Dunque, heri dicebamus: occorre difendersi nei processi, non dai processi. Lo ricordate tutto l’ambaradan dei giustizialisti in pantofole, adoratori, tutti, del manettaro Antonio Di Pietro e del supremo cantore di “galera subito, galera per tutti”, il manettologo Marco Travaglio?
Scassavano i santissimi, sempre con l’aria di chi deve riscuotere un altrui debito: andate dai giudici e fatevi processarre. Obiettavi che non bisogna esagerare con la galera? No, galera subito, chè poi uno c’ha il processo, e lo dica lì che gli girano gli zebedei. Avanzavi il sospetto che i PM guardavano da una parte sola, una sorta di strabismo da pandette e pantaciute? Si vedrà ai processi, purchè ci si presenti, preferibilmente in ceppi.
Quasi pareva vero fino a quando non siamo giunti all’ Anno zero, inteso come percorso a ritroso e programma televisivo. Lo celebra Michele Santoro, che non è un giornalista ma la summa dell’unico conflitto di interessi tollerato dai puri e duri delle merende, quello in campo giudiziario. Una volta la settimana, infatti, orchestra processi nei quali egli è, al tempo stesso accusatore e giudice, manipolando, come se non bastasse, testimoni, inquadrature, suoni e luci e facendosi persino aiutare da spalle sparlanti come lo stesso Travaglio e caricaturanti come Vauro.
In questo processo e non da questo processo, voleva difendersi l’ex Presidente della Sicilia Toto’ Cuffaro, che sarà pure un vasa vasa e un condannato in primo grado per favoreggiamento ma avrà pure diritto, se non alla presunzione di innocenza fino a sentenza passata in giudicato, almeno ad assistere al proprio processo. E invece no, non glielo hanno consentito.
Quando si dice i giornalisti impegnati: allo scoop preferiscono raggiungere lo scopo. Il loro.
MEGLIO DIFENDERSI DAI PROCESSI
Dunque, heri dicebamus: occorre difendersi nei processi, non dai processi. Lo ricordate tutto l’ambaradan dei giustizialisti in pantofole, adoratori, tutti, del manettaro Antonio Di Pietro e del supremo cantore di “galera subito, galera per tutti”, il manettologo Marco Travaglio?
Scassavano i santissimi, sempre con l’aria di chi deve riscuotere un altrui debito: andate dai giudici e fatevi processarre. Obiettavi che non bisogna esagerare con la galera? No, galera subito, chè poi uno c’ha il processo, e lo dica lì che gli girano gli zebedei. Avanzavi il sospetto che i PM guardavano da una parte sola, una sorta di strabismo da pandette e pantaciute? Si vedrà ai processi, purchè ci si presenti, preferibilmente in ceppi.
Quasi pareva vero fino a quando non siamo giunti all’ Anno zero, inteso come percorso a ritroso e programma televisivo. Lo celebra Michele Santoro, che non è un giornalista ma la summa dell’unico conflitto di interessi tollerato dai puri e duri delle merende, quello in campo giudiziario. Una volta la settimana, infatti, orchestra processi nei quali egli è, al tempo stesso accusatore e giudice, manipolando, come se non bastasse, testimoni, inquadrature, suoni e luci e facendosi persino aiutare da spalle sparlanti come lo stesso Travaglio e caricaturanti come Vauro.
In questo processo e non da questo processo, voleva difendersi l’ex Presidente della Sicilia Toto’ Cuffaro, che sarà pure un vasa vasa e un condannato in primo grado per favoreggiamento ma avrà pure diritto, se non alla presunzione di innocenza fino a sentenza passata in giudicato, almeno ad assistere al proprio processo. E invece no, non glielo hanno consentito.
Quando si dice i giornalisti impegnati: allo scoop preferiscono raggiungere lo scopo. Il loro.

“Michele Santoro…. orchestra processi nei quali egli è, al tempo stesso accusatore e giudice, manipolando, come se non bastasse, testimoni, inquadrature, suoni e luci….”.
Appunto .Bisogna riconoscere che Santoro è bravo ,ma proprio perché non si mette nei panni del giudice – se lo facesse rischierebbe querele-,ma ,sullo stile del compianto Enzo Biagi , accenna ,ipotizza ,alimenta sospetti coinvolgenti …ed in definitiva porta l’ascoltatore e fare il giudice ! Dico e non dico ,ma giudicate voi !Non io condanno ,potrebbe dire ,ma il pubblico ! E questa pratica ancestrale del giudice popolare ( ricordate il pollice verso nelle arene romane ?) è sfruttata abilmente per fare audience ,e – magari – attività politica ,che non guasta mai . Dando al popolo circenses ed a se stesso panem !
Occorrerebbe difendersi da certi processi , ma come si fa ? Gli stessi Giudici (quelli veri ),per semplificarsi le cose nel lavoro , sono costretti a ricorrere ai Media…