Viviamo nell’epoca del superfluo, dell’effimero, del liquido, del perennemente instabile. E’ l’epoca della modernità; dell’urbanizzazione selvaggia e degli eco-mostri; dello sradicamento delle campagne par approdare alle città; dello sradicamento di interi popoli che pensano – illusoriamente – che, approdando in Occidente, risolveranno tutti i loro problemi e godranno anche loro illimitatamente. E’ l’epoca dell’avvento della classe media che consuma senza produrre, alimentando una spirale senza fine di oggetti e gadget superflui e voluttuari.
Questo il fulcro del pensiero di Michel Clouscard condensato nel saggio breve di Lorenzo Vitelli, edito dalle Edizioni Circolo Proudhon e dal titolo “Un comunista a Parigi nel ’68”. Unico saggio italiano dedicato al filosofo francese.
Direi che c’è una differenza abissale fra il comunismo inteso da Marx ed Engels e quando accaduto in Unione Sovietica. A cominciare dal fatto che Marx teorizzò l’avvento di una società comunista nei Paesi industrializzati e non già in Paesi industrialmente poco sviluppati come la Russia del 1917.
Da dire anche che Lenin elaborò il sistema dei Soviet, ovvero di democrazia popolare diretta, mutuando molto dagli ideali anarchici, ma quel sistema sfumò presto in favore di una eccessiva burocratizzazione del sistema.
Clouscard mi pare piuttosto un marxista delle origini che un amante del regime sovietico, ovvero dell’avvento del capitalismo di Stato che certo non è migliore del capitalismo di mercato.
Sulla sinistra, dice bene Michéa (di cui ho scritto in altri articoli), ovvero che essa è da sempre la rappresentante della borghesia progressista e bottegaia e non già dei ceti popolari. E’ un grande equivoco, infatti, definire il termine “socialismo” come espressione della sinistra.
Il socialismo da sempre rappresentò i ceti popolari (potrebbe infatti essere identificato con il populismo russo di fine ‘800) oltre la destra e la sinistra. Da notare infatti che né Marx, né Engels, Proudhon e altri socialisti dell’epoca MAI si definirono o si richiamarono alla sinistra.
Non esiste dunque una “fasulla sinistra”, ma la sinistra, ovvero la rappresentanza dei borghesi progressisti contrapposti non solo ai ricchi aristocratici ed oligarchi, ma anche al popolo nel suo complesso ed ai ceti proletari.
Direi, in generale, che più di ritrovare il piacere del vecchio Nokia, si dovrebbe ritrovare il piacere del vivere in comune, secondo regole di moralità ed affettività, piuttosto che sulla base del freddo diritto codificato dalle leggi dello Stato.
Interessanti considerazioni, molte cose sono purtroppo vere, manca pero’ di quel periodo l’altra metà del cielo. Mentre al filosofo comunista la Parigi del ’68 permetteva di filosofeggiare, nel blocco dell’Est d’Europa la realtà era purtroppo altra. Diciamo che un male ha sostituito l’altro, ma tra i due mali bisogna scegliere sempre il male minore.
Penso, alla luce della distruzione attuale di libertà, giustizia, lavoro, che sono diventati anch’essi dei beni di consumo, che se il comunismo dell’epoca si fosse comportato bene (come dire se mia nonna avesse avuto le ruote…), ci sarebbero oggi molti piu’ valori persi, piu’ uguaglianza nel rispetto delle classi sociali che si livellano solo per il denaro e non per la cultura. Verissimo che la fasulla sinistra europea si sia trasformata in bieca destra, peggiore anche dell’originale, poiché pretende avere un marchio di fabbrica per attirare il popolo a votarla ma distruggendo tutto quello che di sinistra poteva avere. La riforma del codice del lavoro qui in Francia è il trionfo del capitalismo e la fine di battaglie decennali per i diritti dei lavoratori, in nome delle ragioni dei piu forti. Circolate gente, non ce n’é piu per nessuno, solo per pochi, questo il succo.
Non dimentichiamo che nell’Est non avevano neanche il necessario, figuriamoci il superfluo, mentre i capi vivevano nel lusso sguaiato e indecente.
La nuova schiavitu’ e mancanza di libertà la si ha con i social, con la massificazione del cibo patacca che provoca cancri e arricchisce i re della farmaceutica, che ci lava il cervello con le pubblicità di auto che nessuno vuole piu far circolare. Un mondo faslamente libero, dove il superfluo sono i maledetti telefoni con le loro applicazioni per lo piu inutili che ormai hanno drogato i cervelli. Ognuno si difenda, da solo, nel suo piccolo. Io ancora non ho ceduto ad alcuna sirena, non ho smartphone, né app, ne facebook, ne blog o tweet.
Ho pensato che il massimo della tecnologia, spesso utile, potesse essere il portatile e un pc e da la non mi sono piu mosso, Fate cosi anche voi, ritrovate il piacere di un vecchio Nokia e di un buon pc, del resto non ne abbiamo bisogno.
Magari Paolo. Il mondo non si fermera…. fino alla sua distruzione (quello umano intendo).