Si sono divisi il bottino ma, alla fine, lo sbruffone padano e lo sbruffoncello di Pomigliano hanno dovuto constatare due sorprese, una più amara dell’altra. La prima: ciò che ciascuno ha riportato a casa è di gran lunga inferiore alle aspettative loro e, soprattutto alla aspettative dei rispettivi elettorati. Reddito di cittadinanza e assalto alla Fornero con relativa soglia 100, non si sa bene cosa siano, quando cominceranno e a quanti potranno giovare. Una miseria che si ritorcerà contro di loro, non appena si passerà all’atto pratico. La seconda sorpresa più micidiale, da tagliare le gambe: la manovra economica è stata approvata sotto dettatura di Bruxelles. E le condizioni accettate dopo tante sbruffonate, tolgono ogni credibilità a questa compagnia di saltimbanchi catapultati al governo. La tecnica adottata, come spieghiamo in altro articolo, è quella del rinvio. Quando si vedrà, già dal prossimo anno che i conti non tornano, scatteranno poderosi aumenti dell’IVA. E, intanto, i nostri demiurghi si sono anticipati con una miriade di tagli e di rinvii delle loro stesse promesse con l’aggiunta di altrettanti balzelli.
Per ora la barca del governo ha retto, pur tra polemiche, sospetti reciproci ed isterismi, grazie anche alla totale cancellazione del prestigio e delle funzioni del Parlamento, chiamato a decidere al buio, senza la materiale possibilità di conoscere cosa si stava approvando. Tutto ciò si ritorcerà a breve contro la coalizione pentaleghista, già oggi, minata da crepe, scricchiolii, e persino sondaggi che cominciano a segnare inversioni di rotta. E sarà una eredità pesantissima quella che lasceranno i due partiti dell’attuale governo. Non solo una situazione ancor più logorata economicamente e dal punto di vista delle pratiche democratiche (Parlamento svilito, tentativi di minare i contropoteri e le autorità di garanzia, straripamenti dalle proprie funzioni). Ma, ciò che ancora è più difficile da risolvere, un Paese incarognito, continuamente sollecitato ad esprimersi facendo perno sui sentimenti del rancore e dell’invidia.
Se si ripercorrono le principali “conquiste” dell’attività di questo governo, quelle maggiormente sbandierate come trofei, suonano come tante punizioni di categorie elevate a “nemiche del popolo”: legge “spazzacorrotti”, abolizione dei “privilegi” dei parlamentari e dei pensionati (!), la “pacchia” dell’immigrazione, “no alla prescrizione”, etc. I risultati sono stati modesti, controproducenti, quasi sempre ingiusti: risibili risparmi, minori garanzie per i cittadini, venir meno di garanzie consolidate quali i diritti acquisiti, incertezza. Ma la strategia del rancore ha funzionato dal punto di vista propagandistico efficacemente, in un Paese poco incline all’autocritica e discretamente propenso a scaricare le responsabilità. Il problema non sarà risolto con la caduta, prima o poi, del governo pentaleghista, che ha portato alle estreme conseguenze tale strategia pur non avendola inventata. Ci sarà bisogno di una grande spinta di solidarietà e coesione nazionale. Si attrezzino tutti quei partiti, movimenti, associazioni e corpi intermedi che sembrano annichiliti o si consumano in dispute vaghe e vane. Si dovrà creare un sentimento pari a quello che consentì di ricostruire l’Italia dalle macerie della seconda guerra mondiale. Oggi le macerie sono morali. E il compito potrà essere ancora più arduo.
Nicola Cariglia

Caro Direttore, ciò che accade è solo l’ultima conseguenza, per ora, di tutto ciò che in gran parte è stato nel corso di codesta II Repubblica. Condivido totalmente che occorra ricostruire daccapo un’idea e un principio di coesione e solidarietà politica e sociale. Così che non vorrei che la questione dell’autonomia delle regioni, di cui oggi si parla per la Lombardia e il Veneto, costituisca un’ulteriore picconata a un modello di sistema che viceversa da sempre sosteniamo
Nel luglio scorso l’amministratore delegato di Tim – Telecom Flavio Cattaneo ha ricevuto dal Consiglio di amministrazione una buonuscita ( proprio così: buonuscita ) di 25.000.000 ( venticinque milioni ) di euro.
Il caso è tra più grossi, ma non unico. Sembra che ce ne siano altri, di tipi celebri già pagati o da pagare: dal “miitico” Sarcinelli all’ineffabile Fazio, a tanti ancora.
I cittadni normali pagano bollette, interessi bancari, canone televisivo. In misura spropositata, tra l’altro.
E meriterebbero di avere un governo – e un’opposizione – di “rancore” e “invidia” adeguati alle suddette oscenità.
Sbaglio, caro direttore ?
E la gente meriterebbe di non essere tartassatia da tagli e tasse per sostenere misere mance clientelari. Sbaglio, caro professore?
Scusa Nicola, ma che bisogno c’è di fare il dispettoso dando a intendere di avere un altro punto di vista, se poi vuoi dire la stessa cosa di Scarlino?
Proprio in questo c’è da sperare: una forza nuova che, in nome dell’interesse superiore del Paese, sappia mettere da parte vecchie e futili divisioni per adeguarsi ad un compito straordinario. Auguri anche a te, Marcello, e grazie per i tuoi stimoli.
Ciao Nicola,
analisi lucida, come sempre, pienamente condivisibile. Saprà L’Altra Italia tenerne di conto e agire di conseguenza creando un grande fronte democratico? Buone Feste, Marcello