
Visto che per un po’ non ci sono elezioni, ci sarebbe spazio per una riflessione davvero nazionale, e naturalmente europea, accantonando la propaganda, e cercando convergenze politiche, anziché motivi di rissa strumentale. Per chi li ama non mancano argomenti, ma questo è vitale.
Se in questi primi mesi, gli arrivi dei barconi sono quadruplicati, si può far polemica e anche ironia, dato che è in carica il Governo italiano più a destra di sempre, ma a cosa servirebbe? Si è già visto che il principio di realtà vince sui comizi elettorali.
Negli stessi giorni, e dalle stesse fonti governative, escono peraltro messaggi contraddittori.
Da un lato, infatti, si sta rafforzando la logica punitiva del decreto varato dopo la tragedia di Cutro, quello che se la prende con gli scafisti, vittime dei veri trafficanti, ora abolendo anche le flessibilità della protezione speciale.
Nulla, comunque che assomigli ai proclami sui cosiddetti “blocchi navali”, cavallo di battaglia elettorale di Giorgia Meloni, nulla che dia corpo a immaginari respingimenti e rimpatri di massa. Mai visti.
Dall’altro è lo stesso Governo che, a firma del Ministro Giorgetti, nel DEF varato nei giorni scorsi, racconta l’immigrazione in tutt’altro modo, addirittura come occasione per combattere il più grande nemico dei conti pubblici nazionali, il debito.
La questione della necessità vitale di occupazione straniera aggiuntiva non é nuova, gli imprenditori l’hanno denunciata più volte, ma questo documento è illuminante perché per la prima volta mette in relazione immigrazione e andamento del debito. Da quest’ultimo dipende il futuro del Paese, insieme alla questione, collegata, della demografia, che ha fatto prevedere a Elon Musk che “l’ltalia sparirà”.
Dentro il debito c’è tutto: le entrate e le uscite, il Pil, l’occupazione, il presente, il futuro e le debolezze del passato, anche quello contianamente “gratuito” più recente.
Siamo oggi al 144% del Pil e ci è andata già bene, grazie alla ripresa 2021 e 2022, perché solo il Covid ci doveva portare al 160%. Il DEF prevede una piccola discesa al 140,4% entro il 2026.
Tutto è legato al Pil, che può abbattere l’effetto di un debito che cresce in valore assoluto. A gennaio siamo arrivati a 2772 miliardi, aggiungendone 21 a quelli di dicembre.
Come invertire questa tendenza? La leva, dice il documento di Giorgetti, è l’immigrazione.
Sono ipotizzati tre scenari.
Il primo lascia i numeri così come stanno andando oggi (cioè già molto) e si prevedono 10 punti di debito percentuale in più. Si sale insomma al 154%.
Oppure si corregge la tendenza, governando o rallentando il fenomeno, scelte del tutto politiche, perché si tratta di assecondare oppure no le spinte difensive ed emotive, quelle che sembrano ispirare la presidente del Consiglio, che in questi giorni scavalca tutti, anche Salvini.
Nel caso si volesse tagliare del 33% la pressione migratoria, ebbene l’effetto sul debito passerebbe dalla base 144% al 200%. Pieno Sudamerica.
Ultimo scenario del documento Giorgetti: se aumentiamo del 33% l’arrivo di immigrati, il debito scende sotto il 130%!
D’altronde, se gli agricoltori denunciano 200 mila persone mancanti sui campi provocandone lo sbigottimento davanti alla stretta meloniana, e in tutta l’attività manifatturiera ci sono richieste di manodopera inevase, il Pil, da solo, non può certo abbattere il numeratore del debito.
Di fronte, dunque, a questi scenari occorrerebbe – in un Paese serio – una risposta forte che unisca maggioranza ed opposizione. Si tratta di impostare una nuova politica, che chiuda col passato oltranzista così come con quello buonista. Su immigrazione e demografia (lo scorso anno: 7 neonati/12 decessi) occorre uno sguardo lungo, tipo quello francese che ci sta lavorando da 20 anni.
Se invece vogliamo andar avanti con il derby infinito di un problema epocale, prepariamoci a prorogare cento volte lo stato di emergenza.
Beppe Facchetti

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