Mille giorni di noi e di te.
Chi ci sarà dopo di te…
Mai nascosta la mia simpatia per Matteo, per la sua intelligenza e la sua furberia da scout dei tempi passati.
Ma sempre contenuta con lucida follia. Ai tempi del Berlusca ero invece invasata come i tanti che lo seguivano e lo ammiravano. E speravano nella famosa quanto fallita rivoluzione liberale. Che ha lasciato parecchi attoniti e delusi. E smarriti.
Dopo aver perfino votato per lui alle primarie vs il Bersa che non è riuscito a smacchiare nessuno, nè giaguari nè tigrotti. Dopo aver perfino giurato il falso appalesandomi come elettore piddino, dato che in quel seggio di piazza dei Ciompi, lo stesso di Matteo, casualmente, erano fiscalissimi. Mai fatto nella mia vita passata presente e di sicuro nemmeno futura.
Piccolo aneddoto in digressione. Riconosciuta, per avere partecipato alla commissione pari opportunità, da una consigliera comunale di Firenze, di maggioranza, essendo stata io stessa consigliere di Quartiere, all’opposizione, mi si è parata davanti con fare quasi minaccioso per impedirmi di votare, secondo la normativa vigente del partito. Che non ammetteva al voto figure istituzionali di altri partiti. Peccato che non ero più inserita nell’organico politico comunale da diversi anni ormai. Ma ho capito quanto questo ragazzo era osteggiato. E ho avuto ulteriore conferma di quanto quel partito si sentisse egemone in città. E, ancora oggi, nihil novi sub sole.
Ma ormai , staccato il cordone ombelicale dell’attivismo politico, ritengo di essere idonea a ragionare oltre ideologie o idee preconcette e dunque senza pregiudizi biechi e offuscanti.
Non entro nel merito del quesito referendario, perchè non mi ritengo competente, come credo circa il 90 percento degli italiani aventi diritto. Quelli all’estero compresi. E forse anche alcuni personaggi che pontificano qua e là autocompiacendosi e professandosi ultra competenti. Insieme ad alcuni cosituzionalisti emeriti, di qua di là, che se anche sanno, non sanno trasmettere e farsi comprendere. Perfino tanti senatori non hanno chiari i termini della riforma. Al momento.
Il Premier spera in un 60 percento di affluenza, 15 milioni di voti per il SI, considerando che a oggi c’è un 40 percento di indecisi. Faccio outing e dichiaro, per quanto non interessi a nessuno, non ai miei genitori che ahimè non ho più, e tanto meno ai miei figli che se gli si parla di politica gli viene l’itterizia, che sono uno di questi.
La Lilly nazionale grida dal panchetto con voce stentorea che è lei che conduce il dialogo, mentre si parlano addosso. Qui conduco ioooo! Matteo a Gomez, “se non mi fa parlare a darle del maleducato ci metto trentadue nanosecondi”. Ecco questa l’atmosfera. Sì sì, si è visto di peggio. Qualcuno avrebbe perfino minacciato di morte la Rosy. Suvvia, sifappecceliare! Nessun mandante mafioso. Solo Saviano può credere che De Luca voglia uccidere Bindi.
I senatori non saranno nominati, sostiene e sottolinea Matteo. Così come non ci sarà pericolo di deriva autoritaria. Nonostante entri nella riforma la parola “capo”.
Mentre il Pier Carlo P. per non sbagliare accento, ministro dell’economia, non sa quanto costa un litro di latte o di benzina. Tanto è sulle nuvole infarcito di numeri e per niente sulla terra ferma. Ma, come è noto, la matematica.. è un’ opinione.
Ma ora ha due settimane per occuparsi della gente, di lavoro e di tasse, e magari migranti bilancio Europa. Problemi più cogenti che ardono sulla pelle degli Italiani.
Nota a margine.
Dopo lo strappo apparente Berlusconi Parisi e la dichiarazione sull’unico leader in Italia, buono buono lemme lemme si fa strada un signore di mezza età, tipo il ragazzo della porta accanto, allora, oggi amico da pacca sulla spalla, con un curriculum di tutto rispetto, filosofo e docente universitario, ma non lo fa sentire, benvoluto e stimato conduttore televisivo, di quartiere, dal linguaggio semplice ai limiti del semplicistico, una volta si diceva che buca lo schermo, dalla conduzione verace e disordinata che macina ascolti. Grande comunicatore, come si dice oggi, ma ma anche, e non tutti lo ricordano, fra i fondatori di un partito oltre vent’anni or sono. Emerso dunque dalla politica e poi sommerso e inghiottito dai talk.
Per la verità non sgomita affatto, anzi non ne vorrebbe proprio sapere, con tutta probabilità. Ma qualcuno che conta ha riesumato il suo nome. Chissà. Se son rose fioriranno.
Carla Ceretelli

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