
Jacob Burckhardt li chiamava i “terribili semplificatori”; politici e pensatori che ritenevano di poter risolvere i problemi del mondo con semplici parole d’ordine, senza tenere alcun conto della complessità della realtà. Aspira evidentemente a rientrare in questa categoria la presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, che, forse, almeno si spera, non potrà essere eccessivamente “terribile” per la scarsità delle sue forze come per l’inadeguatezza del gruppo dirigente che l’attornia osannante.
“Dio, patria e famiglia”, questo il programma della Meloni che suona in questi tempi piuttosto singolare. Sembra di essere alle Crociate. Quale Dio? Quello cristiano medievale che impartisce direttive ai regnanti o il Dio dei dogmi incapace di parlare all’uomo contemporaneo. E se il Dio cristiano parla attraverso il Pontefice, perché la Meloni ignora completamente il messaggio di pace del Papa e preferisce un’ubbidienza totale e incondizionata a Joe Biden, non certo maestro di virtù, per non vedere incrinato l’appoggio occidentale e soprattutto della Nato. Qui Dio non deve far nulla?
Quale patria? La patria degli Stati Europei culminata nella strage della prima guerra mondiale (con il corollario della seconda) che con la sua guerra civile ha posto fine a ogni grandezza dell’Europa?
Quale famiglia? Quella tradizionale con la superiorità legale dell’uomo sulla donna, della convivenza forzata anche nel caso di crisi perché il Dio della Meloni sicuramente non ammette il divorzio?
“Dio, patria, famiglia”, è uno slogan ottocentesco. E’ veramente un progresso sull’oggi? Quello che spaventa è l’impreparazione della Meloni nell’individuare e affrontare i problemi di oggi.
Ginevra Matiz

Lascia un commento