Adesso li vogliono tutti perché fanno vita moderna ed ecologica: i tram. Una città con tramvia moderna e funzionale è percepita e anche vissuta come città d’avanguardia e verde.
Ci sono esempi recenti di realizzazioni di tramvie in Italia come all’estero che hanno trasformato la vita nelle città; a Bordeaux c’è un tram “democratico” che congiunge e unisce quartieri lontani, a Firenze siamo alla terza linea, poi Padova e Innsbruck con il suo tram rosso antico che costeggia il centro storico quasi come quello d Bordeaux. .
Silenzioso e soffice è il suo percorso, direbbe il cronista poeta, ascoltando il piccolo sibilo che il tram di Bordeaux emette a pochi metri dall’ingresso della cattedrale.
A Firenze siamo arrivati a tre linee dalla prima Scandicci Santa Maria Novella alla nuova ultima Fortezza Careggi. Lo slogan gigliato: Un due tre Tramvia. Mica male. Nove anni di lavori e cantieri, ritardi e problemi vari ma alla fine ce l’hanno fatta anche i fiorentini.
A Brescia in cinque anni si sono fatti addirittura una metropolitana dallo stadio Mompiano a San Polo toccando ospedale centro, università e via pilotando.
Anche Mantova aveva i suoi tram, periodo prima metà del 900, in città (c’è una bellissima foto di Eros Vecchi con il tram in piazza Erbe) e anche fuori per andare alle Grazie ad esempio.
Poi la gomma ha cambiato tutto. A Milano no. Nella metropoli più simbolica d’Italia i sono riusciti a mantenere tram storici e nuovi bus, nuove metropolitane e linee di superficie a ferro. Epici i primi tram di Milano finiti anche nelle canzoni popolari: “Ma mi” cantata tra gli altri da Ornella Vanoni.
Nella canzone il protagonista, rinchiuso nel carcere di San Vittore e sopraffatto dalla nostalgia, identifica con il fracasso dei tram di Milano la vita che scorre oltre le mura: “Sòta a sti mur /passen i tram/ fracass e vita del mè Milan.” (Sotto a queste mura/passano i tram/ fracasso e vita della mia Milano). Coincidenze.
Non solo di tram ma anche tappe storiche. A Firenze parte la terza Tramvia proprio nel Novantesimo anniversario del primo Tram di Milano. Nel capoluogo lombardo entravano in servizio famose vetture tranviarie chiamate “Carrelli” o Serie “1500”oppure ancora “Ventotto” , nome preso proprio dall’anno di introduzione all’esercizio. Dalla caratteristica manovella di comando è nato il nome che in milanese significa tranviere per antonomasia: il “manetta“.
Il rumore del tram, dicevamo, fa molto Milano: ta, tra-tra. Ricordo i miei anni di lavoro nel palazzo di corso Sempione e facevo a meno dell’orologio e mi regolavo con il ta, tratra del tram, numero 1. Mito. Così a Roma i tram che entrano nei film del neorealismo. Tram in città e poi quella linea epica Roma Castelli Romani che funzionò per 58 anni. Un sogno ad occhi aperti.
Adesso il ritorno moderno del tram e della tramvia e per alcune città quasi avveniristico con queste vetture a jumbo spaziale: il tutto per cercare di risolvere l’angosciante e spesso drammatico problema dello spostamento nelle grandi città. La città moderna viene dall’antica saggezza. Dei tram.
Fabrizio Binacchi

Sì. è molto bello ragionare e rievocare, ma perché a Firenze le tanto lodate giunte La Pira, Bargellini e altre nullità che mi sfuggono, decisero lo smantellamento delle linee tramviarie e di filobus, anziché rinforzarle? Perché Milano è riuscita a conservare i suoi tram storici, e a Firenze le amministrazioni degli ignoranti rivestiti, ché di nient’altro si trattò, hanno avvelenato la città per sessanta anni contribuendo probabilmente al suo squilibrio urbanistico, e ad una crescita abitativa incoerente e inutile rispetto all’offerta di lavoro da cui dipende l’urbanizzazione, creando le premesse dell’industria turistica che ha distrutto la città?