Il paesaggio del Chianti, tra l’azzurro del cielo ,il verde delle colline e gli antichi borghi è un ambiente perfetto per un week end romantico. Quale scenario può apparire più distante dal tradizionale contesto thrilling? .Figuriamoci da quello horror.

Anche il paesino di Borgoladro fuori dalle vie di comunicazione dove i due protagonisti, Orlando ed Elise, fanno una breve sosta sembra il posto più tranquillo del mondo, abitato solo da anziani pensionati .Eppure, anche se si tratta solo di vaghe sensazioni, si percepisce qualcosa d’ inquietante.
Di solito, gli anziani sono cordiali e, specie in Toscana, sono dei buoni conversatori. Qualche volta, però, di fronte a dei “forestieri” si mostrano ombrosi. Orlando ed Elise, probabilmente, pensano che vivere in una località così appartata li abbia resi un po’ burberi, irascibili e niente più .
Poi, però, accadono dei fatti apparentemente banali: l’atmosfera si incupisce e lo scenario cambia più volte con un crescendo di pathos, fino alla svolta decisiva sensazionale, traumatica. Ma non tutto è ancora chiaro, c’è un nuovo, conclusivo colpo di scena e un finale aperto, che, lascia il lettore con il desiderio di procedere oltre, preannunciando. di fatto, un, prossimo sequel.
“I misteri di Borgoladro” (Newton Compton Edit. 2020)è l’ultimo romanzo di Filippo Semplici, toscano ,quarantatré anni, amante di thriller, rock e Dylan Dog. Esordisce nel 1999 a 23 anni con Il Cucciolo . E’ inoltre, autore di Senza paura e Il giorno dei morti, oltre che di numerosi racconti comparsi su riviste e antologie come Il faro (premiato al Terni Horror Fest). Ha vinto il Premio Nebbia Gialla con il racconto La suggeritrice, uscito per Il Giallo Mondadori.
I misteri di Borgoladro si svolge in un paese immaginario che Semplici ha collocato nel territorio di Barberino Val d’Elsa dove risiede (e all’ amenità delle sue colline si è ispirato). Anzi ha “collocato” Borgoladro in una zona vicina alla Cupola di San Michele, che sorge isolata nella campagna, presso l’antica e per molti versi misteriosa città di Semifonte che Firenze e che fu completamente distrutta da Firenze nel 1202. Anche questo particolare, sebbene solo accennato, contribuisce ad avvolgere il racconto in un’aura di mistero.
Con Filippo Semplici abbiamo parlato di alcune linee guida de I misteri di Borgoladro :
Come è nata l’idea di questo romanzo ?
Semplici E’ nata quando mi sono stancato di ascoltare in TV notiziari di cronaca nera che raccontavano sempre la stessa storia: poveri malcapitati presi di mira da squilibrati e aggrediti senza un motivo, o peggio ancora uccisi. . Alla luce di un certo stato emotivo, e spinto dai risultati di alcune ricerche estreme che avevo condotto sul mondo sommerso di internet, scrivere questa storia è stata la risposta più naturale e spontanea a ciò che provavo. “I misteri di Borgoladro” è un romanzo in cui chi deve pagare, lo farà.
Quali le principali fonti d’ispirazione classici dell’horror, fumetti, leggende popolari ?
Semplici Sono un lettore onnivoro, e ogni libro lascia dentro di me una traccia indelebile. Sarebbe inesatto affermare che alcuni scrittori mi hanno ispirato più di altri, ma sarebbe inesatto anche sostenere il contrario. La profonda influenza delle opere di Stephen King ha avuto senza dubbio un’impronta importante sulla mia crescita come autore. Allo stesso modo la scrittura coinvolgente e lucida di Eraldo Baldini, che mi ha fatto amare il gotico rurale della mia terra, è stata una spinta che ritengo decisiva nella mia nascita come scrittore thriller.
Il filone horror ha una funzione “distensiva” o serve anche a metterci in guardia ?
Semplici Non credo di essere nella posizione giusta per rispondere, perché da sempre nutro un rapporto particolare con la paura. La considero un mezzo per conoscersi e imparare ad affrontare il lato oscuro che ci portiamo dentro. Dal mio punto di vista il filone horror non ha una funziona distensiva (le regole stesse del genere non lo permetterebbero), piuttosto una funzione di conoscenza. Nella prima risposta ho accennato al mondo sommerso di internet, e questo è un argomento che non a caso ho scelto di affrontare nel libro. Oggi il web è una seconda casa, vi trascorriamo metà del nostro tempo in un modo o nell’altro, ma sappiamo davvero con chi condividiamo pensieri e immagini? Sappiamo davvero chi c’è dall’altra parte? Nel romanzo cerco di portare a galla una leggenda digitale che alla fine ha poco di fasullo, per far comprendere al lettore che il vero pericolo non è internet in sé, ma l’uso che ne facciamo. Il vero pericolo siamo noi.
Gabriele Parenti

Lascia un commento