La Mitbestimmung è una parolaccia che significa co-decisione. In Italia non la si conosce e spesse volte la si confonde con la stanca “concertazione”.

Lo dice l’ex Cancelliere Gerardo Schröder in una intervista al Wall Street Journal del 6 luglio scorso, fautore della Agenda 2010 che ha tagliato lo stato sociale e le tasse e che ha riportato la Germania ai massimi livelli, superando la fase di malata cronica dell’Europa ed assorbendo con successo tutte le economie dei suoi stati dell’est, tutta la disastrata ex DDR comunista.
Riforme di destra fatte da un uomo di sinistra, ma con l’aiuto della Mitbestimmung.
La Mitbestimmung è una parolaccia che significa co-decisione. In Italia non la si conosce e spesse volte la si confonde con la stanca “concertazione”.
Eppure la Mitbestimmung significa che nel Consiglio di Amministrazione di una impresa siedono – in numero pari – rappresentanti degli azionisti e rappresentanti dei lavoratori e decidono della vita e delle strategie dell’impresa. Insieme.
Quindi i tagli imposti dalla austerità, per esempio, effettuati dalla Agenda 2010 e dal Cancelliere Schröder, socialdemocratico, sono stati in certa misura resi possibili da quel clima di collaborazione e partecipazione che i tedeschi sono abituati a vivere anche e soprattutto nelle imprese presso cui lavorano.
Un sistema che rende i cittadini e i lavoratori tutti parte attiva delle decisioni. Si può in vero obiettare che Schröder sia stato un vero uomo di sinistra, molti probabilmente lo considerano un turbo capitalista.
Ci sembra però che ad oggi e con il senno di poi nessuno possa negare che l’austerità sia una pillola amara che tutti hanno dovuto prima o poi accettare.
In un sistema capitalistico – senza considerare la finanziarizzazione che ne è un effetto collaterale e negativo – l’austerità richiesta dai mercati sembra ineludibile.
Allora delle due l’una: o accettiamo il capitalismo e la cura austera che ne deriva, o contestiamo il capitalismo in tutte le sue forme e proponiamo una alternativa.
Questa alternativa, al momento, e da diversi decenni, non c’è; e se c’era è fallita.
Crediamo allora che la soluzione riformista sia nel compromesso, in parole povere accettare il capitalismo, le sue regole e cercare di rendere i suoi effetti collaterali il meno invasivi possibile ed il più accettabili possibile secondo regole di partecipazione, con regole di democrazia economica ed industriale quali la Mitbestimmung.
Il Partito Socialista Italiano, che è riformista, perché non presenta una proposta di legge in tal senso?
Leonardo Scimmi

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