
Il Comitato norvegese per il Premio Nobel ha deciso di assegnare il Premio Nobel per la Pace 2026 a Navanethem “Navi” Pillay, giurista sudafricana, per il suo impegno nella promozione della pace e del diritto internazionale.
Il nome del vincitore è stato annunciato presso l’Istituto Nobel di Oslo. Il riconoscimento intende ricordare come lo Stato di diritto, a livello nazionale e internazionale, rappresenti il fondamento del sistema creato per garantire la pace e risolvere i conflitti senza ricorrere alla violenza.
Secondo gli esperti Sisal, inizialmente erano favoriti al premio le Emergency Response Rooms del Sudan, reti di volontari che operano nell’assistenza alla popolazione durante il conflitto nel paese africano per l’emergenza Sudan, quotate in pole position al 5,00, davanti all’attivista ucraino per i diritti dell’infanzia Mykola Kuleba, a 7,50, e a Save the Children, data a 9,00. Tra le altre organizzazioni figuravano la Corte internazionale di giustizia (12), l’Unhcr (16) e il Comitato perla Protezione dei Giornalisti (20), impegnato nella difesa della libertà di stampa in tutto il mondo.
Sono state 287 le candidature di cui 208 persone e 79 organizzazioni. Haakon Gjerlow, direttore dell’Istituto di ricerca sulla pace di Oslo (Prio) ha dichiarato: “Credo che il mondo debba soprattutto ricordare quanto sia importante che collaboriamo”.
Inizialmente c’era anche chi pensava ad una possibile sorpresa del Nobel per la pace 2026 da assegnare alla Stazione Spaziale Internazionale che si trova a circa 400 chilometri dalla Terra poichè gli scommettitori la davano la proposta a 20 su Sisal.it. Una candidatura insolita solo in apparenza, poiché da oltre 25 anni la ISS rappresenta uno dei più longevi esempi di cooperazione scientifica internazionale, in questo momento con a bordo astronauti russi e americani e, anche negli anni segnati dalla guerra in Ucraina e dal deterioramento dei rapporti geopolitici, ha continuato a vedere lavorare insieme astronauti e cosmonauti di Paesi contrapposti sulla Terra. Il trionfo della Iss, inoltre, sarebbe avvenuto proprio durante la World Space Week, la settimana mondiale dello Spazio: una celebrazione internazionale della scienza e della tecnologia e il loro contributo al miglioramento della condizione umana.
Si dava possibile anche la vittoria del Vaticano: l’ipotesi di vedere il Premio assegnato a papa Leone XIV veniva quotato a 40.
Inoltre, molto lontani c’erano Julian Assange, dato a 100 e due figure agli antipodi: Donald Trump e Greta Thunberg, le cui chance di aggiudicarsi il riconoscimento risultavano ancor più ridotte al lumicino essendo entrambi offerti a 150. Ma, ancora più difficile, secondo gli esperti Sisal, sarebbe stato vedere il Nobel nelle mani di Elon Musk: un’opzione proposta infatti a 500.
Invece, come già detto, il premio Nobel per la Pace 2026 è stato assegnato a Navanethem Pillay, ex Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, che presiede la Commissione d’inchiesta internazionale dell’Onu che accusa Israele di genocidio nella Striscia di Gaza, per il suo impegno nella promozione della pace e del diritto internazionale.
La giurista sudafricana, di origini indiane tamil, è stata premiata per il suo impegno nella giustizia internazionale e nel perseguimento dei crimini di guerra, contro l’umanità e del genocidio.
Nata in Sudafrica nel 1941, Pillay è stata giudice del Tribunale penale internazionale per il Ruanda e della Corte penale internazionale, prima di guidare l’Alto commissariato Onu per i diritti umani dal 2008 al 2014. Il comitato ha affermato: “La pace richiede giustizia rendendo omaggio a una personalità che con coraggio e integrità eccezionali ha aperto la strada a un ordinamento giuridico globale più completo”. Secondo il Comitato, Pillay ha svolto un ruolo determinante nel garantire che i crimini di guerra, i crimini contro l’umanità e il genocidio siano perseguiti penalmente. Il problema finora è anche quello di applicare le pene assegnate.
La vicinanza a Mandela, che a sua volta vinse il Nobel per la Pace nel 1993, è stata molto citata durante il discorso di Jørgen Watne Frydnes, il presidente del Comitato per il Nobel. Inoltre, dal 2008 al 2014 Pillay è stata alta commissaria delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, a capo del principale ufficio che si occupa di promuovere e proteggere i diritti umani. Dal 2021 al 2025 è stata presidente della commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite sui Territori Palestinesi Occupati.
Negli ultimi anni il governo degli Stati Uniti si è scontrato più volte con la Corte, con cui ha sempre avuto un rapporto conflittuale (non ne riconosce la giurisdizione). È successo soprattutto dopo che nel 2024 la Corte emise un mandato d’arresto contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, stretto alleato degli Stati Uniti, e contro l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant per crimini contro l’umanità e crimini di guerra commessi a Gaza. A luglio del 2026 il segretario di Stato americano Marco Rubio ha invocato lo smantellamento della Corte e ad agosto ha imposto una serie di sanzioni contro i suoi giudici.
L’anno scorso il premio andò alla leader dell’opposizione venezuelana Maria Corina Machado, una scelta generalmente considerata gradita a Trump suscitando non poche perplessità. Machado arrivò persino a offrirgli la sua medaglia d’oro del Nobel, ritenendo che se la meritasse dopo la cattura del presidente Nicolas Maduro, sebbene non sia riuscita a ottenere in cambio il suo sostegno politico.
Il premio, assegnato quest’anno avrà una dotazione di 12 milioni di corone svedesi, un milione in più rispetto al 2025. La consegna avverrà domani 10 dicembre a Oslo, mentre gli altri Nobel saranno conferiti a Stoccolma. La settimana dei riconoscimenti si concluderà lunedì con l’annuncio del premio per le scienze economiche.
La proclamazione del premio quest’anno ha riservato anche un episodio curioso. Il Comitato norvegese per il Nobel non è ancora riuscito a mettersi in contatto con Navi Pillay per comunicarle il riconoscimento, come ha comunicato ai giornalisti durante la conferenza stampa ad Oslo, il Presidente del Comitato, Jorgen Watne Frydnes: “Purtroppo, per quanto ne so, non siamo riusciti a raggiungere Navi Pillay”.
Secondo un’analisi dell’Afp (Agenci France Press), le motivazioni alla base della scelta dei vincitori del Nobel per la Pace sono cambiate sostanzialmente dal 1901, passando dalla promozione della pace alla difesa dei diritti umani, una tendenza che ha preso piede durante la Guerra Fredda.
Quest’anno, va anche sottolineato, nell’assegnazione del Nobel per la Pace, la determinazione a premiare la ricerca del dialogo per risolvere qualsiasi controversia internazionale senza ricorrere all’uso della violenza e delle guerre.
Insomma, la volontà primaria e lo spirito espressi nell’assegnazione del Premio Nobel per la Pace sono rivolti alla difesa ed al rispetto dei diritti umani. Ne viene fuori una importante indicazione per un percorso che dovrebbe essere seguito e attuato in tutti i Paesi del mondo.
Salvatore Rondello

Lascia un commento