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Noi ricchi di arte cultura paesaggio natura. Loro di roba e materie prime

Esiste una memora storica, Mnemosyne, che attanaglia culture diverse in tempi diversi senza saperlo. L’uomo dunque, è unito da un filo conduttore che potrebbe essere la salvezza dell’umanità se teso al bene.

di Carla Ceretelli | 26 Novembre 2018

Noi immersi in una realtà ricchissima ma poco sfruttata. Tanto da impoverirsi vieppiù a causa di burocrazia e paura della corruzione. Loro camminano su ricchezze inestimabili inerti e inattive. Giacimenti  e miniere che se sfruttati nel giusto modo potrebbero dare da mangiare al mondo intero.   Se messe in circolazione. Una sorta di neocolonialismo non profittatore  rivisto e corretto teso al  benessere  di tutti, in reciprocità. Noi con la conoscenza, la tecnica le nuove tecnologie. Loro con il lavoro manuale  all’inizio e, nonchè  per intuizione   l’intelligenza e giusta formazione.  Certo non con  intenti discriminatori ma con la consapevolezza delle innegabili  difformità culturali.

Un’idea assurda? Forse di difficile attuazione. Ho  enorme fiducia nel genere umano, per aver visto  quello che l’uomo ha fatto in passato, a cominciare dalle piramidi  o costruzioni simili mesoamericane  che per altro si ritrovano agli antipodi. Esiste una memora storica, Mnemosyne, che attanaglia culture diverse in tempi diversi senza saperlo. L’uomo dunque,  è unito da un filo conduttore che potrebbe essere la salvezza dell’umanità se teso al bene. Dove il bene non è  solo un sentimento e una categoria etica  ma anche  qualcosa di materiale oltre  che morale.

Un do ut des in cui ciascun popolo ci mette del suo. Di quello che sa pensare e fare. Di pensiero e azione. Reciprocamente.

Sì, certo, c’è chi obietterà che è utopia, ma se non si confidasse nell’utopia, se l’Uomo non l’avesse inseguita e perseguita, se non  ci avesse creduto, non si sarebbe arrivati alla civiltà.  Una cività che quando diventa stantia va buttata o, in alternativa positiva, restaurata  rigenerata e recuperata. Pare che oggi si sia arrivati esattamente a questo. E bisogna scegliere.  Il tempo viaggia veloce  più di sempre. Almeno nell’apparenza e nella percezione. Insieme all’informazione in tempo reale, alla possibilità di macinare kilometri nello espace d’un matin.

Arrivando al dunque, una delle possibilità è la terza via, l’incontro fra culture che non sia improntata all’homo homini lupus ma all’unione che fa la forza. Alla sinergia di forze in attività simultanea.

Fin quando non si addiverrà a prenderne coscienza l’orlo dell’orrido sarà sempre più vicino, finchè non ci inghiottirà. Tutti e di tutti i colori.

 

Carla Ceretelli

 

Pubblicato in : EditorialeTag: informazione, lavoro, mondo, mondo intero, natura, percezione, utopia

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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