L’Italia è condizionata dal sistema dei media, che accetta l’idea di un nemico lontano, minaccioso e indefinito, trovando la sua chiave di volta nel lemma “Nucleare”, sia essa una bomba o una centrale. Cioè usa una leva minacciosa, come un tempo era usata la “ Morte”, “ L’ apocalisse “ per soverchiare la gleba. Con tale metodo è stato evocato ancora oggi, il pericolo di un attacco nucleare da parte della Corea del Nord. Articoli di fondo, pagine intere, su giornali e siti, lo attestano di continuo. Nessuno però, vuole vedere quello che accade a due passi dal confine orientale dell’Europa. Le esercitazioni militari della Russia, le continue provocazioni e incursioni aere nei cieli di varie nazioni, o l’occupazione della Crimea, sono escluse e non preoccupano. Eppure, a Kaliningrad, l’enclave russa, un tempo territorio tedesco, poco sopra la Polonia e Lituania, sono raddoppiati i missili puntati sull’Europa, cioè a due passi da noi. Questo, non scalda nessuno, abbiamo il nemico alle porte, che tra qualche mese accoglierà le finali del “Campionati mondiale di calcio” e nessuno ha paura . La Russia occupa la Bielorussia, di fatto un paese cuscinetto, sia pur suo alleato, con mezzi militari e centomila uomini; nessun controllo Osce. Di questo esercito, probabilmente ne manterrà una buona parte sul confine tra Lituania, Polonia e Ucraina, alla fine dei wargames 2017. Non ha forse la forza di sorpassarlo, ma per ora è lì. L’Europa, non solo l’Italia, pensa invece a separarsi, a suddividersi, cercando di annientare se stessa. Il caso della Catalogna è un sintomo del “ dividi et impera”, come lo è stato prima il referendum in Scozia, la Brexit, poi, e tutti gli altri tentativi di separatismo che si sono susseguiti nel tempo. E’ il gioco del nemico. E’ il segno del declino dell’Europa occupata, minacciata da più parti: con l’immigrazione clandestina, col nazionalismo, le stragi. Il ciclo è complesso, ma si cerca altrove pericoli quando questi sono di fronte a noi. La Crimea è in Europa, la Georgia lo stesso, eppure sono occupate dai Russi. I tartari perseguitati in Crimea, l’Abkhazia e l’Ossezia, georgiane, sono occupate da forze militari russe. In Europa c’è la guerra vera. L’Ucraina vive una politica interna drammatica, dove la lotta per libertà e indipendenza è quotidiana, falcidiata dalla corruzione e dai carri armati di Putin, osannato in patria e in Italia, mentre è solo un criminale senza scrupoli. L’oblio della coscienza dei cittadini su i suoi crimini offusca l’Italia, affascinata da un recondito pensiero che travalica partiti e colori politici. L’Europa chiude gli occhi, almeno in parte, e rischia di cadere nello stesso errore di Chamberlain e Daladier nei confronti della Germania nazista; non sono passati cento anni. Insomma l’Europa è in pericolo, non solo dal punto di vista della moneta unica, non solo se la tedesca Simens tradisce le sanzioni imposte alla Russia, ma soprattutto è in pericolo la sua libertà. Rischia fortemente la sua identità, di sgretolare profondamente la sua natura, tutto sommato grande e garante dei principi fondamentali dell’Uomo, qui nati e qui cresciuti.
Enrico Martelloni

Lascia un commento