
A parer mio la cosa più strabiliante da dire su Netanyahu è che più lo si ascolta, più lo si segue, più lo si discute, meno lo si capisce. Malgrado ciò, vogliamo tentare di fargli il ritratto attraverso il suo linguaggio verbale non verbale. Il rumore delle armi sempre più assordante non si placa. Il governo di Benjamin Netanyahu ha deciso di lanciare una vasta operazione militare in Cisgiordania, nell’area di Jenin, denominandola ‘Muro di ferro’. I raid sono destinati a durare diversi giorni e il primo bilancio è di almeno una decina di vittime e 40 feriti. “È un altro passo verso il raggiungimento dell’obiettivo che ci siamo prefissati, rafforzare la sicurezza in Giudea e Samaria”, ha affermato il primo ministro usando il nome ebraico con cui Israele rivendica il possesso della Cisgiordania. Aggiungendo poi che Israele continuerà a operare in modo “sistematico e deciso” contro “l’asse iraniano ovunque invii le sue armi”. La Cisgiordania è una regione situata nella zona occidentale del fiume Giordano, ad est di Israele, ed è abitata da quasi tre milioni di palestinesi. Nome con il quale si designa comunemente quella parte della Palestina (comprendente, fra l’altro, il settore orientale di Gerusalemme). La decisione di Netanyahu è una sorta di compensazione nei confronti dell’estrema destra, fortemente critica sul via libera all’accordo per la tregua a Gaza. Non a caso il ministro delle Finanze, Bezalel Smotrich, ha affermato che l’operazione militare sarà “intensa e continua” con l’obiettivo di proteggere i “coloni” e gli “insediamenti” israeliani, che ha descritto come una “zona cuscinetto di sicurezza” per lo Stato ebraico. Hamas dal canto suo ha chiesto la “mobilitazione generale” dei “combattenti della resistenza” per “affrontare l’aggressione dell’occupazione sionista a Jenin”. L’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (Ocha) afferma che 897 camion di aiuti sono entrati nella Striscia di Gaza ieri, terzo giorno di cessate il fuoco tra Israele e Hamas. Il segretario dell’Onu Antonio Guterres ha invitato le forze di sicurezza israeliane a esercitare “la massima moderazione” nella Cisgiordania occupata, dove hanno avviato una grande operazione militare a Jenin. Lo ha detto il vice portavoce del Palazzo di Vetro, Farhan Haq. Guterres, ha aggiunto, è “molto preoccupato” per la violenza, e invita l’Idf a usare la forza letale solo quando “è assolutamente necessario”, ribadendo che bisogna proteggere le vite umane. Gli agenti di polizia di Hamas sono apparsi a Gaza, per la prima volta dopo 15 mesi di guerra, in uniforme, armati, e non in abiti civili, con il volto coperto da mascherine, marcando anche simbolicamente il controllo dell’Organizzazione sul territorio: “Ci siamo dispiegati nelle strade e negli incroci di Gaza”, ha dichiarato un portavoce di Hamas. Quattro donne israeliane saranno liberate, sabato, nell’ambito dello scambio di prigionieri con Israele: lo ha fatto sapere Hamas. Il rilascio di quattro ostaggi a distanza di 7 giorni dai primi tre è previsto dall’accordo che Hamas ha firmato con Israele. Il governo israeliano si riunirà per discutere se mantenere sotto occupazione alcune parti del sud del Libano. Lo riporta l’emittente Channel 12, secondo cui il governo Netanyahu sta cercando di ottenere il via libera di Donald Trump per mantenere cinque avamposti militari nel Paese. Secondo l’accordo di cessate il fuoco raggiunto tra Hezbollah e Israele a novembre, tutte le forze israeliane dovranno ritirarsi dal Libano entro domenica. Israele deve fermare le sue azioni illegali sul territorio siriano. Lo ha dichiarato il ministro della Difesa di Damasco, Murhaf Abu Qasra.”Israele deve fermare le sue atrocità sul territorio siriano. Si stanno facendo grandi sforzi per fermarle. Diciamo che il Paese è stanco della guerra e non siamo pronti ad avere problemi con nessuno”, ha dichiarato il ministro alla rivista Al Majalla. Secondo i media palestinesi, Hussein Fayyad, comandante del battaglione Beit Hanoun di Hamas, sarebbe stato avvistato in un video girato nel nord di Gaza, mentre prende la parola durante un funerale. Fayyad era stato dichiarato “neutralizzato” dall”Idf. Lo riporta Haaretz. Non sarebbe la prima volta che l’Idf annuncia la morte di un comandante di Hamas per poi ritrattare, e l’esercito per ora non ha ancora commentato la notizia. “La revoca delle sanzioni economiche è la chiave per la stabilità in Siria”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri siriano, Assaad al Shaibani, durante un incontro con l’ex primo ministro britannico Tony Blair al World Economic Forum di Davos. Il cessate il fuoco “apre una nuova fase” del sostegno italiano a Gaza. L’obiettivo, nel medio-lungo periodo, è la ricostruzione, ma nell’immediato bisogna fare iconti con una gravissima emergenza sanitaria che il lungo conflitto tra Hamas e Israele ha lasciato. E’ una sfida che il governo raccoglierà, ha sottolineato Antonio Tajani, riunendo alla Farnesina gli attori di sistema nazionali e internazionali chiamati a gestire questo dossier. Non è straordinario?
Giuseppe Basilico

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