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Memorie dal sottosuolo (citando Dostoevskij)

Ancora una volta Benevento restituisce un piccolo pezzo della sua storia. Una testimonianza della vivacità e dalla grande cultura che hanno caratterizzato il capoluogo sannita nel corso dei secoli.

di Daniela Piesco | 10 Giugno 2020

E dal sottosuolo emergono, ancora una volta, gioielli archeologici, questa volta sotto forma di tombe longobarde.

Ancora una volta Benevento restituisce un piccolo pezzo della sua storia. Una testimonianza della vivacità e dalla grande cultura che hanno caratterizzato il capoluogo sannita nel corso dei secoli.

La città,infatti, vanta un cospicuo patrimonio storico-artistico e archeologico, frutto delle varie dominazioni ed affiliazioni susseguitesi nel corso della sua storia.

E’di questa settimana la notizia del ritrovamento di strutture riferibili all’età romana e due sepolture databili all’età longobarda, prive di corredo e materiali nei pressi di Ponte Leproso, esattamente in via Antico Sannio e, come spesso accade, in concomitanza con uno scavo per la manutenzione dei sottoservizi.

Le tombe sono emerse nell’ambito dei lavori richiesti dall’EAV per la realizzazione della linea fognaria nell’area compresa tra il Ponte Leproso e la stazione ferroviaria “Appia”.

Gli operai nel corso degli scavi hanno riportato alla luce gli antichi resti e sul posto sono intervenuti gli archeologi della soprintendenza che hanno ritenuto di subordinare ogni attività di scavo alla verifica preliminare e preventiva, con l’obiettivo di tutelare eventuali beni archeologici presenti nella zona.

Come è noto, infatti, l’area in questione rappresenta uno snodo cruciale della città antica e post-antica, essendo attraversata nell’antichità dalla via Appia e trovandosi a breve distanza da Ponte Leproso e dall’Anfiteatro Romano.

Secondo la leggenda, Benevento venne fondata intorno al 1200 a.c. dall’eroe greco Diomede dopo aver ucciso un grosso cinghiale che infestava le campagne circostanti. Per tale motivo, il cinghiale sarebbe diventato il simbolo della città.

Le ricerche archeologiche, invece, non hanno restituito nessun tipo di elemento riconducibile al II millennio a.c., anzi, gli scavi condotti nella zona Cellarulo, nei pressi della confluenza tra i due fiumi beneventani, zona da tutti indicata come zona di primo insediamento, hanno restituito oggetti riconducibili solo ed esclusivamente alla civiltà sannitica.

Non è infatti da escludere che il Cinghiale fosse in realtà l’animale totemico seguito dai Sanniti durante il loro Ver Sacrum di fondazione di Malies – Maloenton. Come molti sanno, infatti, il Cinghiale è l’animale sacro ai Caudini, una delle 4 tribù federate degli antichi Sanniti.

Ad ogni modo, al termine delle guerre sannitiche, Benevento, nel 290 a.C., diventa una colonia romana. Sarà proprio qui che i romani riusciranno a sconfiggere Pirro nel 275 a.C e il felice evento spingerà i romani a cambiare nome alla città, che da Maleventum diventa appunto Beneventum.

Il processo di romanizzazione della città avrà un’accelerazione nel corso della seconda guerra punica, quando Benevento si dimostrerà fedele a Roma inviando migliaia di volontari a contrastare l’avanzata di Annibale (214 a.C.), e raggiungerà l’apice nell’86 a.C. quando la città diventa Municipio Romano (S.P.Q.B.).

Cominciò per Benevento il periodo più florido della sua storia: la città fu  sede di scambi commerciali e fermenti culturali per via del suo posizionamento sulla Via Appia;numerose opere pubbliche fecero di Benevento una vera e propria meta turistica, la popolazione crebbe e prosperò

Le indagini nell’area proseguiranno sotto la direzione scientifica della Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province di Caserta e Benevento al fine di poter precisare l’estensione dei rinvenimenti, definirne le cronologie e consentire così l’individuazione di soluzioni progettuali per la realizzazione delle opere progetto.

L’area è un enorme museo sotterraneo, la porta di ingresso alla città antica, su quei ciottolati passò anche Orazio, il poeta della Satire.

Le viscere di Benevento restituiscono vestigia longobarde,  tra il sesto e il nono secolo, testimonianze che impongono il dovere della cura di quanto il tempo ha gelosamente custodito per secoli.

Insomma un “nuovo mondo” sotto la terra beneventana ci aspetta..

Vorrei concludere ricordando solo che dal giugno del 2011 la chiesa di Santa Sofia, edificata nel 760 dal duca longobardo Arechi II, è entrata a far parte del patrimonio dell’umanità UNESCO all’interno del sito seriale Longobardi in Italia: i luoghi del potere.

E che simbolo della città è l’arco di Traiano che risulta essere uno degli archi trionfali romani con rilievi meglio conservati

Daniela Piesco

Pubblicato in : EditorialeTag: 2011, chiesa, italia, notizia, processo, roma

Info Daniela Piesco

Avvocato, giornalista pubblicista, direttore responsabile del quotidiano online “L’Eco del Sannio” di Benevento, condirettore del giornale internazionale on line “Radici”. Appassionata di cultura, politica e attualità scrive su “L’Eco di Milano e Provincia”, sul “Corriere Nazionale”, sul “Corriere di Puglia e Lucania” e su “Stampa Parlamento”.
“Sono fermamente convinta, prendendo a prestito le parole di Moravia, che quando le informazioni mancano, le voci crescono.”

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Nicola Piesco

    13 Giugno 2020 alle 02:57

    Articolo sublime ,senza essere di parte.

    Rispondi
  2. Anna Rita Piesco

    11 Giugno 2020 alle 12:59

    Bello rileggere la storia della nostra città che costituisce un vanto per tutti i sanniti.

    Rispondi

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