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Musica d’autunno, un successo Rococò per Mario Brunello a Prato

di Enrico Martelloni | 28 Novembre 2011

Venerdì 25 novembre, è una serata speciale dai colori brillanti d’autunno e foglie caduche, qua e là sopra lo spartito musicale. L’ensamble, mitiga la notte. In sala, S’accordano gli strumenti per uno spasso, un concerto, delle variazioni. Direttore e solista, Mario Brunello, tra i più applauditi artisti e celebre violoncellista italiano, ospite già quattro anni fa, protagonista al Politeama di Prato con l’orchestra della Camerata Strumentale e l’Orchestra Promusica di Pistoia.  Il Maestro, chiamarlo Brunello comporterebbe etilici errori, si è esibito nelle maggiori sale da concerto al mondo. Diretto da nomi di grande prestigio quali che per non far nomi, per motivi di spazio, diciamo, tutti. Molto attivo in formazioni cameristiche, ha collaborato con solisti di prima grandezza, partecipato a festival Jazz, realizzato spettacoli teatrali ed altro ancora. Nel caso si debba trovare un tema per questo suo incontro con Prato, il Rococò, fertile stile musicale, va benissimo; riunisce per questa serata, compositori lontani nel tempo che lo hanno fatto e vissuto da protagonisti e coloro che in tempi differenti si sono divertiti a rivisitarlo. Il Concerto n. 5 di Boccherini è il primo esposto. Le sue opere influenzarono l’Europa del Settecento al pari di quelle di Haydn e Mozart. La lunga permanenza in Spagna, però, condizionò la sua arte. I suoi quintetti per archi e lo stile restarono legati all’Anciene Règime. In ordine d’esecuzione la suite di Stravinskij Pulcinella ha riscosso un ottimo gradimento. Scritto tra il 1919 e il 1920, Pulcinella, è la prima composizione dove l’autore iniziò a muoversi fuori della fonte ispiratrice della tradizione popolare russa. Il materiale cui attinse non fu solo di Pergolesi, ma anche a Parisotto, Gallo ed altri. Il lavoro fu commissionato da Sergej Diaghilev, celebre per i suoi balletti. La musica di Stravinskij a tratti sfiora la parodia del Rococò. L’intento, almeno stando a quanto dichiarò lo stesso autore, fu involontario. Alla versione del 1920, Stravinskij fece seguire una suite solamente orchestrale dove le parti cantate erano state sostituite da strumenti. Nella seconda parte musicale un divertimento, lo scherzo k552 di Mozart, ha divertito e ammirato.  Mozart scrisse una parodia sui compositori dilettanti e di mediocre talento, verosimilmente per gli amici nel giugno del 1787.  L’ironia di Mozart va, in questo ambito, considerata, per le volute imperfezioni e sgradevolezze dei corni. Una precoce anticipazione dei tempi celati dalla presa in giro dello scherzo che riporta a Stravinskij e a Petruska; almeno per Adorno. E’ così che il pubblico, assiduo frequentatore dei concerti della Camerata, spostato dal giovedì al venerdì in questa circostanza, ha applaudito il maestro fino ai bis dedicati a Franco Rossi, il grande violoncellista suo mentore, scomparso cinque anni fa. Infine, ha chiuso l’incontro musicale, le variazioni su un tema Rococò Op. 33 di Tchaikovsky. La composizione non fu interamente sua. Nel marzo del 1877, prima di passare all’orchestrazione, Peter Ilic chiese al violoncellista Wilhelm Fitzenhagen di controllare il manoscritto. Fitzenhagen apportò modifiche alla parte del violoncello e Tchaikovsky, sulla base della revisione chiuse il capolavoro. Questa è stata senz’altro una delle serate più piacevoli trascorse, per un finale di un eccellente Tchaikovsky. I meriti, come di solito, vanno suddivisi. Su tutti a mio parere gli ottoni.

Pubblicato in : MusicaTag: festival jazz, mario brunello, serata speciale, spettacoli teatrali, stile musicale

Info Enrico Martelloni

Fiorentino di nascita ma senese d’adozione, disegna su qualsiasi elemento gli capiti in mano, passando da una vignetta pungente ed irridente ad un ritratto del proprio interlocutore con estrema naturalezza. Nasconde una profonda sensibilità ai temi ucraini, ben raccontati su questo sito.

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