Nodi del traffico: eterni e irrisolti. Sembra una maledizione. Tutti sanno che ci sono e in pochi casi vengono affrontati e risolti. Intanto il traffico aumenta a dismisura e lo smog invade aria e polmoni. Il nuovo ennesimo allarme è di queste ore per tutta la pianura Padana, ad esempio.
Firenze, una mattina qualsiasi, da viale Guidoni verso i viali di circonvallazione: un copione già visto, tutti in fila, tutti a scaricare particelle e combustioni varie. Quelli in motorino farebbero bene a indossare scafandri da isolamento nucleare e non solo le mascherine.
Mantova, un pomeriggio inoltrato con cielo padano nebbioso: da via Parma all’ingresso di piazzale Mondadori una coda continua di camion. E il semaforo combinato con il passaggio a livello di Porta Cerese che crea una coda da stadio. Patologia perenne.
Hanno fatto una specie di bretella a tangenziale sud di Mantova parallela alla vecchia gloriosa Spolverina ma quando si arriva in zona Valle dei Fiori non hanno pensato di fare un’altra bretella che colleghi questo traffico al casello dell’Autobrennero, Mantova Nord. Un gancio per Mantova Nord – a naso – non sarebbe stato male.
E invece no, costringono traffico pensate, semipesante e quasi leggero (ditemi voi se è mai concepibile una definizione di mezzi leggeri con quelle stazze?!, vabbeh) a percorrere la statale della Cisa, immettersi in una rotonda e poi imboccare la doppia curva che porta in città, dove appena superato il passaggio a livello si deve svoltare a destra per imboccare via Brennero e attraversare la zona industriale.
Un percorso di guerra lambendo quartieri che hanno sofferto molto per degrado della qualità dell’aria, da Te Brunetti a Valletta Valsecchi.
A Firenze – città simbolo soprattutto nel rapporto territorio, inclusione, turismo – le cose non vanno molto meglio. A dicembre sotto Natale hanno fatto 5 giorni di stop auto per le centraline in tilt da smog.
Nei giorni ordinari per entrare nel sistema urbano dagli ingressi di Guidoni, Scandicci o Ponte Europa bisogna confidare nell’allineamento favorevole di astri e destini. Il sistema tranviario degli ultimi anni ha dato una mano ma certo non ha risolto il grosso del problema perché noi italici alla macchina non resistiamo.
Il problema è che non solo stiamo in automobile ore e ore -attorno a Fortezza da Basso per esempio- e perdiamo pezzi di vita al volante a pensare come sarebbe bella la vita in campagna o al mare, ma c’è anche il dato sanitario che sta lì ad ammonirci giorno dopo giorno, ora dopo ora, settimana dopo settimana. Di smog al nord ci accorciamo la vita di 14 mesi. Fate voi.
Siamo sicuri che basti lo stop delle auto ogni tanto per migliorare respirazione e qualità della vita? Siamo sicuri che bastino tre parcheggi scambiatori -che pochi usano- per abbassare flusso veicoli e alzare il livello di aria pulita attorno e dentro le nostre città? Smog pechinese tutto italiano.
E se il traffico su gomma continua a crescere, perché non abbiamo fatto abbastanza di veramente rivoluzionario per il trasporto ferro e acqua in questi ultimi vent’anni, come la mettiamo con i corridoi di ingresso nelle nostre città e con le tangenziali che in alcuni casi sono sul balcone di casa?
Eterni e irrisolti nodi del traffico che diventano nodi strettissimi della nostra vita quotidiana. Nodi alla gola. E non basta più dire faremo, occorre dire stiamo progettando stiamo facendo. Strada facendo.
Fabrizio Binacchi
Con Voce di Mantova

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