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Nihil novi. Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po’

di Carla Ceretelli | 9 Dicembre 2019

Mattia in grossa difficoltà per banalità incombente.

Del resto, chi troppo in alto sale cade sovente precipitevolissimevolmente.

Schizofrenia dialettica ma purtroppo anche pragmatica. Ossimori a gogo.

Perché quando si scende in piazza si fa, prevalentemente e abitualmente, contro il governo non contro l’opposizione.  Questa è la novità. Si ha l’impressione che man mano che passano nei vari talk, più o meno interessanti, si stiano dando la zappa sui piedi.

Mattia e Matteo, in difficoltà evidente, si arrampicano sugli specchi.

L’uno perché si è ritrovato, suo malgrado forse, ( ma certamente  non malgrado qualcuno che lo sostiene, come un  magno  convitato di pietra), a dover rispondere  a  domande semplici ma pressanti di un’arpia, quando ci si mette, caratterizzata da sadismo incalzante. E non sempre in modo esaustivo ma piuttosto vagolante.

L’altro perché si ritrova  coinvolto in un marasma di notizie, più o meno false, di case da un milione e 400 euro a fronte  di conti bancari ammontanti a  15000 euro, come se non ne potesse avere altri. Insieme a  richieste di prestiti  rivolte  non in banca, come i comuni mortali,  ma a fraterni   amici. Che ci può anche stare.  E lui, a raccontarci in contemporanea che , giustamente,  guadagna parecchio con il suo ruolo istituzionale e come narratore/menestrello in giro per il mondo. Un giovane senza dubbio intelligente e scaltro che ogni tanto scivola su una buccia di banana. Un giovane che ha avuto quello che i ragazzi di oggi non possono sognare nemmeno dopo grandi fumate e sniffate che purtroppo li accompagnano troppo spesso. Nella loro esistenza che si presenta sempre più scialba e con futuro nebuloso.

Naturalmente con le dovute eccezioni. Perchè le eccellenze italiane  esistono ancora, per fortuna. Peccato che  spesso scelgano una via di fuga verso lidi  aperti  e auspicanti vita  migliore. Proprio come gli immigrati, illusi, che la cercano da noi.

L’uno, Mattia, è stato lanciato come una meteora non si sa da chi e come, e si è ritrovato, senza nulla fare, al centro di un’attenzione che meraviglia anche sé medesimo,  che distoglie da problemi incalzanti di sopravvivenza dei suoi coetanei. Ma anche delle altre generazioni. Ora, i giovani,  approssimativamente ogni decina d’anni,  ma anche più spesso, scendono in piazza e urlano tutta la loro insofferenza e qualche volta rabbia,  nei confronti di chi li ha preceduti. Ai miei tempi si chiamavano matusa. Ma non s’erano mai viste le piazze, piene ma non troppo di persone  che si lamentano  di opposizioni, sebbene  non minoranze,  che, almeno al momento, non governano. Ma che lievitano ogni giorno di più.  E più salgono le lamentazioni, ancorchè pacifiche, e più crescono  i voti, ancorchè ipotetici  sostenuti da sondaggi quotidiani, come la borsa,  in modo esponenziale. Dunque sostenuti da  chi, ma ancora  non è dato sapere dato che non si  sventolano vessilli di parte, pensa di difendere la cadrega promuovendo o soltanto difendendo questi ragazzi.  Ma non solo, si ritrovano in piazza come, ai miei tempi, si faceva per decidere che cosa fare il pomeriggio della domenica. La mia piazza era Savonarola, davanti alla chiesa. Per puro caso, sotto l’occhio vigile di uno che era stato arrogato in quel di Signoria qualche secolo avanti.

Silenti,  certo, anche perchè non hanno nulla da dire di concretamente significante, se non servirsi di  una dialettica posticcia.   Ma attenzione, spesso chi troppo in alto sale cade sovente precipitevolissimevolmente. Burlescamente ma non troppo.

Il giovane  in questione ha avuto l’ardire di dire, infervorato  da una passione pseudodemocratica, che sarebbe opportuno non ascoltare il capo di quell’opposizione  che di giorno in giorno, come si diceva, cresce a dismisura. Qualcuno,  con  molto  garbo , in verità,  mi ha ripreso su fb sostenendo, giustamente,  che ci mancherebbe altro che si fosse obbligati ad ascoltare tutti. Ma io, che zitta non so stare, gli ho risposto che, certo, non siamo obbligati ad ascoltare tutti ma tanto meno  incoraggiare  a non ascoltare chi non la pensa come noi e   a tappare la bocca a chicchessia. Specie  quando la bocca la vorrebbe tappare un giovane  apparentemente  privo di competenze politico/istituzionali.  Pensi piuttosto a esporre idee e principi  alternativi a quelli che mette in discussione.  Anziché  rispondere,      a chi gli chiede se l’ ambizione futura  è quella di scendere in campo,  magari con il piddì, che lui la politica la pratica  quotidianamente. Gruber incalza, con sadismo inquietante  come suo costume, chiedendone  le modalità. In metodo e in  merito. “Lavorando con bambini e disabili”. risponde banalmente e pietisticamente, e, in contemporanea,  accusa  altri di strumentalizzare  e suscitare emozioni, parlando alla pancia, se non al cuore,  della gente. Se  davvero qualcuno lo sostiene non lo consiglia al meglio.

Note a margine

Mai stata appassionata dell’affair Bibbiano, prima che la magistratura faccia il suo corso, anche se ne abbiamo sentite di tutti i colori. Sentite nel senso di registrazioni ascoltate. Ma è inaccettabile che gli spazi  del consiglio regionale destinati a eventi, chiudano la porta in faccia alla presentazione di un libro.  Prima si ascolta e si fa ascoltare, poi si esprimono pareri. Campagna elettorale che comincia male e in modo iniquo.

E poi si viene a sapere che il Pd del Friuli-Venezia Giulia non vorrebbe più usare il termine “FAMIGLIA” sostituendolo con “RETE FORMALE E INFORMALE DELLA PERSONA”. E poi ci si chiede perchè perdono voti.  Amici certamente non di destra cominciano a rendersene conto. Ma dove le vanno a trovare. Giusto per dire qualcosa di sinistra?

 

Carla Ceretelli

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, borsa, campagna elettorale, chiesa, conti, euro, futuro, giovani, governo, illusi, impressione, magistratura, mondo, opposizione, pd, persone, savonarola

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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