400 miliardi sono tanti. Ma siamo sicuri che questa maxi garanzia funzionerà alla prova burocratica? I miliardi “veri” sono meno di una decina e un moltiplicatore 20 è tutto da verificare. A parte i mini prestiti di 25 mila euro, le condizionalità nascoste in ben 87 articoli del decreto rallenteranno sicuramente il passaggio bancario, da cui tutto dipende, perché i soldi sono delle banche.
Con una parte della classe politica che si scandalizza perché i prestiti debbono essere restituiti (!), le preoccupazioni sono giustificate.
E soprattutto un conto sono i paracadute e un conto sono le azioni propulsive. Un conto evitare di sfracellarsi e un conto rialzarsi.
La strada principale resta la naturale forza del mercato, cioè il ritorno di un elastico tra domanda e offerta che faccia da molla per il rimbalzo indispensabile. Le decisioni pubbliche sono determinanti. Da Roosevelt a Einaudi non mancano esempi virtuosi.
L’altro pilastro è rappresentato dagli investimenti: circa 100 miliardi veri sono già stanziati, da spendere subito, dando lavoro e facendo girare l’economia reale dei consumi, dei salari, della vitalità di famiglie e imprese.
Dobbiamo metterli in circuito senza formalismi e rinvii, accantonando le litanie sui controlli, sui rischi ambientali, sulle resistenze localistiche. Basta dar colpa alla burocrazia anziché alla melassa ipocrita della politica, che ha costruito per anni sistemi per dare a qualcuno l’alibi del non fare, pur di allontanare da sé l’onere del fare. Si pensi al codice degli appalti, capolavoro bizantino da cancellare il giorno dopo il suo varo e poi invece rinnovato mettendo in campo qualcosa di ancor più complicato. Oggi da abrogare, sospendere, limitare. Si scandalizzino pure le anime belle.
Non è più tempo di tergiversare, e il metodo per intervenire è sotto gli occhi di tutti.
Si chiama metodo-Morandi, l’unico cantiere importante oggi aperto in Italia, che presto ci darà la sola bella notizia di questo disgraziato 2020: la riapertura del viadotto crollato due anni fa. Se non si fosse affidato tutto ad un Commissario vicino al territorio, saremmo ancora qui a trastullarci nella scelta tra il progetto di Renzo Piano e quello di qualche formalista capace di farsi ascoltare al Tar.
Metodo Morandi significa il coraggio di prendersi le responsabilità, e fare in fretta e bene, con i decisori giusti, le imprese giuste, le maestranze giuste. Poi l’infiltrazione mafiosa magari c’è (è accaduto anche a Genova), ma basta reprimere con la stessa velocità, perché è la lentezza (e i decreti da 87 articoli) facilitano la corruzione.
Il metodo Morandi sarà anche un’eccezione, si tornerà ai bei tempi dei triplici controlli. Vorrà dire che potremo permettercelo. Oggi, no.
E’ mai possibile che per approvare qualche km di autostrada non bastino 20 anni? E quand’anche si arrivi ad un progetto e a metterlo a gara, si debba poi ricominciare tutto da capo? Per piccole opere di interesse regionale, perché – una volta esaminati per anni tutti i dettagli – si deve passare alla fine per Roma, Ministero dell’Ambiente, per rivedere tutto, con la certezza che occorre almeno un altro paio di anni di verifiche? Parliamo di centinaia di milioni pronti da spendere che ricadrebbero tutti su un territorio. Quante pizzerie, quanti negozi, quanti studi professionali sarebbero coinvolti dalla macchia d’olio del lavoro vero? Per salvarli dalla strage, devono avere clienti!
Il fatto è che l’Italia procede a strati, che si sovrappongono gli uni agli altri. Un arresto per tangenti provoca quasi mai una condanna, ma due pagine di decreto in più, una circolare più stringente, un brivido di inerzia nel funzionario competente. Cambiamo metodo, o si muore.
Beppe Facchetti

Gentilissimo, la ricetta è pienamente condivisibile Lei stesso ne conosce anche la vana speranza che divenga di uso comune. Non so perché si sia arrivati ad un sistema burocratico di tale portata – forse stupidamente voluto, forse costruito con scarsa professionalità seppur in buona fede, NON LO SO! Nel mio piccolo, funzionario di Stazione Unica Appaltante, devo tollerare non solo l’applicazione di un mostruoso codice, ma sono testimone di aggiudicazioni a ditte che vincono “col tiro a dadi”: nessuna valutazione possibile della qualità del loro operare, nessuna garanzia che i lavori saranno a regola d’arte, se non dopo che gli anni certificheranno quanto sperato o, nella peggiore delle ipotesi, quanto temuto. I nostri bandi di gara contano ben 72 pagine più un disciplinare di gara, un modello di domanda, un altro documento -DGUE-in cui riscrivere chi sei cosa fai e quali certificazioni possiedi, un disciplinare telematico nel quale è spiegato come iscriversi e pubblicare la propria doc. amministrativa sulla piattaforma telematica (della mia regione, si badi bene), un modello di offerta ed un elenco di documenti da produrre TUTTE LE VOLTE CHE SI PARTECIPA AD UN BANDO.
Quando poi non ci si mette qualche soggetto creato apposta per “l’emergenza” sisma a complicare l’istruttoria, dubitando a priori della tua buonafede!
Lascerò a breve questo mondo invivibile e sconfitto dalla malafede preventiva, per sopraggiunta quota cento, non sono felice di quello che racconto , lo sono per mettere fine ad un uso sgradevole del mio tempo, delle mie energie, della mia responsabile collaborazione.
Cordialmente Marco