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Marine Le Pen sceglie il “realismo” di Orbán

C’è un filo rosso che unisce Parigi a Budapest, e passa per la critica severa alla gestione finanziaria dell’Unione Europea. Marine Le Pen, in missione diplomatica in Ungheria, ha scelto di schierarsi senza riserve con Viktor Orbán, lodando il suo recente veto al maxi-prestito da 90 miliardi di euro destinato all’Ucraina. Per la leader francese, quella di Orbán non è un’ostruzione ideologica, ma una “decisione saggia” dettata dal buon senso.
Il cuore del ragionamento di Le Pen è squisitamente economico. In un momento in cui le casse dello Stato francese mostrano crepe profonde, la priorità deve tornare ai cittadini. «La Francia è in rovina», ha dichiarato senza giri di parole, sottolineando come l’attuale livello di deficit e debito pubblico renda impossibile garantire prestiti che, con ogni probabilità, non verranno mai rimborsati.

di Marco Tabili | 25 Marzo 2026

C’è un filo rosso che unisce Parigi a Budapest, e passa per la critica severa alla gestione finanziaria dell’Unione Europea. Marine Le Pen, in missione diplomatica in Ungheria, ha scelto di schierarsi senza riserve con Viktor Orbán, lodando il suo recente veto al maxi-prestito da 90 miliardi di euro destinato all’Ucraina. Per la leader francese, quella di Orbán non è un’ostruzione ideologica, ma una “decisione saggia” dettata dal buon senso.
Il cuore del ragionamento di Le Pen è squisitamente economico. In un momento in cui le casse dello Stato francese mostrano crepe profonde, la priorità deve tornare ai cittadini. «La Francia è in rovina», ha dichiarato senza giri di parole, sottolineando come l’attuale livello di deficit e debito pubblico renda impossibile garantire prestiti che, con ogni probabilità, non verranno mai rimborsati. La parola d’ordine è pragmatismo: in un’Europa che fatica a trovare un equilibrio tra solidarietà internazionale e tenuta dei conti, Le Pen invoca un ritorno alla protezione degli interessi nazionali.
L’occasione per queste dichiarazioni è stato l’incontro del gruppo Patrioti per l’Europa, il nuovo baricentro delle destre continentali. Attorno allo stesso tavolo sedevano i pesi massimi del sovranismo europeo: oltre a Le Pen e al padrone di casa Orbán, erano presenti anche il leader olandese Geert Wilders e il vicepremier italiano Matteo Salvini. Un fronte compatto che punta a incidere sempre di più sulle scelte di Bruxelles, specialmente in vista delle cruciali elezioni ungheresi del prossimo 12 aprile.
Ma l’alleanza non è un blocco monolitico privo di sfumature. Nonostante il sostegno “totale” inviato via video da Donald Trump al meeting del CPAC svoltosi negli stessi giorni a Budapest, Marine Le Pen ha scelto di mantenere una certa distanza. Non per mancanza di rispetto verso l’ex Presidente USA, ma per una precisa visione geopolitica:
«Noi difendiamo i nostri interessi, loro i propri. La guerra commerciale di Trump contro l’Europa ci ricorda che dobbiamo restare padroni del nostro destino.»
In questa frase si legge la volontà di Le Pen di non apparire come un satellite di Washington, ma come il volto di una nuova Europa che, pur essendo conservatrice, non rinuncia alla propria indipendenza economica e strategica.
Il voto ungherese del 12 aprile sarà il prossimo banco di prova per questa alleanza. Se Orbán dovesse uscirne confermato, l’asse con Parigi e Roma diventerà il perno di una resistenza sempre più strutturata contro le attuali politiche della Commissione Europea.

Marco Tabili

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Marco Tabili

Marco Tabili è giornalista professionista, membro della National Writers Union (IFJ). Fellow della Royal Society of Arts di Londra, è Visiting Professor di diritto Internazionale, scrive per “La Voce Repubblicana” e “Avanti online”

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