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Nato: spendere di più, imperativo strategico per l’Europa

di Redazione Pensalibero.it | 14 Maggio 2018

Per quasi settant’anni, la Nato ha dapprima creato e poi rafforzato i legami nelle relazioni transatlantiche, generando, in qualche modo, anche un senso di identità condivisa dell’Occidente. Per il 66% degli europei e il 62% degli americani, la Nato  rappresenta l’organizzazione essenziale per la difesa e la sicurezza. L’opinione pubblica sull’Alleanza è migliorata nel corso degli anni: dopo la caduta del comunismo in Europa, gli obiettivi e le priorità della Nato sono cambiate. In molte aree, si sono anche moltiplicati. Tuttavia, un’eredità dei tempi della Guerra Fredda rimane ancora oggi: lo squilibrio nella ripartizione degli oneri finanziari tra gli alleati.

Sebbene i contributi finanziari aggregati alla Nato siano aumentati nel tempo, gli Stati Uniti rimangono il Paese che fa registrare il maggior contributo all’Alleanza.

Nonostante la veloce ripresa economica dei Paesi europei dopo la Seconda guerra mondiale e la crescita della Nato dai dodici membri fondatori del 1949 ai ventinove del 2017, non tutti gli alleati hanno sempre contribuito secondo la quota di competenza.

Tra alti e bassi
Nella storia dell’Alleanza, il bilancio più sproporzionato nella condivisione degli oneri finanziari si è registrato nel 1952, quando gli Stati Uniti finanziavano il 77% della spesa totale. Dall’altra parte, la spesa militare più vicina alla parità si è registrata nel 1999, quando i fondi degli Stati Uniti costituivano “solo” il 55% della spesa totale per la difesa. Tale chiusura del divario è stata attribuita all’impegno a lungo termine dei membri europei della Nato durante i conflitti nei Balcani.

La pressione dell’attuale governo di Washington sui membri europei dell’Alleanza e l’invito a contribuire di più, non è una novità: si tratta di un dibattito iniziato già nel 1953, quando l’allora inquilino della Casa Bianca, Dwight Eisenhower, allertò che “la fonte americana si è esaurita”. Di conseguenza, i partner europei aumentarono il loro impegno per la difesa comune, ma gli Stati Uniti continuarono a farsi carico della maggior parte dell’onere finanziario.

La seconda ondata di questo tira-e-molla finanziario risale agli anni ’80, durante l’amministrazione Reagan. La quota degli Stati Uniti nel bilancio della Nato a quei tempo era del 63%. Nel 1977, gli alleati avevano accettato di aumentare le spese per le loro difese nazionale così da raggiungere il 3% del Pil; ma solo in pochissimi hanno mai raggiunto questa quota. Nel 1989, dopo scarsi successi nel convincere gli europei ad incrementare l’impegno nei confronti della Nato, la quota degli Stati Uniti rappresentava il 62% della spesa totale per la difesa collettiva. In seguito, con il miglioramento del clima geopolitico nelle relazioni Est-Ovest alla fine della Guerra Fredda, è arrivata la decisione di ridurre la spesa per la difesa nazionale al 2% del Pil. Leggi tutto:

http://www.affarinternazionali.it/2018/05/nato-spendere-imperativo-europa/

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, casa bianca, comunismo, europa, governo, guerra mondiale, nato, paesi europei, seconda guerra mondiale, stati uniti

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