Noi immersi in una realtà ricchissima ma poco sfruttata. Tanto da impoverirsi vieppiù a causa di burocrazia e paura della corruzione. Loro camminano su ricchezze inestimabili inerti e inattive. Giacimenti e miniere che se sfruttati nel giusto modo potrebbero dare da mangiare al mondo intero. Se messe in circolazione. Una sorta di neocolonialismo non profittatore rivisto e corretto teso al benessere di tutti, in reciprocità. Noi con la conoscenza, la tecnica le nuove tecnologie. Loro con il lavoro manuale all’inizio e, nonchè per intuizione l’intelligenza e giusta formazione. Certo non con intenti discriminatori ma con la consapevolezza delle innegabili difformità culturali.
Un’idea assurda? Forse di difficile attuazione. Ho enorme fiducia nel genere umano, per aver visto quello che l’uomo ha fatto in passato, a cominciare dalle piramidi o costruzioni simili mesoamericane che per altro si ritrovano agli antipodi. Esiste una memora storica, Mnemosyne, che attanaglia culture diverse in tempi diversi senza saperlo. L’uomo dunque, è unito da un filo conduttore che potrebbe essere la salvezza dell’umanità se teso al bene. Dove il bene non è solo un sentimento e una categoria etica ma anche qualcosa di materiale oltre che morale.
Un do ut des in cui ciascun popolo ci mette del suo. Di quello che sa pensare e fare. Di pensiero e azione. Reciprocamente.
Sì, certo, c’è chi obietterà che è utopia, ma se non si confidasse nell’utopia, se l’Uomo non l’avesse inseguita e perseguita, se non ci avesse creduto, non si sarebbe arrivati alla civiltà. Una cività che quando diventa stantia va buttata o, in alternativa positiva, restaurata rigenerata e recuperata. Pare che oggi si sia arrivati esattamente a questo. E bisogna scegliere. Il tempo viaggia veloce più di sempre. Almeno nell’apparenza e nella percezione. Insieme all’informazione in tempo reale, alla possibilità di macinare kilometri nello espace d’un matin.
Arrivando al dunque, una delle possibilità è la terza via, l’incontro fra culture che non sia improntata all’homo homini lupus ma all’unione che fa la forza. Alla sinergia di forze in attività simultanea.
Fin quando non si addiverrà a prenderne coscienza l’orlo dell’orrido sarà sempre più vicino, finchè non ci inghiottirà. Tutti e di tutti i colori.
Carla Ceretelli

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