Piccoli uomini e un grande progetto, liberalizzare l’Italia. Il centro destra italiano è tutto qui. Naturalmente non si può generalizzare. Non è che “tutto” il ceto politico della Casa delle Libertà sia sotto la media, ma la maggior parte si e le mele marce sciupano quelle buone. L’ultimo caso è Messina. Al ballottaggio ha vinto il candidato di quel centro sinistra che, al primo turno, aveva perso, alla grande, nella elezione del consiglio comunale. E’ stato detto che la spiegazione della sconfitta è da ricercarsi nel calo consistente degli elettori fra il primo e il secondo turno. Tutto vero. Ma perché gli elettori sono calati? C’è una sola spiegazione possibile. Mancata identificazione con il candidato sindaco. Il fatto è che Messina non è un caso isolato. Tutt’altro. E’ l’ultimo anello di una catena impressionante. Solo che non c’è peggio sordo di chi non vuole sentire. Forza Italia continua ad essere un partito autoreferenziale. Difficilissimo entrare, si fa carriera solo per cooptazione e quando si capisce che uno può fare ombra si sbarra subito la strada. Basta vedere quello che succede in Toscana. La nostra comunque è la regola generale. Nel 1994 e nel 2001, ma in fondo anche nel ’96, perché la Casa delle Libertà perse solo per i meccanismi delle alleanze pur avendo più voti, il progetto, nel giudizio degli elettori, riuscì a prevalere sulla generalmente cattiva qualità dei candidati. Nel 2006 il miracolo difficilmente si ripeterà. E forse è giusto così, con buona pace dei bisogni e delle necessità del Paese. Ci vorrebbe una rifondazione dal basso, sul tipo della autoconvocazione dei socialisti di base che è stata fatta in Veneto. Ma forse è sperare troppo.
Messina: dura lezione per la CdL
Messina non è un caso isolato. Tutt’altro. E’ l’ultimo anello di una catena impressionante.

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