Non si offendano i vari Frattini, Pisanu, Scajola, Prestigiacomo, Meloni e tutti gli altri esponenti del PDL impegnatissimi a decifrare e illustrare ciò che gli elettori si aspetterebbero da loro per correggere la rotta del partito e, soprattutto, quella dell’Italia. Da ministri, deputati, senatori, dirigenti del PDL la gente non si aspetta proprio nulla. Le attese, i sogni, le illusioni erano e sono rivolte, dagli elettori che hanno votato prima Forza Italia e poi PDL, esclusivamente verso Silvio Berlusconi. Chi ha lasciato il partito o si appresta a non votarlo più, lo ha fatto perché ha perso la fiducia in Berlusconi. E non gli è minimamente passato per la testa di aspettare che qualcun altro possa prendere il suo posto. Chi spera ancora e chi ha deciso di non cambiare mai, lo fa perché crede ancora in Berlusconi ed attende da lui l’ennesima resurrezione.
La nomenclatura che tanto soffre e si agita se la prenda solo con se stessa. I partiti fondati da Berlusconi, Forza Italia e PDL, su una cosa erano chiarissimi: Berlusconi ha tutti i poteri e su tutto ha l’ultima parola: programmi, nomine, propaganda, perfino taglio dei capelli di chi deve andare in televisione. Chi fa il ministro, il sottosegretario, il parlamentare, il sindaco o altro, questo lo sapeva benissimo e lo ha accettato. Perché allora gli elettori dovrebbero prendere in considerazione coloro che hanno avallato questa situazione allo scopo di trarne benefici?
Dunque, non si facciano illusioni: è difficile, se non impossibile, che il partito sopravviva al suo fondatore. Non che manchino, nella storia italiana e degli altri Paesi, esempi di partiti basati sulla persona del fondatore che gli sono poi sopravvissuti: il partito di De Gaulle, di Peron, di Mussolini, per fare pochissimi esempi. Ma ciò è avvenuto dopo che i fondatori, agli occhi dei loro seguaci, erano diventati santi o martiri. Non può avvenire per Berlusconi se sono gli stessi seguaci e beneficiari a demolire picconandolo il piedistallo sul quale lo avevano collocato.
E’ possibile che Berlusconi cada sotto il fuoco amico. Ma nessuno si illuda di ereditarne il consenso. Gli esponenti della nomenclatura del PDL potranno certamente acquartierarsi altrove, in un Paese abituato alle capriole più spericolate di un ceto politico non avvezzo al ritiro. Lo stesso Berlusconi, magari con un suo nuovo partito, non uscirà di scena. E ci dovremo preparare ad una fase di instabilità politica.
Non sarà il centrosinistra con l’abito di Arlecchino ad evitarla: non c’è collante che possa tenere assieme postcomunisti che hanno rifiutato l’assimilazione con la socialdemocrazia di stampo europeo, postdemocristiani della tradizione integralista, criptofascisti alla Di Pietro, estremisti nella versione visionaria di Vendola o in quella dura e pura di Ferrando. A maggior ragione considerando che un simile schieramento ha assolutamente bisogno, per essere credibile, di allearsi con i centristi di Casini, Rutelli e Fini perché, Berlusconi o non Berlusconi, la parte del Paese che vi si oppone è all’incirca equivalente.
Ecco, come al solito, per parlare di quello che succede, abbiamo messo assieme un mucchio di nomi che sono gli stessi da venti anni a questa parte e, in alcuni casi, da molto prima. Di molti, inutile nasconderselo, sentiremo ancora parlare a lungo. Ma il guaio vero sarebbe se nemmeno questa volta si facesse avanti un soggetto nuovo, piccolo o grande che sia, composto da giovani, donne e uomini non compromessi con alcuno di questi logori partiti.
Nicola Cariglia

Caro Nicola,
condivido buona parte del tuto intervento.
Sono uno che non ha mai nascosto di essere un “filo berlusconiano” e continuo ad esserlo nonostante le tante e troppe”bischerate” fatte.Ma da quest’altra parte dal 1994 ad oggi’
IL BUIO TOTALE.DOV’E’ IL NUOVO CHE AVANZA?Un recente sondaggio dava circa l’80% degli italiani insoddisfatti di questa Opposizione.
Anche se ho lasciato il Gruppo Consiliare del PDL,qualità pari allo zero,ho riconfermato l’iscrizione al PDLNon è una contraddizione.In questo marasma sono tra coloro che convintamente sostengono che :Il peggiore dei programmi è sempre migliore di chi un programma non ce l’ha”.
Affettuosamente
Beppe
Sì, però la maggior parte degli sfilacciamenti attuali hanno tutti, guarda guarda, il marchio dell’ex DC: Pisanu, Scaiola e, fresco d’oggi, anzi ormai di ieri, Formigoni. Per loro le truppe cammellate potrebbero arrivare ad un minimo cenno. Sarà un caso?
In queste vicende politiche ,così caotiche ma ben raccontate ,si evidenzia la stessa caratteristica: tutti i capopolo emergenti ,per necessità o ingenuità ,una volta con il bastone di comando ,si sono circondati prevalentemente di yesman … e si comprende quindi come il ricambio nei centri decisionali sia problematico.
Naturalmente ,avanti un altro! Ma se continua l’andazzo ,saremmo sempre alle solite…
La caratteristica saliente di questa fase sono i partiti usa e getta.
Ogni presuntuoso di bella presenza, può farsi il proprio partito personale, specialmente se ha la moglie ricca, non occorre far nomi.
Poi vi sono Berlusconi e Pd, il primo con l’anda usa e getta, il secondo non ancora usato a sufficenza da Bersani per dover essere gettato, ma sta provvedendo.