Senza entrare nel merito della presunta violazione delle acque territoriali libiche – sfido chiunque veda al confine qualcuno in pericolo a non intervenire -, posso solo dire che sul caso delle Ong la nostra politica ha davvero toccato il fondo. Con l’obiettivo, io credo, di provare ancora una volta a bloccare gli arrivi, e con il risultato di danneggiare l’intera categoria”.
Francesco Rocca, presidente nazionale della Croce Rossa, commenta così ad AffarInternazionali.it le accuse, rivolte alle organizzazioni non governative che prestano soccorso ai migranti nel Mediterraneo, di collaborare con scafisti e trafficanti, incoraggiando le partenze verso l’Italia.
Dai fascicoli delle procure e dai rapporti di Frontex (l’agenzia europea della guardia di frontiera e costiera), i sospetti – oggetto d’indagini giudiziarie e parlamentari – sono divenuti notizia attraverso gli organi d’informazione e le frettolose deduzioni di alcuni politici. “Una speculazione che ha della barbarie”, per la Croce Rossa italiana, che opera con i suoi volontari sulle navi del Moas, prima Ong della società civile ad avere solcato il Mediterraneo nel 2014, e che dai suoi operatori non ha finora mai ricevuto alcuna segnalazione del genere.
“Mentre trovo legittima l’azione della magistratura – continua Rocca -, ciò che mi ha davvero impressionato è la caccia all’uomo che si è scatenata, senza voler attendere i risultati di un’indagine così complessa. Si è colpito alla cieca, facendo del male alla credibilità di chi opera con il giusto spirito di solidarietà e di attenzione alla vita e alla dignità degli esseri umani”. È vero che la criminalità può annidarsi ovunque, ma “la nostra società ha l’abitudine di far discendere da ogni cosa dei teoremi, per cui ora sembra che chiunque operi nel Mediterraneo o nel sistema dell’accoglienza faccia business”. Leggi tutto: http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=4037
Isabella Ciotti

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