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Noi, branco di apolidi

di Paolo Armaroli | 11 Gennaio 2016

Il 7 gennaio, festa del Tricolore, ho girato Firenze in lungo e in largo. E con mia grande sorpresa, eccezion fatta per gli edifici pubblici che vi sono tenuti per legge, non ho visto sventolare alle finestre e sui balconi delle abitazioni private nessuna bandiera. Non solo in periferia ma nemmeno in pieno centro. Neppure a Piazza della Signoria, dove non sono pochi gli edifici importanti. Il bello, anzi il brutto, è che le cose non sono andate meglio a Reggio Emilia, dove la nostra bella bandiera è stata esposta per la prima volta per l’appunto il 7 gennaio 1797, 219 anni fa, quando nacque la Repubblica Cispadana. Lì la cerimonia si è svolta alla presenza della presidente della Camera Laura Boldrini. Che s’è guardata bene di pronunciare la parola Patria e ha evocato invece il Paese. Il bel Paese, manco fosse una marca di formaggio. Ciò nondimeno, la festa è stata guastata dal disinteresse della gente per il nostro amato Tricolore.

Ora, un fatto del genere sarebbe inconcepibile non solo a Parigi, a Londra, a Madrid e in tutti gli altri Paesi dell’Unione europea, ma probabilmente perfino nel più sperduto paesello dei cinque Continenti. Invece da noi nessuno ci fa caso. A cominciare dai rappresentanti delle nostre istituzioni nazionali e locali, che avrebbero dovuto sensibilizzare i cittadini perché ricordassero al meglio l’avvenimento. La verità è che siamo un popolo dimentico del proprio passato, incerto del proprio futuro e immerso in un presente in bianco e nero che fa venire il magone per il menefreghismo della gente.

Aveva ragione Indro Montanelli. Più passa il tempo e più corriamo il rischio di diventare un branco di apolidi. Senza radici. Senza Patria. Che tristezza!

Pubblicato in : Editoriale, Tre palle un soldo (dell’immaginifico prof. Paolo Armaroli)Tag: anni, bianco e nero, cerimonia, firenze, futuro, la repubblica, madrid, parigi, presidente della camera, reggio emilia, repubblica

Info Paolo Armaroli

Già professore ordinario di Diritto pubblico comparato e docente di Diritto parlamentare nell’Università di Genova, è stato deputato al Parlamento dal 1996 al 2001 e ha pronunciato più di mille discorsi. Ha pubblicato tra l’altro libri sul presidente della Repubblica, sulla governabilità, sulla grazia a Sofri, un vero intrigo costituzionale, e sullo strano caso di Fini e il suo doppio. Negli ultimi quarant’anni ha scritto quattromila articoli sui più importanti giornali nazionali: Il Tempo, il Giornale, Corriere della Sera, Il Messaggero, La Nazione, Libero, La Voce, Il Secolo XIX. Collabora al “Corriere fiorentino”, supplemento quotidiano del Corriere della Sera.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Claudio Fogazza

    11 Gennaio 2016 alle 12:46

    il Tricolore non è amato – ogni regione ha il proprio simbolo e difende la propria cultura – sl nord occitani, padani e veneti – al centro toscani , adriatici e laziali a sud napolitano , siciliani e sardi

    Rispondi

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