella battaglia per il numero dei parlamentari , da una parte o dall’altra e che sarebbe preferibile concentrarsi sulla legge elettorale? Ecco, su questo che é il tema dell’articolo, lei non spende una parola? Facciamo che le metto a disposizione uno spazio dove lei tratta temi a piacimento, senza alcuna censura. Le risparmio la finzione di volere intavolare una discussione e polemiche prive di fondamento.
Come direbbe un suo ex alleato, bacioni.
Caro Direttore, mi scuso per non aver rivelato la mia identità, a Lei ben nota vista la mole di scambi epistolari sempre reciprocamente rispettosi e cordiali.. Non torni al gioco delle tre carte, la parola DEMAGOGIA , cara ai tempi dorotei, non è più sinonimo di virtù, PER PIACERE!
Quindi , se vuole un confronto leale sui contenuti, non distragga il lettore con dita e satelliti ma resti alla sostanza dei fatti, peccherebbe sì di demagogia, parbleau!!
Cordialmente in arme, Marco Bonavia
Caro Bonavia,
altrettanto cordialmente ma disarmatissimo: fare si che siano i cittadini a scegliere i parlamentari per lei è demagogia? E perchè continua a non volere affrontare il tema dell’articolo, cioè la legge elettorale? Se, come dice lei, io gioco con tre carte, a lei non basta il mazzo intero. Da canasta…
Si ma se sono un po’ di meno …è meglio…rubano un po’ meno. Su cento parlamentari analizzando singolarmente pregi e difetti circa l’80 % meriterebbero la ghigliottina . Se analizziamo i burocrati, funzionari e …giudici la ghigliottina sarebbe necessaria per il 92 % !
Teoria bizzarra. A parte il luogo comune insopportabile del “tutti rubano”.
Condivido in toto il il tuo commento, Direttore.