Non fa più fine dire che moriremo democristiani. Bisogna dire che si va a larghi passi e vigorose intese verso la luminosa stagione del neocentrismo.

No, oggi con sobrietà, asciuttezza e quella certa arietta fra il compunto e lo sprezzante che fa tanto intellettuale post-casiniano – e perdonateci l’ossimoro, chè intellettuale e casiniano nella stessa frase non dovrebbero proprio starci – in fase di avanzata scucitura dal risvolto del loden montiano, bisogna dire che si va a larghi passi e vigorose intese verso la luminosa stagione del neocentrismo. Ergo, moriremo neocentristi, e volete mettere la differenza?!
A dire il vero, non è facilissimo coglierla così, d’acchito, specie se si viene presi a tradimento da una ‘inedita’ alleanza fra un ex democristiano paludato da professorino di Harvard – e pazienza se sbaglia i conti dello stato, sicuramente è stata colpa della solita calcolatrice guasta di Fassina – ed un altro ex democristiano reduce dall’investitura per acclamazione – nota cerimonia con cui il Capo designa il proprio erede, di solito per metterlo in condizioni di non nuocergli in alcun modo. A prima vista, parrebbero proprio usciti dallo stesso conio, soprattutto dalla stessa epoca, chè se li becchi insieme una sera da Vespa e ti assopisci a causa del loro brillantissimo eloquio, ancorché sostenuto da toni più piatti della faccia di Brunetta dopo il voto di fiducia, rischi di sognare Zatterin che modera ancora Tribuna politica e cominci davvero a credere di esser finito in un buco spazio-temporale dove nulla mai si muove e men che meno cambia.
Invece le differenze ci sono, nel nuovo duo Alfetta che già dall’acronimo denuncia tutta la promessa del balzo in avanti che lo ha generato, par di sentire il rombo del motore che si scalda prima di dare una potente accelerata che ci porterà, finalmente, dritti dritti nel futuro. Perbacco, loro sono neocentristi, moderni, contemporanei e specializzati nella veloce sotterratura dei padri scomodi e dei padroni esigenti: in pochi mesi e qualche passaggio parlamentare hanno fatto una strage.
Chi oserebbe ricordare, oggi, che solo pochi mesi fa Letta era nient’altro che il Vice-Segretario di Bersani, quello che lo ha sostenuto per tutta la campagna delle primarie per il Premier con la assoluta convinzione che fosse la scelta migliore per il Pd, e che poi ha taciuto per tutta la seguente opprimente inconcludente e perniciosa non-campagna elettorale per le politiche, culminata nella memorabile non sconfitta ma senza vittoria di Febbraio?! Bazzecole, sotterrate velocemente sotto il tappeto di Palazzo Chigi insieme alla foto sbiadita di Bersani, ora che è lui, LettaEnrico, la miglior scelta possibile per il Pd, e ne è così convinto da meditare la rapida eliminazione del bipolarismo per tornare a quella sana e fruttifera abitudine della trattativa post voto, così felicemente praticata nella Prima Repubblica, e capace di garantire la onnidecantata stabilità. La sua, ovvio.
E chi mai, in questi giorni di improvvisa ed inebriante vittoria, potrebbe ricordare che Alfano è lo stesso che andò in televisione giusto undici mesi fa a proclamare “sul mio onore” che il Pdl il 16 dicembre avrebbe fatto le primarie per scegliere il candidato Premier, salvo poi, appena sparito l’incubo Renzi, farsi clamorosamente smentire dal diktat egocentrico del Capo?! Oggi che lo va a trovare e gli promette le caramelle per Dudù in cambio della testa della Santanchè e di un governo condominiale che duri altri due anni, Alfano dimostra che la vecchia scuola democristiana – divide et impera e tratta sempre con tutti – è viva e lotta con noi, ed alla fine porta sempre il risultato a casa, dunque chi potrebbe dargli torto?!
E quindi viva il neocentrismo, che ci riporterà felicemente indietro, più poveri ed anche più brutti ma tanto, tanto rassicurati da un insperato ritorno alla nostra giovinezza, ai tempi dei ricatti dei partitini del 3%, dei rimpasti a scadenze fisse per accontentare tutti, dei quotidiani compromessi su poltrone e poltroncine che ricominceranno a lievitare come per magia, e non disperiamo persino – e ci emoziona dirlo, come ripensare al primo amore ed al suono della campanella a scuola – di riprovare la quieta e tranquillizzante pausa di un “governo balneare”, quello che ti faceva sentire in vacanza con la confortante certezza che lassù, nel Palazzo, qualcuno vegliava su di te e si accontentava, per spirito di sacrificio, di fare il bagno nella vasca, invece che al mare, ancorchè munito di ciambella con la faccia di Fanfani.
Naturalmente, nel rutilante mondo prossimo venturo del felice neocentrismo, la ciambella avrà la faccetta di Dudù – pare sia più simpatico di Brunetta, se non altro ha imparato a tacere al momento giusto. Deve essere di cucciolata andreottiana.

Se centrismo è parare botta a desta e sinistra ,indubbiamente è un neo …ma se volesse dire prendere il meglio di qua e di là , allora sarebbe un’ ottima soluzione…Chi vuole scommettere?