
È un contesto quasi surreale quello in cui Netanyahu dice agli iraniani che “l’aiuto è arrivato”. Come può un leader che ha trasformato Gaza in un deserto di fame e disperazione presentarsi come il faro della liberazione per un altro popolo? La sua figura appare oggi sfrenata, priva di una strategia diplomatica e chiusa in una logica di scontro perenne. Rivolgersi all’Iran chiedendo una rivolta democratica, dopo aver ignorato ogni appello internazionale alla moderazione a Gaza, appare come l’ultimo atto di un politico che ha smarrito la propria legittimità morale di fronte al mondo.
Mentre Benjamin Netanyahu esorta il popolo iraniano ad “afferrare il proprio destino” per liberarsi dal regime, il mondo osserva con crescente scetticismo la sua scarsa credibilità internazionale. Il premier israeliano, che si propone come un liberatore per Teheran, guida un governo che ha ridotto la Striscia di Gaza a un cumulo di macerie e a una crisi umanitaria senza precedenti. In un Medio Oriente capovolto e incerto, il suo appello alla democrazia in Iran suona per molti come una fuga in avanti, un tentativo di cambiare narrazione mentre la sua strategia militare e politica è aspramente contestata sia in patria che all’estero.
Il recente video-messaggio di Netanyahu rivolto ai cittadini iraniani durante l’Operazione Roaring Lion segna un nuovo picco di retorica bellica. Tuttavia, la credibilità del leader israeliano è ai minimi storici: la sua gestione del conflitto a Gaza, segnata da un numero altissimo di vittime civili e dalla distruzione sistematica del territorio, rende difficile per la comunità internazionale accogliere i suoi proclami come genuini. In un contesto regionale sempre più instabile, il premier sembra puntare tutto sul cambio di regime in Iran per oscurare le difficoltà interne e il fallimento nel trovare una soluzione politica duratura per i territori palestinesi. Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, dice al popolo iraniano che Israele presto “creerà le condizioni” affinché “possiate afferrare il vostro destino”.
“Popolo iraniano”, scrive in inglese sull’account del Primo Ministro di Israele X, “stiamo combattendo una guerra storica per la liberta’. Questa è un’opportunità irripetibile per voi di rovesciare il regime degli ayatollah e ottenere la libertà”. “Insieme agli Stati Uniti, stiamo colpendo i tiranni di Teheran piu’ duramente che mai”, scrive Netanyahu, promettendo che “continueremo a colpire con forza crescente i tiranni che vi hanno terrorizzato per decenni”. Netanyahu ha dichiarato esplicitamente che Israele non mira a dividere l’Iran, ma a “liberarlo dalla tirannia”. L’azione militare congiunta con gli Stati Uniti è presentata come un’opportunità per creare le condizioni affinché il popolo iraniano possa agire per un cambiamento interno.
Il premier ha menzionato specificamente le diverse componenti del popolo iraniano — persiani, curdi, azeri, beluci e ahwazi — esortandoli a unirsi per scuotere il “giogo della tirannia”. Netanyahu ha affermato che chi deporrà le armi non sarà toccato, sottolineando l’esistenza di un piano mirato esclusivamente al cambio di regime e non alla punizione collettiva della popolazione. Secondo il premier, la caduta del regime attuale aprirebbe la strada a una pace duratura tra l’Iran e i paesi arabi, trasformando radicalmente gli equilibri del Medio Oriente. I messaggi di Netanyahu arrivano in un momento di estrema instabilità per Teheran, con l’inizio di un’offensiva congiunta USA-Israele e la nomina di Mojtaba Khamenei come nuova Guida suprema, in un clima di guerra aperta che ha già visto bombardamenti diretti sul territorio iraniano. “Se l’Iran ha messo mine nello Stretto di Hormuz, e noi non abbiamo notizie che l’abbiano fatto, noi vogliamo che le rimuova immediatamente”. E’ quanto scrive Donald Trump su Truth Social, dopo che la Cnn ha riportato che l’Iran avrebbe iniziato a minare lo Stretto. “Se per qualche ragione le mine sono state piazzate e non verranno rimosse subito – aggiunge Trump – le conseguenze militari per l’Iran saranno a livelli mai visti prima. Se invece rimangono quello che hanno piazzato, sarebbe un passo gigantesco nella giusta direzione”.
Giuseppe Basilico

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