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Nell’economia e politica molti virgiliani al vertice, ma anche in istituzioni appena fuori Lombardia.
QUESTI MANTOVANI SONO DAPPERTUTTO..

Da Emma Marcegaglia al ristoratore di Hong Kong Ugo Conta, da Roberto Colaninno a Bruno Tabacci: ma nell’enciclopedia ipotetica dal titolo “Questi mantovani sono dappertutto” troviamo altre sorprese, sempre nel mondo delle istituzioni e dell’economia. Di Fabrizio Binacchi

di Fabrizio Binacchi | 16 Marzo 2009

mantova.jpgUna volta Renzo Dall’Ara, storico caporedattore della Gazzetta di Mantova e già al Giorno epoca d’oro della finestra sul mondo sentenziò: “Se un mantovano si fa notare all’estero (estero era anche fuori dalla mura di Mantova) è una doppia notizia”. Così da giovani cronisti con Scansani, Mortari, Gandini, Gorni s’andava alla ricerca del mantovano che faceva notizia, fuori. E s’andava di paginate dedicate ai mantovani extra muros: da Ugo Conta ristoratore in Hong Kong ma certificatissimo mantovano sino al cardiochirurgo o allo chef di fama. Oggi, per raccontare di mantovani -che come si diceva una volta si fanno onore fuori- non basterebbero interi giornali perché questi mantovani sono veramente dappertutto ed evidentemente in meritati posti vitali. Una rapida carrellata sui livelli nazionali, vede subito in testa Emma Marcegaglia presidente di Confindustria, figlia del mantovanissimo gazoldese Steno, una icona della mantovanità e del self made man, cioè di chi si fa un impero da sé. Subito dopo viene Roberto Colaninno presidente di Cai Nuova Alitalia, già presidente di Telecom e altra icona di quella che è passata alla storia (non solo locale) della “razza industriale padana”. Il mantovanissimo di Quistello Bruno Tabacci, deputato dell’Unione di Centro e già tanto altro in politica e nelle istituzioni (già presidente della Regione Lombardia) non è certo una scoperta dell’ultima ora, e a Montecitorio gira come a casa sua. Nelle sedute calde dell’economia i suoi interventi spesso dissacranti sono i più attesi. Ma è anche spesso a Ballaro’, nel salotto di Floris, dove negli ultimi anni ha ritrovato una nuova verve comunicativa, che gli ha impresso una marcia in più. Ascolti alla mano con Di Pietro e Tabacci anche la politica in tv sembra più digeribile. E questi sono solo alcuni di quelli stranoti.
Ma nell’enciclopedia ipotetica dal titolo “Questi mantovani sono dappertutto” troviamo altre sorprese, sempre nel mondo delle istituzioni e dell’economia. Ad esempio quando si farà la storia degli ultimi sindaci di Bologna si dovrà spiegare questo mistero padano: come mai vengono dalla Lombardia a guidare il capoluogo dell’Emilia? E’ accaduto nel caso del cremonese Sergio Cofferati, diventato sindaco di Bologna nel 2004 dopo il bolognesissimo Guazza e potrebbe accadere tra tre mesi (molti dicono che sia quasi scontato) con il candidato sindaco del Pd Flavio Del Bono, sabbionetano d’origine. Peraltro Del Bono, professore di economia, non è certo nuovo alla politica e alle istituzioni bolognesi avendo fatto l’assessore al Comune proprio di Bologna e il vicepresidente della Regione Emilia Romagna, ma quando ci si candida a sindaco tutte le radici vengon fuori. E per un po’ di tempo ha tenuto banco sui giornali questo singolare caso di primi cittadini lombardi (avvenuti e potenziali) per la grassa e la dotta. Anche perché le coincidenze non mancano. Pochi sanno anche di un ‘altra mantovana con carriera tutta in Emilia e a Bologna: è tutta mantovana anche se con esperienze Ervet modenesi, anche la presidente dell’Aeroporto di Bologna Giuseppina Gualtieri, già direttore generale di Promo Bologna. Insomma anche solo a guardare due o tre settori come enti ed economia trovi mantovani…a comandare. Se poi si apre il fascicolo università, sport, cucina, giornalismo, missionari, beh altro che giornali qui ci vorrebbe una intera enciclopedia. C’è sempre qualcuno che legge volentieri di conterranei in azione altrove -diceva sempre il mitico Dall’Ara in servizio permanente effettivo al desk- , perché c’è l’effetto identità e riconoscimento. Come quello lì che quando ha letto che il mantovano Albino Longhi era diventato direttore del Tg1 si disse tra se e se un giorno di aprile del 1988: perché non provarci. E dopo un anno era là a condurre Tg1 Mattina e poi 13 e 30. Ma questa è un’altra storia. Mantovana e non. Di un altro secolo.

Fabrizio Binacchi

Pubblicato in : CornerBlogTag: anni, bologna, confindustria, di pietro, direttore generale, emilia romagna, emma marcegaglia, estero, giornali, giovani, lombardia, mantova, mondo, montecitorio, notizia, pd, regione lombardia, telecom

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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