Dopo venticinque anni di tumultuosa attività di controllo dell’immigrazione via mare, l’Italia appare ancora incerta sulla svolta da dare alle operazioni di salvataggio (Sar). Nel frattempo, ora che la politica ha un quadro realistico della situazione, tutti i nodi sono venuti al pettine, a partire da Mare Nostrum e Triton.
L’anomalia italiana nella gestione del Sar oltre l’area nazionale, frutto di ambizioni marittime e di prassi autoreferenziali, è lo scoglio da superare per ripartire su nuove basi, collaborando con la Guardia costiera libica, modificando Triton, selezionando l’ingresso nei porti delle Ong senza abbandonare la via maestra dell’umanitarismo.
Precedenti modelli operativi
Non tutto era sbagliato nelle decisioni assunte in passato di collaborare con Albania, Libia e Tunisia, demandando loro la responsabilità di fermare le partenze di imbarcazioni insicure. Certo, resta il macigno della condanna della Corte Europea Diritti dell’Uomo per i respingimenti in alto mare, ma nulla è mai stato eccepito sulle attività svolte nelle acque territoriali dei singoli Paesi. Leggi tutto: http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=4060

Lascia un commento