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Michel Clouscard: filosofo comunista contro l’ideologia del desiderio

Luca Bagatin ci introduce il saggio di Lorenzo Vitelli “Un comunista a Parigi nel ’68” dedicato al filosofo francese Michel Clouscard

di Luca Bagatin | 21 Settembre 2016
lorenzo-vitelli-clouscardViviamo nell’epoca del superfluo, dell’effimero, del liquido, del perennemente instabile. E’ l’epoca della modernità; dell’urbanizzazione selvaggia e degli eco-mostri; dello sradicamento delle campagne par approdare alle città; dello sradicamento di interi popoli che pensano – illusoriamente – che, approdando in Occidente, risolveranno tutti i loro problemi e godranno anche loro illimitatamente. E’ l’epoca dell’avvento della classe media che consuma senza produrre, alimentando una spirale senza fine di oggetti e gadget superflui e voluttuari.
E’ l’ideologia del desiderio denunciata dal filosofo francese Michel Clouscard (1928 – 2009), già aderente al Partito Comunista Francese e strenuamente critico nei confronti del movimento sessantottino, il quale ha segnato l’avvento della lotta edipica fra il figlio borghese contro il padre borghese, sdoganando così la società permissiva e consumista che ne sarebbe derivata.
Altro che fantasia al potere, altro che difesa dei lavoratori e degli oppressi ! Il Sessantotto, secondo Clouscard, fu proprio lo snaturamento dei principi enunciati da Marx, i quali stabilivano – diversamente – che non si sarebbe dovuto consumare più di quanto si sarebbe prodotto.
Al contrario, il Sessantotto, fu lo sdoganamento del progresso e del consumo illimitato, ovvero la liberalizzazione della cultura dello sballo e del desiderio in nome di una effimera libertà, che in realtà si sarebbe ben presto tradotta in nuova schiavitù nei confronti dei beni materiali.
Il “principio del piacere” avrebbe così sostituito il “principio di realtà”, dando così il via alla cultura dello spreco e del superfluo, senza più inibizioni né freni morali.
Ecco dunque l’avvento del neo-capitalismo che avrebbe sostituito quello precedente: dall’industria pesante all’industria leggera e “liquida”, attraverso la creazione di bisogni indotti e di beni di consumo voluttuari, libidici, ludici, marginali, alimentati e veicolati dai professionisti della pubblicità commerciale e del marketing. Beni che si è e si sarebbe disposti ad acquistare giungendo persino ad indebitarsi e a rateizzare, divenendo così completamente schiavi del bene e del sistema di usura che sottende l’acquisto rateizzato medesimo.
michel_clouscardQuesto il fulcro del pensiero di Michel Clouscard condensato nel saggio breve di Lorenzo Vitelli, edito dalle Edizioni Circolo Proudhon e dal titolo “Un comunista a Parigi nel ’68”. Unico saggio italiano dedicato al filosofo francese.
Questa, in sostanza, la critica radicale alla “società dei consumi” fatta dal Clouscard, non a caso marginalizzato dalla cultura dominante. Società dei consumi che ha completamente annullato le differenze di classe (proletari/borghesi) per dare vita ad una classe indistinta, ovvero la classe media, formata non più da produttori di beni, ma nemmeno da proprietari dei mezzi di produzione. Una classe addestrata (dalla pubblicità, dalla televisione, dal marketing, dalla distruzione del sistema educativo-scolastico…) a consumare (e quindi a lavorare) sempre di più, distaccandosì così da una realtà fatta di semplici e lenti gesti, dagli affetti, dalla stabilità dei rapporti, dal radicamento alla propria storia, origine e cultura.
Clouscard, come Pier Paolo Pasolini (1922 – 1975) – anch’egli emarginato dall’intellighenzia comunista e dalla sinistra del suo tempo di matrice freudo-marxista e sessantottina – pone questa forte critica e denuncia della degenerazione modernista, desiderante, neo-capitalista, neo-borghese, livellatrice verso il basso avvenuta dal ’68 in poi in tutto l’Occidente, ed ormai esportata anche altrove, in nome di una sedicentissima e parzialissima idea di “democrazia”.
Scrisse a tal proposito Pasolini, riferendosi ai giovani sessantottini figli di papà: “Basta ai giovani contestatori staccarsi dalla cultura, ed eccoli optare per l’azione e l’utilitarismo, rassegnarsi alla situazione in cui il sistema si ingegna ad integrarli. Questa è la radice del problema: usano contro il neocapitalismo armi che in realtà portano il suo marchio di fabbrica, e sono quindi destinate soltanto a rafforzare il suo dominio. Essi credono di spezzare il cerchio, e invece non fanno altro che rinsaldarlo”.
Non stupiamoci, dunque, se oggi quei sessantottini sono diventati la nuova “classe dirigente”, la nuova élite politica, industriale, culturale e se la sinistra è diventata, in tutto l’Occidente, la maggiore sostenitrice del capitalismo assoluto e della liberalizzazione del lavoro e dell’immigrazionismo in nome di sedicentissimi diritti dell’uomo, di sedicentissime opportunità di lavoro e di libertà che, nei fatti, si traducono e si sono tradotti in nuovo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e di nuova alienazione delle nuove generazioni desideranti e spaesate, senza alcun punto di riferimento, senza alcun passato, senza alcun lavoro stabile e, spiace dirlo, senza alcun futuro certo.
Luca Bagatin
Pubblicato in : Invito alla letturaTag: 68, capitalismo, comunismo, figlio, futuro, giovani, lavoro, lorenzo vitelli, Michel Clouscard, movimento, nuove generazioni, parigi

Info Luca Bagatin

Nato a Roma il 15 febbraio 1979, blogger dal 2004 (www.lucabagatin.ilcannocchiale.it e oggi www.amoreeliberta.blogspot.it), in passato collaboratore del quotidiano nazionale “L’Opinione delle Libertà” e de “La Voce Repubblicana”, oltre che di riviste di cultura esoterica e Risorgimentale.
Ha fondato nel maggio 2013 il pensatoio (anti)politico e (contro)culturale “Amore e Libertà (www.amoreeliberta.blogspot.it).
Suoi articoli sono stati pubblicati in Francia, Belgio, Serbia, Brasile e Nicaragua e tradotti anche in tedesco e spagnolo.
E’ autore dei saggi “Universo Massonico” con prefazione del prof. Luigi Pruneti; “Ritratti di Donna” con prefazione di Debdeashakti; “Amore e Libertà – Manifesto per la Civiltà dell’Amore” con prefazione del principe Antonio Tiberio di Dobrynia; “L’Altra Russia di Eduard Limonov – I giovani proletari del nazionalbolscevismo” con prefazione di Sandro Teti e di “Ritratti del Socialismo” con prefazione di Ananda Craxi.
E’ redattore della rivista di geopolitica “BRICS & Friends”

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Luca Bagatin

    22 Settembre 2016 alle 15:59

    Direi che c’è una differenza abissale fra il comunismo inteso da Marx ed Engels e quando accaduto in Unione Sovietica. A cominciare dal fatto che Marx teorizzò l’avvento di una società comunista nei Paesi industrializzati e non già in Paesi industrialmente poco sviluppati come la Russia del 1917.
    Da dire anche che Lenin elaborò il sistema dei Soviet, ovvero di democrazia popolare diretta, mutuando molto dagli ideali anarchici, ma quel sistema sfumò presto in favore di una eccessiva burocratizzazione del sistema.
    Clouscard mi pare piuttosto un marxista delle origini che un amante del regime sovietico, ovvero dell’avvento del capitalismo di Stato che certo non è migliore del capitalismo di mercato.
    Sulla sinistra, dice bene Michéa (di cui ho scritto in altri articoli), ovvero che essa è da sempre la rappresentante della borghesia progressista e bottegaia e non già dei ceti popolari. E’ un grande equivoco, infatti, definire il termine “socialismo” come espressione della sinistra.
    Il socialismo da sempre rappresentò i ceti popolari (potrebbe infatti essere identificato con il populismo russo di fine ‘800) oltre la destra e la sinistra. Da notare infatti che né Marx, né Engels, Proudhon e altri socialisti dell’epoca MAI si definirono o si richiamarono alla sinistra.
    Non esiste dunque una “fasulla sinistra”, ma la sinistra, ovvero la rappresentanza dei borghesi progressisti contrapposti non solo ai ricchi aristocratici ed oligarchi, ma anche al popolo nel suo complesso ed ai ceti proletari.
    Direi, in generale, che più di ritrovare il piacere del vecchio Nokia, si dovrebbe ritrovare il piacere del vivere in comune, secondo regole di moralità ed affettività, piuttosto che sulla base del freddo diritto codificato dalle leggi dello Stato.

    Rispondi
  2. paolo francia

    22 Settembre 2016 alle 09:25

    Interessanti considerazioni, molte cose sono purtroppo vere, manca pero’ di quel periodo l’altra metà del cielo. Mentre al filosofo comunista la Parigi del ’68 permetteva di filosofeggiare, nel blocco dell’Est d’Europa la realtà era purtroppo altra. Diciamo che un male ha sostituito l’altro, ma tra i due mali bisogna scegliere sempre il male minore.
    Penso, alla luce della distruzione attuale di libertà, giustizia, lavoro, che sono diventati anch’essi dei beni di consumo, che se il comunismo dell’epoca si fosse comportato bene (come dire se mia nonna avesse avuto le ruote…), ci sarebbero oggi molti piu’ valori persi, piu’ uguaglianza nel rispetto delle classi sociali che si livellano solo per il denaro e non per la cultura. Verissimo che la fasulla sinistra europea si sia trasformata in bieca destra, peggiore anche dell’originale, poiché pretende avere un marchio di fabbrica per attirare il popolo a votarla ma distruggendo tutto quello che di sinistra poteva avere. La riforma del codice del lavoro qui in Francia è il trionfo del capitalismo e la fine di battaglie decennali per i diritti dei lavoratori, in nome delle ragioni dei piu forti. Circolate gente, non ce n’é piu per nessuno, solo per pochi, questo il succo.
    Non dimentichiamo che nell’Est non avevano neanche il necessario, figuriamoci il superfluo, mentre i capi vivevano nel lusso sguaiato e indecente.
    La nuova schiavitu’ e mancanza di libertà la si ha con i social, con la massificazione del cibo patacca che provoca cancri e arricchisce i re della farmaceutica, che ci lava il cervello con le pubblicità di auto che nessuno vuole piu far circolare. Un mondo faslamente libero, dove il superfluo sono i maledetti telefoni con le loro applicazioni per lo piu inutili che ormai hanno drogato i cervelli. Ognuno si difenda, da solo, nel suo piccolo. Io ancora non ho ceduto ad alcuna sirena, non ho smartphone, né app, ne facebook, ne blog o tweet.
    Ho pensato che il massimo della tecnologia, spesso utile, potesse essere il portatile e un pc e da la non mi sono piu mosso, Fate cosi anche voi, ritrovate il piacere di un vecchio Nokia e di un buon pc, del resto non ne abbiamo bisogno.

    Rispondi
    • Giampaolo

      23 Settembre 2016 alle 14:19

      Magari Paolo. Il mondo non si fermera…. fino alla sua distruzione (quello umano intendo).

      Rispondi

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