Chiudono un ponte per rischio crollo. Decisione impeccabile, direi augurabile e necessaria. Prima che travi e piloni crollino su automobilisti o pedoni di passaggio. E’ già capitato, anche di recente. Chiudono il ponte e non sanno quando lo riapriranno perché non ci sono i soldi per rifare i piloni. Ogni pilone da rifare costa , si calcola, 150 mila euro. Accade tra Colorno e Casalmaggiore, ponte strategico sul Po che collega Parma a Cremona.
Da quasi un mese migliaia, decine di migliaia di uomini, donne, ragazzi, ragazze, rappresentanti, viaggiatori, studenti e pendolari vari per andare a scuola, al lavoro, a trovare la nonna, la fidanzata per andare a fare la spesa devono fare decine di chilometri e lunghe peripezie stradali.
Brutta storia, strana realtà. Ci hanno insegnato che tra i diritti fondamentali c’è quello alla mobilità. Pensavamo che con tutte le diavolerie ultramoderne, dalle tecnologie cosiddette avveniristiche, alle scoperte di nuovi materiali in fatto di resistenza e leggerezza, avessimo in qualche modo risolto il nodo di ponti e viadotti, di piloni e campate. E invece all’alba dello scadere del primo Ventennio del nuovo Millennio scopriamo che i ponti sono un nostro punto debole, scopriamo che cadono al passare di un tir, che si spezzano come un grissino. O che crollano. E’ accaduto in Lombardia, è accaduto nelle Marche.
Qui tra Colorno e Casalmaggiore l’hanno fortunatamente chiuso totalmente prima che potesse accadere qualcosa di brutto ed irreparabile. Ma il dramma è che irreparabile sembra essere il ponte perché non ci sono, vogliamo metterla al condizionale per speranza, non ci sarebbero i soldi.
Domanda della nonna: ma dove sono finiti i soldi che dovrebbero servire alla viabilità, agli interventi ordinari e straordinari sulla viabilità, a tenere i ponti in equilibrio e si spera sui piloni, dove sono finiti i fondi per la manutenzione e il rifacimento dei manti stradali? Domande legittime, risposte auspicabili. Il ponte è chiuso dal 7 settembre e ogni giorno i tecnici scoprono che le travi hanno danni maggiori di quelli pensati e visti in un primo momento. Già le analisi sono tutte a carico della provincia di Parma visto che quella di Cremona non ha approvato il bilancio e quindi non può stanziare. Bella gatta da pelare. Intanto il ponte è chiuso e i paesi attorno sono invasi dai Tir, una bella prospettiva autunnale in materia di sicurezza e sostenibilità ambientale.
Ma l’allarme, dicono alcuni tecnici, si allarga a molti altri ponti sul Po che collegano Emilia e Lombardia perché sarebbero vecchi e verso la malora, una parola – quest’ultima- che ci conforta. Ironia, eh. Verrebbe da dire che un ponte sul Po non è questione che riguardi due paeselli sulle sponde del Grande Fiume guareschiano, ma un problema di viabilità nazionale, una questione che riguarda non solo due province o due Regioni ma lo Stato in quanto Stato. Ebbene sì lo Stato è fatto anche di ponti, da costruire e da conservare.
Possiamo immaginare grandi avveniristici ponti ma dobbiamo metterci in testa, in zucca direbbe Guareschi, che sarebbe bello controllare e conservare al massimo della sicurezza e praticabilità i ponti che ci sono, molti di quei ponti costruiti nel secolo scorso che in molti casi hanno sostituito i ponti in barche.
Bisogna mettersi in testa che ci sono delle priorità e delle ineluttabilità: tra queste sicuramente c’è la viabilità. Per spostarsi di persona non basta un wifi.
Fabrizio Binacchi

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