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Missili a Kaliningrad: la Russia alle Porte.

di Enrico Martelloni | 9 Ottobre 2017

L’Italia è condizionata dal sistema dei media, che accetta l’idea di un nemico lontano, minaccioso e indefinito, trovando la sua chiave di volta nel lemma “Nucleare”, sia essa una bomba o una centrale. Cioè usa una leva minacciosa, come un tempo era usata la “ Morte”,  “ L’ apocalisse “ per soverchiare la gleba. Con tale metodo è stato evocato ancora oggi,  il pericolo di un attacco nucleare da parte della Corea del Nord. Articoli di fondo, pagine intere, su giornali e siti, lo attestano di continuo. Nessuno però, vuole vedere  quello che accade a due passi dal confine orientale dell’Europa. Le esercitazioni militari della Russia, le continue provocazioni e incursioni aere nei cieli di varie nazioni, o l’occupazione della Crimea, sono escluse  e non preoccupano. Eppure, a Kaliningrad, l’enclave russa, un tempo territorio tedesco,  poco sopra la Polonia e Lituania,  sono  raddoppiati i missili puntati sull’Europa, cioè a due passi da noi. Questo, non scalda nessuno, abbiamo il nemico alle porte, che tra qualche mese accoglierà le finali del “Campionati mondiale di calcio” e nessuno ha paura . La Russia occupa la Bielorussia, di fatto un paese cuscinetto, sia pur suo alleato, con mezzi militari e centomila uomini; nessun controllo Osce. Di questo esercito, probabilmente ne manterrà una buona parte sul confine tra Lituania, Polonia e Ucraina, alla fine dei wargames 2017. Non ha forse la forza di sorpassarlo, ma per ora è lì. L’Europa, non solo l’Italia, pensa invece a separarsi, a suddividersi, cercando di annientare se stessa. Il caso della Catalogna è un sintomo del “ dividi et impera”, come lo è stato prima il referendum in Scozia, la Brexit, poi,  e tutti gli altri tentativi di separatismo che si sono susseguiti nel tempo. E’ il gioco del nemico. E’ il segno del declino dell’Europa occupata, minacciata da più parti: con l’immigrazione clandestina, col nazionalismo, le stragi. Il ciclo è complesso, ma si cerca altrove pericoli quando questi sono di fronte a noi. La Crimea è in Europa, la Georgia lo stesso, eppure sono occupate dai Russi. I tartari perseguitati in Crimea, l’Abkhazia e l’Ossezia, georgiane, sono occupate da forze militari russe. In Europa c’è la guerra vera. L’Ucraina vive una politica interna drammatica, dove la lotta per libertà e indipendenza è quotidiana, falcidiata dalla corruzione e dai carri armati di Putin, osannato in patria e in Italia, mentre è solo un criminale senza scrupoli. L’oblio della coscienza dei cittadini su i suoi crimini offusca l’Italia, affascinata da un recondito pensiero che travalica partiti e colori politici. L’Europa chiude gli occhi, almeno in parte, e rischia di cadere nello stesso errore di Chamberlain e Daladier nei confronti della Germania nazista; non sono passati cento anni. Insomma l’Europa è in pericolo, non solo dal punto di vista della moneta unica, non solo se la tedesca Simens tradisce le sanzioni imposte alla Russia, ma soprattutto è in pericolo la sua libertà. Rischia fortemente la sua identità, di sgretolare profondamente la sua natura, tutto sommato grande e garante dei principi fondamentali dell’Uomo, qui nati e qui cresciuti.

Enrico Martelloni

Pubblicato in : MaidanTag: anni, europa, germania, giornali, italia, moneta unica, natura, punto di vista, putin, referendum, usa

Info Enrico Martelloni

Fiorentino di nascita ma senese d’adozione, disegna su qualsiasi elemento gli capiti in mano, passando da una vignetta pungente ed irridente ad un ritratto del proprio interlocutore con estrema naturalezza. Nasconde una profonda sensibilità ai temi ucraini, ben raccontati su questo sito.

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