
L’incertezza continua a dominare la scena in mercati che si dimostrano erratici e privi di movimenti direzionali, a causa delle componenti esogene che ne influenzano le price action in modo caotico. Le ragioni sono sempre le solite ovvero la combinazione di dichiarazioni dei banchieri centrali Usa unitamente ai dati americani che creano caos per le diverse interpretazioni che a volte sembrano emergere. Gli ultimi dati Usa sul mercato immobiliare hanno deluso le attese, visto che le domande di mutui sono scese al livello più basso dal 1995, sebbene i nuovi cantieri siano cresciuti del 7% mensile rispetto al -12.5% di agosto. I permessi edilizi registrano un calo del 4.4% rispetto al +6.8% di agosto. Il dato uscito ieri, invece, e relativo all’indice S&P composite Pmi è salito a 51 ad ottobre, rispetto al 50.2 di settembre Si tratta dell’espansione più rapida a partire dal mese di luglio. Congiuntamente dobbiamo segnalare che qualche banchiere centrale americano (Harker e Bostic su tutti) comincia ad ostentare prudenza sulla necessità di nuovi rialzi. L’insieme di queste notizie in aggiunta a dati contraddittori, stanno creando alta volatilità di breve ma in assenza di direzionalità. I mercati azionari Usa hanno guadagnato in ragione di trimestrali positive, mentre al contempo, i rendimenti dei titoli di Stato Usa, con il decennale che aveva toccato quota 5%, hanno ripiegato tornando a ridosso di 4.8%. Sui cambi, dopo una discesa di un paio di sedute, il dollaro ha corretto dopo la pubblicazione dei Pmi ed è tornato a ridosso dei primi punti di resistenza chiave. Wall Street, come detto, ieri ha chiuso con il Dow Jones a +0.62%, l’S&P a +0.73% e il Nasdaq a +0.93%m con 10 su 11 settori S&P che hanno chiuso in positivo.
VALUTE
Sui cambi Euro e Sterlina, che erano salite quasi a 1.0700 e 1.2290, hanno ripiegato sulla scia dei dati positivi che alimentano la forza di valuta rifugio della divisa americana. Anche il Franco svizzero resta sugli scudi, specie contro euro a 0.9460, non lontano dai minimi di lungo periodo a 0.9400. Euro a 1.0600 con Cable a 1.2170 con un quadro tecnico altamente incerto e passibile di ogni tipo di movimento, al rialzo o al ribasso, Le correlazioni però sono saltate in quanto, con la discesa dei rendimenti dei titoli di stato, e il ribasso degli indici di rischio come il Vix, sceso da 18.9 da 22, il dollaro dovrebbe perdere quota ed invece per il momento tiene. Il UsdJpy intanto, nonostante qualche tentativo di discesa rimane pericolosamente attaccato a quota 150.00 e in assenza della Boj questo è un fatto scontato, in ragione di un delta tasso di interesse che pesa come un macigno sui venditori di dollari. Tecnicamente non ci sono ancora segnali di inversione, tantomeno divergenze che ne possano aumentare le probabilità di correzione. Segnaliamo il movimento di AudNzd, specie dopo la pubblicazione dell’inflazione in Australia, in crescita del 5.4% su base annua nel terzo trimestre, inferiore al consensus (+5.3%). Si tratta del valore più basso dal primo trimestre del 2022, con un calo dei prezzi di beni e servizi. AudNzd sopra quota 1.0900, vicino a livelli di resistenza importanti a 1.0920 30 area. Sul fronte materie prime segnaliamo la stabilizzazione del petrolio con il Wti in area 83.50 e il Brent a 88. Pesano in questo momento i timori di riduzione della domanda, considerata la contrazione dell’attività economica nel vecchio continente, nel quale aleggia lo spettro della recessione, alimentata pure dalle questioni geopolitiche relative ai conflitti in atto in Ucraina e in Israele. Sul fronte dati ricordiamo che oggi è attesa la decisione della Bank of Canada sui tassi, attesi invariati al 5%, ma in precedenza sarà pubblicato l’Ifo tedesco, ovvero l’indice del settore industriale, atteso ancora in calo.
Saverio Berlinzani

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