Mattia in grossa difficoltà per banalità incombente.
Del resto, chi troppo in alto sale cade sovente precipitevolissimevolmente.
Schizofrenia dialettica ma purtroppo anche pragmatica. Ossimori a gogo.
Perché quando si scende in piazza si fa, prevalentemente e abitualmente, contro il governo non contro l’opposizione. Questa è la novità. Si ha l’impressione che man mano che passano nei vari talk, più o meno interessanti, si stiano dando la zappa sui piedi.
Mattia e Matteo, in difficoltà evidente, si arrampicano sugli specchi.
L’uno perché si è ritrovato, suo malgrado forse, ( ma certamente non malgrado qualcuno che lo sostiene, come un magno convitato di pietra), a dover rispondere a domande semplici ma pressanti di un’arpia, quando ci si mette, caratterizzata da sadismo incalzante. E non sempre in modo esaustivo ma piuttosto vagolante.
L’altro perché si ritrova coinvolto in un marasma di notizie, più o meno false, di case da un milione e 400 euro a fronte di conti bancari ammontanti a 15000 euro, come se non ne potesse avere altri. Insieme a richieste di prestiti rivolte non in banca, come i comuni mortali, ma a fraterni amici. Che ci può anche stare. E lui, a raccontarci in contemporanea che , giustamente, guadagna parecchio con il suo ruolo istituzionale e come narratore/menestrello in giro per il mondo. Un giovane senza dubbio intelligente e scaltro che ogni tanto scivola su una buccia di banana. Un giovane che ha avuto quello che i ragazzi di oggi non possono sognare nemmeno dopo grandi fumate e sniffate che purtroppo li accompagnano troppo spesso. Nella loro esistenza che si presenta sempre più scialba e con futuro nebuloso.
Naturalmente con le dovute eccezioni. Perchè le eccellenze italiane esistono ancora, per fortuna. Peccato che spesso scelgano una via di fuga verso lidi aperti e auspicanti vita migliore. Proprio come gli immigrati, illusi, che la cercano da noi.
L’uno, Mattia, è stato lanciato come una meteora non si sa da chi e come, e si è ritrovato, senza nulla fare, al centro di un’attenzione che meraviglia anche sé medesimo, che distoglie da problemi incalzanti di sopravvivenza dei suoi coetanei. Ma anche delle altre generazioni. Ora, i giovani, approssimativamente ogni decina d’anni, ma anche più spesso, scendono in piazza e urlano tutta la loro insofferenza e qualche volta rabbia, nei confronti di chi li ha preceduti. Ai miei tempi si chiamavano matusa. Ma non s’erano mai viste le piazze, piene ma non troppo di persone che si lamentano di opposizioni, sebbene non minoranze, che, almeno al momento, non governano. Ma che lievitano ogni giorno di più. E più salgono le lamentazioni, ancorchè pacifiche, e più crescono i voti, ancorchè ipotetici sostenuti da sondaggi quotidiani, come la borsa, in modo esponenziale. Dunque sostenuti da chi, ma ancora non è dato sapere dato che non si sventolano vessilli di parte, pensa di difendere la cadrega promuovendo o soltanto difendendo questi ragazzi. Ma non solo, si ritrovano in piazza come, ai miei tempi, si faceva per decidere che cosa fare il pomeriggio della domenica. La mia piazza era Savonarola, davanti alla chiesa. Per puro caso, sotto l’occhio vigile di uno che era stato arrogato in quel di Signoria qualche secolo avanti.
Silenti, certo, anche perchè non hanno nulla da dire di concretamente significante, se non servirsi di una dialettica posticcia. Ma attenzione, spesso chi troppo in alto sale cade sovente precipitevolissimevolmente. Burlescamente ma non troppo.
Il giovane in questione ha avuto l’ardire di dire, infervorato da una passione pseudodemocratica, che sarebbe opportuno non ascoltare il capo di quell’opposizione che di giorno in giorno, come si diceva, cresce a dismisura. Qualcuno, con molto garbo , in verità, mi ha ripreso su fb sostenendo, giustamente, che ci mancherebbe altro che si fosse obbligati ad ascoltare tutti. Ma io, che zitta non so stare, gli ho risposto che, certo, non siamo obbligati ad ascoltare tutti ma tanto meno incoraggiare a non ascoltare chi non la pensa come noi e a tappare la bocca a chicchessia. Specie quando la bocca la vorrebbe tappare un giovane apparentemente privo di competenze politico/istituzionali. Pensi piuttosto a esporre idee e principi alternativi a quelli che mette in discussione. Anziché rispondere, a chi gli chiede se l’ ambizione futura è quella di scendere in campo, magari con il piddì, che lui la politica la pratica quotidianamente. Gruber incalza, con sadismo inquietante come suo costume, chiedendone le modalità. In metodo e in merito. “Lavorando con bambini e disabili”. risponde banalmente e pietisticamente, e, in contemporanea, accusa altri di strumentalizzare e suscitare emozioni, parlando alla pancia, se non al cuore, della gente. Se davvero qualcuno lo sostiene non lo consiglia al meglio.
Note a margine
Mai stata appassionata dell’affair Bibbiano, prima che la magistratura faccia il suo corso, anche se ne abbiamo sentite di tutti i colori. Sentite nel senso di registrazioni ascoltate. Ma è inaccettabile che gli spazi del consiglio regionale destinati a eventi, chiudano la porta in faccia alla presentazione di un libro. Prima si ascolta e si fa ascoltare, poi si esprimono pareri. Campagna elettorale che comincia male e in modo iniquo.
E poi si viene a sapere che il Pd del Friuli-Venezia Giulia non vorrebbe più usare il termine “FAMIGLIA” sostituendolo con “RETE FORMALE E INFORMALE DELLA PERSONA”. E poi ci si chiede perchè perdono voti. Amici certamente non di destra cominciano a rendersene conto. Ma dove le vanno a trovare. Giusto per dire qualcosa di sinistra?
Carla Ceretelli

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