Guido Floris è il padre di Antonio detto Tonio. Un padre e un figlio tra loro lontani, e non soltanto per questioni geografiche, ma di estraneità. A mala pena conoscono le loro reciproche esistenze e raramente capita che l’uno possa pensare all’altro. E’ la storia che racconta Alessandro De Roma nel romanzo “Nessuno resta solo” (Einaudi).
Tonio è quello che si direbbe uno scioperato, un randagio, tanto che risulta difficile contattarlo persino quando c’è da dirgli della malattia e della imminente morte della madre. Aveva un amore e un sogno: trasferirsi in Francia con il suo compagno Nicola e con lui aprire un ristorante, ma Nicola morirà in un incidente stradale. Il padre, peraltro, mai avrebbe accettato la dichiarata omosessualità del figlio.
Le circostanze hanno fatto sì che padre e figlio siano ora rimasti soli, privi dei loro affetti. Guido (insegnante universitario in pensione) dopo la perdita della moglie Lucia cerca solo una scontrosa solitudine. Viene via da Cagliari (troppi ricordi in quella casa dove la presenza di Lucia è ovunque) per trasferirsi nello sperduto paesino di San Leonardo de Siete Fuentes. Anche Tonio, prostrato e sperso dopo la morte di Nicola, decide di lasciare Torino e di rientrare in Sardegna, ma non certo per riavvicinarsi al padre. Né tantomeno lo avrebbe cercato suo padre, il quale era giunto alla conclusione che “Un figlio non è un amico. Un figlio è solo un’entità biologica. Una incerta emanazione.” Leggi tutto: http://www.toscanalibri.it/it/scritti/nessuno-resta-solo-padre-e-figlio-cosi-lontani-cosi-vicini_3191.html
Luigi Oliveto da Toscanalibri

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