
Con il Melonellum, nella versione oggi in discussione, il premio nazionale di maggioranza sarebbe di: 70 seggi alla Camera e 35 seggi al Senato
Quindi 105 seggi complessivi.
La soglia per far scattare questo premio è il 42% dei voti, proprio la percentuale attribuita dai sondaggi attorno a cui si aggira sia il centrodestra sia il centrosinistra.
Per essere sicuro di vincere il premio con 105 seggi il centrodestra deve aggiungere Vannacci che portando i voti dei neofascisti più integralisti trascina la coalizione al 45 per cento.
Faccio una previsione: Vannacci, con i suoi camerati di nuovo e vecchio conio, vedrete che sicuramente farà l’accordo con Meloni e insieme si spartiranno volentieri i seggi premio che consentiranno alla coalizione di avere una maggioranza in Parlamento pari al 55 per cento.
Una vera e propria legge truffa. A cui si aggiunge l’indicazione del capo del governo sulle schede per togliere questo potere di nomina al Presidente della Repubblica.
Si delinea una democrazia a tendenza plebiscitaria e autoritaria.
Il centrosinistra deve reagire con tutta la sua forza a questo tentativo di stravolgere la democrazia costituzionale e battersi per una legge proporzionale con le preferenze.
Allo stesso tempo, se dovesse passare il Melonellum, nessuno può essere così ottuso da non capire che per battere la destra occorre unire tutta quanta l’opposizione democratica, senza ambiguità e senza giochi tattici.
Ovviamente, fermo restando che il primo punto ddl programma sarà la legge elettorale che sopra ho descritto proporzionale con le preferenze.
Questo è il vero grande scontro che abbiamo davanti.
Da una parte c’è l’idea della democrazia costituzionale: il voto dei cittadini, la rappresentanza, il Parlamento come luogo del confronto, del controllo e dell’equilibrio tra i poteri. Una democrazia nella quale chi governa deve cercare il consenso, rispondere agli elettori, misurarsi con le opposizioni nella società e nelle istituzioni.
Dall’altra parte c’è una concezione sempre più plebiscitaria e proprietaria del potere. Il cittadino vota, ma deve soprattutto incoronare un capo. Il Parlamento non deve rappresentare la società, ma garantire stabilità al governo. Gli eletti non devono rispondere ai cittadini, ma alle segreterie che li hanno messi in lista.
Oggi, la battaglia politica cruciale riguarda il modo stesso in cui si intende la democrazia.
Tutte le forze di opposizione devono capirlo ed affrontare con coraggio e con fiducia questo scontro: gli italiani non sono certo disposti a vedere stravolgere la Costituzione e ad accettare che il loro diritto di essere adeguatamente rappresentati sia manipolato e trasformato in una delega plebiscitaria al capo.
Enrico Rossi

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