
Ettore Bernabei il primato della politica. La storia segreta della DC nei diari di un protagonista (Marsilio Editore 2021). Nel titolo e nel sottotitolo la “cifra” del recente libro di Piero Meucci, giornalista con numerose esperienze che vanno dal Sole 24 Ore all’Ansa, alla direzione dell’Agenzia d’informazione del Consiglio regionale. Dirige il giornale online StampToscana ed è autore di libri su giornalismo, politica ed economia
Un saggio biografico che porta un significativo contributo alla storiografia. Ed è un libro avvincente, che nonostante le sue 360 pagine si legge tutto d’un fiato perché affronta momenti salienti della nostra storia contemporanea con un taglio giornalistico che restituisce il sapore dell’attualità e ,in mole parti, della cronaca. Ne risulta un mix vincente perchéconsente di trarre dall’oblio e di rendere “vive” vicende ancora controverse .
Prendendo come filo conduttore i diari di Ettore Bernabei testimone significativo di molti eventi che disponeva di osservatori qualificati come la direzione del Popolo ,(il quotidiano della DC), de Il giornale del Mattino e poi della Rai , Piero Meucci effettua una panoramica su oltre trent’anni (dagli anni ‘50 al 1984) della vita politica italiana vista dell’interno attraverso quell’immediatezza che è una caratteristica della produzione diaristica. E questo consente anche di scoprire un volto per molti versi nuovo di Bernabei che è conosciuto soprattutto come manager televisivo, direttore generale della Rai dal 1961 al 1974,un periodo cruciale perché nel 1961, con la nascita del secondo canale tv, iniziò la diversificazione dell’offerta e nel 1974 si era alle porte della riforma della Rai con la suddivisione in reti e testate e della fine del monopolio radiotelevisivo), poi di fondatore della Lux Vide.
Da questo libro, attraverso i diari, emerge, invece, la figura di un Bernabei che pur senza avere incarichi ufficiali svolse un ruolo di primo piano in molte trattative fra i partiti, im particolare fra democristiani, socialisti, comunisti ma anche come interlocutore privilegiato del Vaticano.
Di grande interesse lo stretto rapporto con Fanfani. Svolse un ruolo significativo in momenti cruciali della vita politica dello statista aretino come segretario della DC, presidente del Consiglio, ministro degli Esteri e Presidente dell’Assemblea dell’Onu. Ma nel libro di Meucci troviamo anche il ruolo di Bernabei come trait d’union tra Fanfani e il mondo cattolico fiorentino con particolare riferimento a Giorgio La Pira di cui fu fervente sostenitore.
I diari parlano delle tensioni all’interno della DC e nella coalizione di governo – che non erano solo lotte di potere ma segnavano anche uno spostamento di equilibri nel tentativo di uscire dalle angustie di un centrismo incapace d’interpretare le istanze di rinnovamento che provenivano dalla società
Il primo snodo che vide Fanfani protagonista e Bernabei come suo ascoltato consigliere fu il faticoso processo che portò alla nascita del centro-.sinistra, prima con il c.d. governo delle convergenze parallele, poi con la diretta collaborazione dei socialisti al governo dove troviamo un Fanfani in atteggiamento propulsivo e i dorotei in funzione frenante. Vengono riproposti, poi, gli anni del c.d. “centro sinistra organico” con i governi Moro e le frequenti fibrillazioni interne alla coalizione di governo.
Ampia e particolareggiata la ricostruzione effettuata da Piero Meucci delle vicende relative al referendum sul divorzio, nelle quali le posizioni nella DC e nel PCI erano articolate tant’è vero che furono numerosi i tentativi di evitarlo. Instancabile, nel cercare una soluzione, Bernabei riuscì a trovare aperture significative in Vaticano e nei partiti di sinistra ma poi, come si spiega nel libro, la posizione della Chiesa e quindi della Dc si irrigidì.
Nel percorso successivo di apertura al PCI Moro aveva la funzione propulsiva e Fanfani sembrava avere quella frenante. Ma in questo libro scopriamo che non era proprio così perché in varie occasioni funzionò l’alleanza tra i due leaders.
Nelle annotazioni del 1975 ,un anno cruciale sia per la forte avanzata elettorale del PCI che per l’aggravarsi della crisi economica, con un’inflazione a due cifre che si univa alla stagnazione, troviamo una DC in preda a remore ed esitazioni e Moro che riesce a far eleggere Segretario Zaccagnini, tagliando la strada ad Andreotti.. Ma le manovre congressuali furono assai più ampie e tortuose..
Così come fu arduo e incompiuto il percorso verso un governo di solidarietà nazionale. Bernabei, che considerava il compromesso storico di Berlinguer (e con esso l’eurocomunismo) come una mossa tattica per portare il PCI al potere (p.255) descrive gli atteggiamenti delle forze in campo gerarchia ecclesiastica e a livello internazionale.
Il diario qui narrato da Piero Meucci prosegue fino al 1984 in uno scenario radicalmente mutato, segnato dal delitto Moro e poi dall’età che vide come protagonisti Craxi e De Mita.
Sono, altrettanto ricchi di interesse anche i riferimenti all’attività svolta da Bernabei come direttore generale della Rai, un incarico durato addirittura dodici anni nei quali ha lasciato una forte impronta tanto che estimatori e detrattori parlavano di era bernabeiana e che, sebbene tramontata con la riforma della Rai del 1975, è rimasta indelebile per alcune caratteristiche di fondo dell’ente radiotelevisivo. Ma questo campo d’azione, come quelli successivi all’Italstat (la Lux Vide nascerà nel 1992) trova uno spazio minore rispetto al volto per molti versi inedito di un personaggio politico di prima grandezza, che la narrazione agile di questo “svela” e innesta con perizia nella storia dell’Italia del secondo Novecento.
Gabriele Parenti

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