• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Moussa Mbaye

Racconto questa storia mossa dall’intento di evidenziare i rischi legati all’assenza di un dialogo interculturale che ha come unico effetto quello della intolleranza e della discriminazione. La privazione di tutti i vantaggi delle aperture culturali favorisce, sovente, violenza, conflittualita’ e scontro.

di Daniela Piesco | 16 Novembre 2020
Foto tratta dal profilo facebook di Moussa Mbaye

Quella di Moussa è la storia di un ragazzo venuto dall’Africa con il cosiddetto barcone. Un viaggio durato tre giorni in condizioni disumane rischiando una morte atroce. Dov’è la novità? Come lui tanti. Questo è vero, quanto non è meno vera la frase “Meglio morire in mare che stare in Libia. In mare si muore una volta sola, se stai in Libia e’ come se morissi tutti i giorni”. Non si può e non si deve restare indifferenti.

Ma la prigionia in Libia è solo uno degli ultimi tasselli di questa storia. Oltre alle sofferenze voglio raccontare una storia di integrazione, dove le diverse culture si incontrano arricchendosi vicendevolmente, trasformandosi tramite processi di scambio.

Oggi Moussa non ha più paura dell’acqua.

In psichiatria l’idrofobia è la paura di acque profonde in generale, ma anche dell’annegamento. Una delle principali cause di questo tipo di fobia è sicuramente un trauma subito generalmente da piccoli con i liquidi.

Per Moussa la causa fu il ‘viaggio’ che lo portò in Italia.

Facciamo qualche breve passo indietro.

Moussa Mbaye classe 1996 nasce in un paesino nella provincia di Touba, in Senegal, dove vive con la madre e i fratelli, mentre il padre coltiva altre relazioni coniugali come consente la legge del paese. Frequenta la scuola coranica tradizionale che si rivela, sin dalla tenera eta’, fonte di abusi e atrocita’. Di fatto il ragazzo era costretto all’accattonaggio per le strade proprio dai suoi insegnanti. Negazione dei suoi diritti, dei diritti di un minore e assenza totale di ispezioni ufficiali per perseguire i responsabili di questi abusi costituivano la normalità per il piccolo Moussa che, affrontava tutto con un coraggio e una dignita’ inconsueta per quella età.

La sua forza, afferma, e’ stata sempre sua madre, Dayla. I suoi sorrisi,i suoi abbracci, i suoi baci che gli consentivano di affrontare qualsiasi angheria e supplizio. Una forza che ben presto viene a mancare. Alla morte della madre, la seconda moglie del marito, prende le redini in mano della famiglia. E’ il periodo di nuovi soprusi, prevaricazioni, sopraffazioni e violenze. Dopo pochi mesi dalla scomparsa della madre, Moussa, viene cacciato di casa.

E’ solo, ancora non maggiorenne e povero. Decide di partire, assieme ad un amico (Omar Mbaye) ”nato per essere un fratello nelle avversita”, per la Mauritania. Qui trova lavoro come venditore ambulante di stoffe e vestiti. Vestiti, che egli stesso cuce prima di vendere.

Il profitto essendo misero serviva a malapena per sostenere le spese di affitto di una casa in condivisione con altri 16 migranti provenienti dalla parti piu’ disparate dell’Africa. Si immaginino le condizioni igenico-sanitarie in cui versava la situazione coabitativa. L’unica speranza era la Libia. Andare in Libia.Forse non immaginando, forse non sapendo, forse armati solo dalla speranza di sopravvivenza.

La Libia che a tutt’oggi non ha mai ratificato la convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati e dove, di norma, la stragrande maggioranza di migranti e rifugiati viene incarcerata arbitrariamente senza essere icriminata.

Ebbene, continua il racconto di Moussa, “abbiamo viaggiato in macchina nascosti sotto ai sedili. Ascoltavamo il silenzio della morte”. Morte che senza indugio, si palesa sotto forma di schiavitù agghiacciante, durata all’incirca 6 mesi.

”Eravamo ammassati in capannoni bui, sporchi, dove si perceviva forte calore. Io avevo a disposizione solo una piccola coperta sudicia appoggiata sul pavimento che mi consentiva di dormire seduto. Non potevo allungare le gambe non c’era spazio. Ero circondato da spazzatura e deiezione in quanto le latrine erano intasate o non disponibili. Di giorno ero costretto ad un duro lavoro nei campi dove venivo fustigato e seviziato al minimo accenno di stanchezza. Al rientro mi era concesso un tozzo di pane ed un solo bicchiere d’acqua. Provo ancora vergogna quando ripenso al fatto di essermi urinato addosso in quanto era l’unica opportunità per espellere e soprattutto ricordo i pidocchi che mi circolavano di notte sul corpo, in testa e nelle parti intime”.

Poi la fuga.

Una situazione straordinaria concesse una via d’uscita. Una rivolta alla quale Moussa partecipa senza violenza non avendo nel cuore, nonostante tutto, il rancore o la rabbia per il male subito.

Attraverso vari autostop il ragazzo, appena ventenne, riesce ad arrivare a Tripoli. Qui riesce a trovare lavoro nel porto.

Bisogna guadagnare per pagarsi il viaggio infernale.

Immediatamente entra nelle simpatie del suo datore di lavoro per l’abnegazione e spirito di sacrificio. Moussa, paradossalmente, non pensa a sé ma agli altri emigranti donando quello che percepisce. Pensa a Omar Mbaye, il suo amico che fuggito con lui stenta a trovare i soldi per il maledetto imbarco. Arriva il giorno della partenza. Moussa non ha soldi, ha donato tutto. E’ felice, almeno, di vedere che Omar riuscirà a fuggire da quell’inferno. Omar parte e troverà la morte in mare. I suoi genitori ancora oggi reclamano il corpo.

Si organizzano altri sbarchi e Moussa viene imbarcato gratuitamente dal suo datore di lavoro a testimonianza delle sue buone azioni. Dopo tre giorni arriva a Bari dove, dopo aver ricevuto i soccorsi di primo intervento, crolla in un sonno profondo durato ben 3 giorni. Lo credevano morto. E invece, lentamente, stava tornando alla vita.

Ed è da qui che vorrei iniziare a raccontare. Ed è da qui che vorrei testimoniare la forza di chi vuole ricominciare.

Viene trasferito a Benevento.

Dopo un lungo periodo di depressione in cui rifiutava il cibo perchè riviveva le scene di brutalità, sopruso e durezza, cerca di reagire.

Si iscrive alla scuola primaria. Consegue sia il titolo di quinta elementare, sia quello successivo di terza media.

Nel giugno del 2019 conquista la copertina di un giornale partecipando ad una manifestazione di fitness.

Nel novembre 2020 prende la patente di guida grazie al suo impegno, alla sua intelligenza, costanza e devozione nella preparazione.

Nel frattempo conosce una ragazza italiana di cui si innamora perdutamente e inizia una bellissima storia d’amore basata sul rispetto e l’educazione per la cultura diversa alla quale piano piano si avvicinava con tale unione.

Per quanto ne sa la scrivente, i due, felici proseguono negli intenti il loro viaggio di condivisione e comunione.

Frequenta regolarmente la palestra del signor Nando, che lo definisce fin da subito un ragazzo d’oro, creando, in questo luogo di fitness, profondi legami affettivi con Wagner, noto avvocato di città, Stefano e Mario, imprenditori locali anch’essi molto conosciuti nella realtà beneventana, con Antonio il preparatore atletico, con Niccolò, un giovane ragazzo come lui, con il quale si allena e compete per fare meglio.

Ma ce ne sono tanti, tanti altri e sono tutti pronti a testimoniare in prima persona l’educazione, il rispetto e l’ossequio dimostrato nel tempo da Moussa verso la società della città campana dove vive e lavora da quasi quattro anni.

Attualmente, grazie ad Alfonso, titolare di un conosciutissimo negozio di abbigliamento situato nel cuore di Benevento, continua a lavorare onestamente e con devozione tanto è vero che in pochissimo tempo ha creato una forte rete solidale di amicizia e rispetto con i suoi colleghi.

L’insegnamento e l’esempio di Papa Francesco sui migranti, sulla pace e la fratellanza dei popoli deve essere , per noi un faro che ci illumina : le migrazioni, oggi, non sono un fenomeno limitato ad alcune aree del pianeta, ma toccano tutti i continenti e vanno sempre più assumendo le dimensioni di una drammatica questione mondiale.

Le migrazioni sono le Persone in cerca di un lavoro dignitoso o di migliori condizioni di vita, ma anche di uomini e donne, anziani e bambini costretti ad abbandonare le loro case con la speranza di salvarsi e di trovare altrove pace e sicurezza.

Per questo non dobbiamo mai considerare le migrazioni nel nostro Paese un fenomeno temporaneo ed emergenziale, ma un fenomeno che richiede pianificazione e professionalità per essere governato.

E se l’accoglienza è trasparente, sostenibile e, soprattutto, dal volto umano l’integrazione è parola che diviene realtà.

Moussa ne è l’esempio tangibile.

Il focus dell’accoglienza è l’unicità della persona in ogni aspetto della sua vita

Daniela Piesco

Pubblicato in : #Pensalibero24Tag: anni, anziani, bari, datore di lavoro, disposizione, genitori, integrazione, italia, lavoro, libia, manifestazione, mare, nato, persone, responsabili, scambio, scuola, soldi, speranza

Info Daniela Piesco

Avvocato, giornalista pubblicista, direttore responsabile del quotidiano online “L’Eco del Sannio” di Benevento, condirettore del giornale internazionale on line “Radici”. Appassionata di cultura, politica e attualità scrive su “L’Eco di Milano e Provincia”, sul “Corriere Nazionale”, sul “Corriere di Puglia e Lucania” e su “Stampa Parlamento”.
“Sono fermamente convinta, prendendo a prestito le parole di Moravia, che quando le informazioni mancano, le voci crescono.”

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Moussa Mbaye

    16 Novembre 2020 alle 17:39

    Grazie Egregio Direttore Nicola Cariglia

    Rispondi
    • n.c.

      16 Novembre 2020 alle 19:27

      Caro Moussa, grazie a te che sei di esempio per tantissimi giovani, ai quali la tua storia può infondere speranza. E non solo a coloro che hanno vissuto le tue stesse drammatiche vicende.

      Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti