Si esce incerti e increduli dalla sala in cui abbiamo appena visto mother! (sì con la m minuscola). Non sappiamo ancora se lo abbiamo amato o odiato, se lo cancelleremo e non ci penseremo più o se, come un incubo, continuerà a disturbare i nostri sonni. Una sola cosa sappiamo: non abbiamo la forza di metterci in coda in Sala Darsena per il prossimo film. Abbiamo bisogno di riprendere fiato, abbiamo bisogno di capire cosa significhi la frase “Io sono io e tu sei la casa”, siamo consapevoli che questo film continuerà a ricorrere nei nostri pensieri e quindi è con una certa confusione ancora in testa che mi accingo a scrivere questa recensione per capire, raccontandolo a voi, se finalmente posso mettere in archivio questo film.
Il titolo e una locandina del film, quella più cruenta, fanno pensare a una madre che per il figlio è disposta a dare anche il cuore e, le sue mani insanguinate fanno credere che sia lei stessa a strapparselo.
Bene! Darren Aronofsky ci depista subito con il suo film che oscilla tra thriller e horror ed è un’immersione profonda nell’inconscio alla ricerca delle proprie paure da esorcizzare e riportare alla luce, partendo da una personale riflessione (del regista) sulle sorti, non tanto del mondo che sopravviverà ancora , ma dell’umanità. Nei primi minuti del film, prima ancora che arrivino i titoli di testa, sappiamo che ci perderemo cercando delle risposte : una casa che brucia, una donna che brucia con essa, un uomo illeso che cerca…un cuore, sublime gioiello da incastonare, ultimo dono della sua musa.
Alla fine del film ci poniamo l’ennesima domanda: l’inferno è fuori o dentro di noi che ingenuamente (?) fingiamo di ignorarlo quando si rivela?
La cantina trasuda sangue, sul pavimento affiorano sempre tracce di sangue, il tappeto ha un macchia di sangue sempre fresco, ma la madre continua a restaurare la casa, non si pone e non pone domande a Lui , tormentato dalla mancanza di ispirazione.
Un cast di tutto rispetto. Jennifer Lawrence (la madre), Javier Bardem (Lui), la coppia sulfurea Michelle Pfeiffer (la donna) e Ed Harris che destabilizzerà i due abitanti della casa in mezzo ai campi di grano.
C’è qualcosa che ricorda “Carnage” in questo cluastrofobico lento ma continuo arrivo di persone invadenti, maleducate, arroganti, violente., fino al parossismo finale.
La madre cerca di cacciare i non graditi ospiti, vorrebbe chiudere le porte, ma Lui anela al riconoscimento della sua bravura, si compiace dell’adulazione/ammirazione dei suoi lettori (ma la libreria del suo studio è piena di sue opere invendute).
C’è un eccessivo autocompiacimento nel Poeta che dopo l’incendio dell’inizio ha perso l’ ispirazione. Sceglie la sua Musa silente ma bravissima nel restaurargli la casa e lei si adatta a “dare” senza mai “ricevere” appagata solo dalla possibilità di vivergli accanto e solo quando le invasioni di estranei destabilizzeranno la sua vita, il suo accenno alla ribellione “…ma se non mi scopi neanche…” la porterà a restare incinta. Ed ecco che finalmente, dopo più di un’ora di film arriviamo a capire il titolo, ma perché mother con la minuscola mentre il punto esclamativo suggerisce, come vedremo nel finale, qualcosa che non accadrà più?
Mother , quindi, non è la Madonna come appare in una delle locandine del film, ma non è neanche la madre-terra.
Tante domande ci poniamo alla fine del film.
L’onnipotenza dello scrittore che ha bisogno del plauso, l’omaggio, l’amore dei suoi “estimatori” può arrivare alla “follia” di nutrire il lettore non solo con le sue opere, ma perfino dando loro in pasto il suo stesso figlio appena nato?
Vendere tutte le copie (appena finito di scrivere la nuova opera) quindi non ancora stampata ha la stessa nota assurda del sangue che trasuda in tutta la casa mentre nessuno se ne cura.
Finisce il film e non abbiamo fiato, siamo ancora turbati e incerti su quello che abbiamo effettivamente visto e sentito. Non è mother! che dà il suo cuore per il figlio, è Lui che glielo strappa mentre la casa brucia, prima che anche lei bruci con la casa, ottenendo una nuova scultura da tenere nel suo studio, mentre una nuova Musa provvederà a darli ispirazione, annullandosi per Lui.
Se mother! quindi è colei che provvede a proseguire la specie chi è Lui?, il poeta in crisi di ispirazione? Un dio che non divora i suoi figli ma li fa divorare dai devoti delle sue opere? Un vampiro che si nutre delle dedizione e della sottomissione della sua Musa?
“Io sono io e tu sei la casa”. Grazie Aronofsky, questa affermazione, nel finale del film , perseguiterà i miei sogni per ancora molto tempo.
Maria Rita Monaco

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