
Un primo attacco e piovono bombe sull’Ospedale Nasser, poi un altro attacco sui soccorsi e sui giornalisti: muoiono 20 persone tra cui 5 reporter, di cui due della Reuters, la più grande agenzia di stampa del mondo, uno di Al Jazeera e gli altri di altre testate del mondo arabo.
Netanyahu prima cerca di scaricare la colpa su Hamas e poi si dice “rammaricato”, cioè dispiaciuto per il “tragico incidente”.
Il dolore del criminale israeliano dovrebbe essere davvero grande giacché dall’inizio della guerra l’esercito di Israele distrattamente ha ammazzato circa 250 giornalisti.
Un record di morti derivante da un record di errori che sarebbero stati compiuti da uno degli eserciti meglio attrezzati nel mondo quanto a tecnologie di precisione per uccidere i nemici.
È chiaro: Netanyahu e il suo governo fascista intenzionalmente continuano a terrorizzare e uccidere palestinesi innocenti e non vogliono testimoni del genocidio che stanno compiendo.
L’Europa ha un Accordo di associazione con Israele (2000) che prevede, all’articolo 2, il rispetto dei diritti umani come condizione essenziale.
Inoltre, il Trattato dell’Unione Europea stabilisce che la politica estera comune debba rispettare il diritto internazionale e i diritti umani universali.
Josep Borrel, già Alto Rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza e Vicepresidente della Commissione Europea (2019–2024), dice che servirebbe un’azione legale per spingere la Ue a muoversi di fronte al “massacro” a Gaza: “qualcuno dovrebbe agire legalmente per costringere le istituzioni europee a fare ciò che devono fare” di fronte al “massacro” a Gaza, dato che “non stanno facendo nulla” e che Israele sta “violando” i diritti umani.
È una presa di posizione interessante perché Borrell lascia intendere che l’inerzia dell’Unione Europea di fronte alla guerra a Gaza potrebbe essere scossa solo se un soggetto – Stati, parlamentari, ONG o anche un gruppo di cittadini – facesse ricorso agli strumenti giuridici disponibili nei trattati europei.
In sintesi: un’azione legale, un ricorso alla Corte di giustizia dell’Unione europea, potrebbe vincolare le istituzioni europee a non restare passive e ad applicare i propri trattati e le regole che essa stessa si è data.
La Corte, se accogliesse il ricorso, potrebbe obbligare le istituzioni europe a prendere decisioni concrete (sanzioni economiche, annullamento di accordi di collaborazione, divieto di vendita di armi e misure restrittive contro Israele).
Noi non sappiamo come questo sia possibile ma vorremmo che i nostri rappresentanti al parlamento europeo ci dessero una risposta e che il problema venisse affrontato anche da coloro che a vario titolo sono impegnati in prima linea nella lotta per denunciare i massacri israeliani
Il Parlamento europeo vota le sanzioni alla Russia del criminale Putin e al contempo lascia intatti gli accordi di collaborazione con Israele del criminale Netanyahu.
Come è possibile tanta incoerenza e questo doppio standard?
Sempre Borrel ha avvertito che se l’Europa non prenderà misure concrete contro Israele, il “discredito” continuerà a crescere agli occhi del resto del mondo e la renderà incapace di attuare qualsiasi politica di difesa dei diritti umani.
Vogliamo sperare che davvero stavolta qualcuno si muova affinché non resti impunita l’ennesima violazione dei diritti umani da parte dello Stato di Israele.
Inutile è ormai rivolgersi al governo italiano: Meloni fa solo chiacchiere ed è politicamente organica alla destra estrema di Trump e di Netanyahu contro cui non è in grado di muovere neppure una critica, una condanna adeguata all’orrore che è in corso da tempo e non accenna a diminuire.
Si può solo dire vergogna.
Enrico Rossi

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