
Nella prima domenica di dicembre è stata assegnata la Menzione Dinanimista: la poesia che difende l’anima del mondo, un riconoscimento che nasce per celebrare chi usa la poesia non come ornamento, ma come atto di responsabilità verso l’essere umano.
Per questa prima edizione 2025, la scelta è ricaduta su due voci fondamentali della poesia italiana contemporanea: Maurizio Cucchi e Maria Grazia Calandrone.
Due autori che ricordano quanto la parola poetica possa ancora custodire l’umanità che rischiamo di perdere.
Il riconoscimento viene assegnato esclusivamente online, perché il Dinanimismo non appartiene ai salotti letterari: vive fuori dalle stanze autoreferenziali, là dove la poesia incontra la realtà e l’uomo.
Per Maurizio Cucchi, la motivazione recita:
«Con la sua scrittura limpida e magnetica, ci ricorda che il cuore del mondo batte anche nei luoghi più silenziosi.
La sua poesia è fatta di realtà concreta: periferie, vite comuni, esistenze che il ritmo del presente vorrebbe cancellare.
Cucchi dà voce a chi rischia di sparire, custodisce una memoria che resiste al tempo e alla negligenza».
Per Maria Grazia Calandrone:
«Incarna la poesia che agisce, che incontra la vita reale.
Le sue parole non restano sul foglio: entrano nelle scuole, nelle carceri, nei luoghi della fragilità.
La sua poesia è cura, resistenza, gesto politico dell’amore.
Un ponte verso chi non ha voce, un invito alla responsabilità umana».
Il Dinanimismo, attivo dal 2009, difende una visione semplice e insieme radicale: la poesia deve muovere, toccare, prendersi cura del mondo.

Questa Menzione premia chi fa vivere i versi nella realtà, ben oltre la pagina. La fama non è un parametro: possono essere autori celebri o completamente fuori dal mainstream.
Conta solo la forza etica della parola.
Gli insigniti non diventano parte del movimento, né gli devono alcun impegno: vengono riconosciuti semplicemente per ciò che sono e per ciò che fanno.
In questo spazio, dove l’attualità incontra la poesia, condividiamo alcuni versi dei due autori premiati (nei limiti del diritto d’autore).
Perché la poesia — quella vera — può ancora cambiare il mondo. Magari un passo alla volta. Magari partendo proprio da noi.
FUTURO
di Maurizio Cucchi
( Tratta da: ” Nel Vasto territorio tossico” Ed. Interlinea 2021 )
Vorremmo un’idea per un mondo
civile, nuovo sulle spalle dei secoli,
un’idea da mettere in comune,
ricca di argomenti e cose,aperta a un vivo presente
in costante divenire su se stesso,
lontano da ogni miserabile
forma di rissa, basatosulla bellezza dell’esserci
intimo e privato, quotidiano,
lontano dal varietà di massa,
dall’arroganza incompetentedall’ignoranza supponente.
Poesia-sudario per Genova 14 agosto 2018
di Maria Grazia Calandrone
( Tratta da: “Giardino della gioia” Ed. Mondadori 2019 )
Il sudario si chiama sudario
perché assorbe gli umori
dei morti. Viene deposto
sul volto, per nascondere allo sguardo dei vivi
il lavorio della morte
nei lineamenti amati, le enfiagioni
e lo scavo finale, la riduzione all’osso, che riporta
la materia conclusa di un corpo nel non finito dell’altra
materia, all’indistinto delle zolle e degli astri.
Il sudario è deposto per pudore
sul volto, perché quel volto smetta di finire
sotto i nostri occhi. Così vorrei
che le parole, poiché non possono asciugare davvero
neanche una goccia
del vostro sangue, ricordassero almeno
la vita, il celeste profondo
o la rosa canina fra i paranchi
che vi ha fatto sorridere
per la sua ostinazione d’essere viva
nel cantiere perpetuo del porto
luminoso di sole morente
o l’altro sole, la grandezza radiale dell’alba
sollevata tra guizzi di reale come un rinascimento.
Mondo contemporaneo che vai a morire
tra i gabbiani delle periferie,
sotto la rotazione della Via Lattea come una verde insonnia dell’universo
che non ci guarda, mondo che sei questo infinito esistere che non contempla
i mortali, senza nome e cognome torneremo cose
tra le cose, senza involucri e senza nostalgia ritorneremo
all’indifferenziato delle stelle. Ma adesso, adesso
che siamo viviRoma, 15 agosto 2018

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