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Il ministro “non ricordo”

Negli Stati Uniti il piu’ grave errore per un politico e’ quello di essere colto in fallo per avere mentito.

di Oscar Bartoli | 6 Marzo 2017

Il ministro della giustizia (attorney general) della amministrazione Trump si chiama Jeff Sessions, un senatore gia’ attorney General dell’Alabama, uno dei piu’ grandi oppositori di Barack Obama.

Accusato di avere avuto dei contatti con l’ambasciatore russo per conto di Trump,  in conferenza stampa si e’ trincerato dietro una serie di “non ricordo” che ne hanno fatto una delle figure piu’ grottesche del gia’ variegato zoo del governo in carica.

Negli Stati Uniti il piu’ grave errore per un politico e’ quello di essere colto in fallo per avere mentito.

Tanto per restare ai fatti il 10 gennaio durante il suo ‘confirmation hearings’ al senato dichiaro’ : “Non ho avuto comunicazioni con i russi.”

Piu’ tardi, lo stesso giorno, gli e’ stato chiesto: “Lei e’ stato in contatto con qualche parte del governo russo durante le Elezioni del 2016, prima o dopo il 9 novembre?”

La risposta di Jeff Sessions e’ stata una sola parola: “No”.

Il Washington Post ha pubblicato che Sessions ha incontrato l’ambasciatore russo negli USA due volte.

Uno di questi incontri e’ avvenuto in settembre quando gli interventi illegali dei russi nella campagna elettorale sono stati evidenti e denunciati.

Queste rivelazioni dimostrano secondo i democratici che Sessions non e’ piu’ in grado di gestire al meglio il suo impegno quale ministro della giustizia, in quanto si tratta di un mentitore professionale.

Pertanto Jeff Sessions deve dare le dimissioni come chiedono i suoi ex colleghi al senato
Chuck Schumer, Elizabeth Warren, Bernie Sanders, Dianne Feinstein, Kamala Harris, and Chris Van Hollen.

Dimissioni che Trump  non sollecitera’ ma che dimostrano come la carica di ministro della giustizia sia inquinata da un comportamento menzognero.

Questo per quanto riguarda l’etica personale di Jeff Sessions.

Ma il tema incombente sull’amministrazione Trump e’ la manipolazione fatta dagli interventi via Internet degli hackers russi sollecitati e supportati dalla banda del palazzinaro di New York.

Oscar Bartoli   (letter from Washington)

Pubblicato in : Primo pianoTag: amministrazione, barack obama, campagna elettorale, conferenza stampa, dimissioni, elezioni, governo, obama, senatore, stati uniti, usa

Info Oscar Bartoli

Oscar Bartoli, Avvocato, giornalista pubblicista, collabora con molti media italiani. Risiede negli Stati Uniti dal 1994 e vive tra Washington D.C. e Los Angeles. Ha lavorato per molti anni nel gruppo SMI,leader europeo nel settore metalli non ferrosi, successivamente nell’IRI come responsabile dei contatti con i media e in seguito direttore IRI USA. Ha insegnato per dieci anni alla scuola di giornalismo della Luiss e per due anni alla Catholic University di Washington DC. Tiene un corso sulla comunicazione nel Master di Relazioni Internazionali dello IULM di Milano. Da giovane, per pagarsi gli studi ma, soprattutto, perche’ gli piaceva, ha lavorato come chitarrista – cantante suonando nelle case del popolo, circoli cattolici, night clubs, radio e televisione. Gli articoli per la rubrica Pillole d’Oltreatlantico sono pubblicati dal blog Letter from Washington DC

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