
Un fenomeno, quello massonico, che in Toscana abbraccia sin da subito più la sfera urbana che quella borghese e riunisce al suo interno impiegati, professionisti, commercianti ma anche artigiani piuttosto che gruppi sociali della campagna: proprietari terrieri e mezzadri o casati aristocratici (Bettino Ricasoli, “Il Barone di ferro” che faceva parte dell’aristocrazia Toscana, rifiutò il ruolo di Gran Maestro).
La storia della libera muratoria nasconde interessanti sorprese nell’epopea Risorgimentale. La massoneria, lo dice la storia, ha avuto un ruolo determinante durante il Risorgimento, di tramite, per una unità d’Italia fermamente voluta da uomini che seppero far loro quei forti ideali – retaggio della Rivoluzione Francese – di libertà, uguaglianza e fratellanza. “Il paese – sottolinea Gustavo Raffi attuale Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia – è stato costruito su un patto di fratellanza massonico. L’Unità d’Italia fu frutto di tante idealità in contrasto tra loro che vinsero lo stesso perché avevano tutte lo stesso alto contenuto etico. E’ una storia gloriosa, perlopiù sconosciuta dall’opinione pubblica.”
Storia del risorgimento e della Massoneria
Vale la pena soffermarci a raccontare la storia di quelle figure toscane che sognavano un mondo migliore e contribuirono a dare una nuova identità all’Italia e a cui, noi toscani, dobbiamo almeno parte del nostro sostrato democratico e progressista.
E’ il 1861 quando a Firenze, con l’aiuto della loggia di Livorno sopravvissuta alla persecuzione degli stati assoluti, nasce la loggia Concordia, a Palazzo Mozzi. Fra i soci, personaggi di grande spicco come il collezionista d’arte Frederick Stibbert, lo storico Pasquale Villari ed il medico chirurgo della provincia di Arezzo Ferdinando Zanetti che dopo la battaglia in Aspromonte estrasse la pallottola dalla gamba di Garibaldi.
Nel 1863 nasce, sempre a Firenze, la loggia Progresso Sociale di impronta radical-socialista e Niccolò Savio fonda il giornale “Il proletario”. I soci si distinguono per una serie di appassionate battaglie civili: le scuole serali per il popolo, l’ abolizione della pena di morte, la raccolta di sussidi per le operaie della Manifattura Tabacchi in sciopero e la promozione di società di mutuo soccorso e la cremazione sostenuta fortemente dal medico Agostino Bertani, al quale va il merito di aver fatto passare il primo codice di regolamentazione ? sanitario in Italia.
Nel 1864 è presente a Firenze, per due anni, il rivoluzionario russo Michail Bakunin che si legherà a Giuseppe Dolfi – fornaio “garibaldino” di San Lorenzo, anima popolare della Massoneria che impastava il pane della corte reale a Palazzo Pitti ma lottava per l’unità italiana – ed il triumviro democratico del governo provvisorio Giuseppe Mazzoni, avvocato di Prato, per trainare la libera muratoria italiana nella Prima internazionale.
Sono anni in cui aumenta la propensione verso l’universo popolare, nascono, come avevo accennato, le prime società volontarie di mutuo soccorso per volere dei confratelli. La “Fratellanza artigiana d’Italia” è considerata la più importante società di mutuo soccorso operaia. Pensata da Giuseppe Mazzoni e Giuseppe Dolfi, vantava ben 3mila aderenti già nei primi anni di vita.
E’sempre a Firenze, nel 1864, che Giuseppe Garibaldi viene insignito del titolo di Gran Maestro segnando il successivo orientamento della fratellanza italiana fino alla prima guerra mondiale. E ancora, Adriano Lemmi, livornese, considerato il “banchiere del risorgimento”, finanziò la Repubblica Romana nel 1849 e la spedizione di Pisacane nel 1857, sarà anche il finanziatore dei Mille di Garibaldi.
Dal 1861 in poi, la Massoneria ha affrontato anche il tema della pedagogia e dell’educazione nazionale per alcuni decenni. Una educazione laica e illuminista. Sebbene non vi siano storiografie precise e si sia cercato di cancellare le tracce del loro passato di affiliati, si possono fare, con certezza, nomi del calibro di Giovanni Pascoli e Giosuè Carducci. “Carducci, in modo particolare – sottolinea il professor Marino Biondi, docente di Storia della Critica dell’Università di Firenze – è il fiore all’occhiello della Massoneria. Sta alla Massoneria come lo spirito di Garibaldi sta alla storia del Risorgimento.”
Alla vigilia della Grande guerra, la Massoneria spingerà per l’intervento causando conflittualità tra il sentimento di patriottismo e la fratellanza, ideali massonici. La Massoneria farà un pezzo di strada col fascismo degli albori, è infatti, un affiliato a una loggia fiorentina, Amerigo Dumini, a guidare l’agguato a Giacomo Matteotti.
Nel 1923, anno dei Patti Lateranensi, il Papa chiede lo scioglimento della Massoneria. Si delinea con il fascismo una rottura netta ed esplicita che sfocerà nelle persecuzioni delle logge toscane. Il 3 ottobre 1925, data ricordata come la notte di san Bartolomeo, le 6 logge presenti a Firenze vengono devastate, perdono la vita: Giovanni Becciolini, segretario di loggia, l’avvocato Gustavo Consolo, socialista e massone e l’ex deputato del PSI Gaetano Pilati.
Dopo il ventennio, la Concordia rinascerà nel 1944, laica ed antifascista, si aprirà al partito comunista e a quello socialista.
Molti sono oggi i pregiudizi dell’opinione pubblica nei confronti della libera muratoria, dovuti perlopiù alla convinzione che la massoneria detenga un ruolo egemone, che rappresenti una regia occulta all’interno degli stati e dei governi e che le logge siano più o meno “luoghi tenebrosi”.
E non ultimo, da trent’anni, è chiamata a rispondere ai postumi dello “scossone” politico istituzionale creato da Licio Gelli e dalla P2. Un personaggio, Gelli, considerato da Gustavo Raffi: “il materassaio di Arezzo, un cancro per la Massoneria”.
Nicoletta Consumi

Io ho la convinzione che “la massoneria detenga un ruolo egemone, che rappresenti una regia occulta all’interno degli stati e dei governi” e dei partiti. Non è così ? Ed allora che ci sta a fare ? Si accontenta di sventolare il progresso con guanti e grembiulini ?
Se bastasse dire “non è vero” avremmo risolto già i problemi del mondo !