Quando si parla di tagli (e ormai se ne parla da una vita), tutti sanno che toccherà ai soliti pagare. E lo stipendio uguale ai colleghi tedeschi non vale per operai e impiegati ma lo si invoca per l’ad delle Ferrovie.

Ecco, tutti questi, con il loro cipiglio “che i grandi manager” li devi pagare per non farteli scappare, li vorremmo gentilmente mandare a quel paese. Assieme a chi ha innescato questo surreale dibattito sulla necessità di strapagare boiardi e dirigenti pubblici, l’amministratore delegato delle Ferrovie Mauro Moretti. Si lamenta per la miseria dei suoi 850.000 euro che gli vengono pagati ogni anno, dopo aver fatto una meritata carriera ben destreggiandosi fra CGIL e PD. Dice che i suoi soldi sono pochi se paragonati a quelli del suo omologo tedesco. La nostra proposta è semplice: diamoglieli, ad una semplice e ragionevole condizione. Che garantisca agli italiani un servizio ferroviario decente, conti in ordine e, prima che a se stesso, stipendi uguali a quelli tedeschi ai suoi dipendenti.
Dopo Moretti, vorremmo mandare a quel paese, quelli che dalle loro altissime retribuzioni, ci “insegnano” la teoria dei meriti da retribuire adeguatamente. Naturalmente i “loro” meriti. Perché dei meriti dei medici ospedalieri che si fanno un culo tanto per i malati, dei docenti che si prendono cura dei nostri ragazzi, dei sovrintendenti che si occupano dello sterminato patrimonio culturale italiano che richiama milioni di turisti e studiosi ogni anno, non frega loro proprio un accidente. Anzi, li sfottono pure. Hanno stipendi vergognosamente bassi rispetto all’importanza della loro funzione, e sai che goduria a sentirsi dire che “bisogna premiare il merito”!
Eppure, tanta sfacciataggine paga. Quando si parla di tagli (e ormai se ne parla da una vita), tutti sanno che toccherà ai soliti pagare. In ogni caso, pensionati, impiegati, operai, se non i soli, sono coloro che non saranno mai esclusi. Essendo a reddito fisso, nelle loro tasche è facile infilare le mani. Mentre, guarda un po’, se le metti in quelle di chi guadagna milioni all’anno, ci sono un sacco di inconvenienti: “non è così che si raccolgono risorse sufficienti a tappare il buco”, “corriamo il rischio di fare fuggire i migliori” “è giusto premiare il merito” e via cazzeggiando. Altri, come è noto, sono tenuti a versare “contributi di solidarietà” che è, evidentemente, concetto che vale non oltre un certo reddito.
Insomma, salvare la barca tocca a chi è ai remi, non nella tolda di comando.

Lascia un commento