Nencini nell’ennesima ed estemparanea prova di coraggio, tenta di tirare per
la giacca l’uomo “del Colle” che come da protocollo garantito al limone (e da
una vita politica grigia e senza slanci ideali e senza più che altro che
l’Italia ricordi una cosa fatta da quest’uomo per il Paese…) gli risponde
garbatamente che le riforme elettorali non sono affar suo ma del Parlamento.
Formalmente ineccepibile.
Certo diciamo noi, a proposito di formalità, il primo comunista alla
Presidenza della Repubblica, avrebbe potuto dare un grande segnale al Paese
almeno nelle forme, rinunciare alla sontuosa dimora che fu del Papa Re (e che
neppure i Savoia, gente montanara e sparagnina, vollero eleggere a dimora
principale) per un più politically correct indirizzo magari, perché no, in
tutto simile al 10, Downing Street, London…
Purtroppo il suo vero dna umano prima ancora che politico, uguale a quello di
tantissimi commis d’Etat, che dal rapido addio senza lacrime al fascismo,
approdarono in sicure (e riconoscenti) braccia comuniste e democristiane…non
gli permette evidentemente di compiere voli angelici da supremo arbitro della
giustizia, quale dovrebbe essere. Il figlio prediletto della madre di tutti gli
inciuci, come potrebbe del resto?
Gli è che nel nostro tribolato Paese evidentemente, la stagione dei Crispi e
dei Depretis, si ripete ciclicamente.
Ci sarà stata pure, viene da chiedersi, una differenza di sostanza in Italia
tra i partiti che combatterono e lottarono nel ventennio, con fior di loro
esponenti accoppati, esiliati o impriogionati come il PSI, il PRI, il PLI, il
PSDI, il PdA che nel dopoguerra rifiutarono categoricamente ex fascisti nelle
loro fila, e la DC e il PCI (fatta salva la loro importante partecipazione alla
resistenza) che invece promossero il “volemose bene” (pur in una concezione
etica differente, ma non strategica) e accolsero a braccia aperte gente di ogni
fatta, con fedine morali ancor prima che penali, fresche di candeggio?
Un certo Ariola potrebbe parlarvi del Napolitano fervente fascista a Napoli,
di sicuro non mancherà l’occasione.
Pannella intanto, se già ce ne fosse stato bisogno, tende ad allungare i già
difficoltosi tempi di digestione dei vertici del PD, annunciando battaglia per
l’europee e denunciando l’inaffidabilità dei suoi ultimissimi (e già logori)
compagni di strada. “Veltroni è il più inaffidabile di tutti e Bettini suo
degno maestro di cerimonia” Il canuto leone abruzzese (uomo politico che tra i
tanti record, vanta quello di essere in sella al suo partito ininterrottamente
da 45 anni, secondo al mondo soltanto a Fidel Castro)
manda intanto a dire di attendere gli esiti della riforma della legge
elettorale per le europee, e poi come sempre, interpellando soltanto il fumo
delle sue sigarette, deciderà la strategia…
I Partitini della “resistenza democratica” intanto oggi al Parlamento, hanno
dato prova di rinnovata vitalità, usando metodi cari proprio al
parente/serpente Pannella (precursore stilistico assoluto in Patria di
comunicazione politica) come la protesta dai loggioni riservati agli ex
parlamentari con lancio di volantini, urlando addirittura slogans contro
l’oligarchia costituita (ma saldamente in carica…).
Di sicuro non ci sarà da annoiarsi nelle prossime settimane, mano a mano che
si avvicinerà la scadenza elettorale, come è avvenuto fin qui con la pagina
politica piena soltanto del contrappunto veltrusconiano e del feuilleton
psicodrammatico delle interminabili primarie del PD.
Alessandro Silvestri

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