Il tempo sospeso è la misura di queste pagine, la chiave di volta su cui appoggia il narrato. Il tempo sospeso è quello che cessa di tenere il conto dei giorni e delle ore, perché la fine è stata fissata e, dunque, si vive una sorta di attesa prolungata che sfugge ad ogni cronologia: passato e presente si riuniscono per confluire insieme nello sbocco finale. Il tempo sospeso è quello di un pomeriggio, una domenica di giugno stordita di caldo quando il passare delle ore si sgrana e si dilata come una sorta di pausa atemporale. In questa pausa è racchiuso il racconto di Riccardo Nencini, quello del suo ultimo incontro con Oriana Fallaci, due mesi prima della sua morte.
Si intuisce, fin dalle prime righe, quale sia stata la scelta dell’autore per non fare di queste pagine un melodramma, per non cadere nella forzatura dei toni, nell’eccesso di coloritura emotiva, tutti rischi incombenti dovendo e volendo ricordare un personaggio così forte, persino dirompente, come la Fallaci, colta nelle ultime dolorose fasi della sua vita. Invece, le sessanta pagine di questo racconto sono scritte con secchezza, con l’asciutto rigore di chi trattiene le emozioni non per freddezza intellettuale ma per la capacità di rispettare fino in fondo chi si ha di fronte – la secchezza di Nencini è il riflesso di quella di Oriana, la sua cifra stilistica che, prima di tutto, è uno stile di vita. Anche di fronte alla morte.
Emerge così, da queste pagine, un ritratto netto e preciso, tanto da fare male – perché, leggendo, si è tentati di allungare la mano verso questa figurina, stremata dal male eppure così lucidamente consapevole di sé, e trattenerla di qua dalla soglia, farla restare ancora qui per discutere, arrabbiarsi, confrontarsi. E dunque vivere.
Oriana Fallaci ha lasciato molto di sé; nei suoi libri, nei suoi articoli, nelle interviste, è scolpita tanta parte della sua vita, delle sue esperienze, delle sue idee, dei suoi sentimenti, tutto ciò che oggi permette a tanti di noi di poterla ancora ritrovare, anche con spirito critico e non sempre in accordo con lei, per rinnovare una sorta di stimolante e combattuto dialogo. Ma in queste pagine di Nencini c’è una parte di Oriana che ci mancava, la parte di sé che giustamente ha scelto di condividere con pochi, e che oggi, ad un anno dalla sua morte, con delicatezza e pungente nostalgia ci viene mostrata.
Partita da Firenze ed a Firenze, matrigna ed ingrata, ritornata, Oriana chiude il cerchio dell’amore e del dolore, della rabbia e dell’orgoglio, della passione e della ragione, e lo fa a modo suo: morirò in piedi, e nessuno potrà dire di avermi vinta, perché l’alieno che mi divora morirà con me. La donna che ha suscitato tante discussioni, tante violente reazioni, tanto spreco di parole, di invettive ed infine di meschinità, è rimasta fedele a se stessa fino in fondo perché non poteva fare diversamente: la libertà era il suo destino, non poteva sottrarvisi.
Chiara Boriosi
Nda: Riccardo Nencini è il Presidente del Consiglio Regionale della Toscana. In queste nostre righe non ne facciamo cenno: abbiamo ritenuto di considerarlo solo uno scrittore, perché lo meritava.

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