Il giorno 19 maggio, all’età di 86 anni, ci ha lasciato Marco Pannella, fondatore e leader del partito Radicale. La sua opera di giornalista, uomo di cultura ed esponente politico, copre un arco ininterrotto di oltre 58 anni. La sua cultura di riferimento fonda le radici nel Partito d’azione, dello storico settimanale Il Mondo di Pannunzio e di Ernesto Rossi. Il divorzio, l’aborto, l’abolizione della leva obbligatoria, l’allargamento del voto ai diciottenni, la lotta per ottenere la moratoria sulla pena di morte (fatta propria dall’Onu), la campagna contro il finanziamento ai partiti, gli scioperi della fame per protestare sulle disumane condizioni delle carceri e più recentemente, la battaglia per il diritto alla conoscenza da parte dei cittadini, che spesso ignorano i propri diritti. Abbiamo cercato una sintesi dell’opera di Marco Pannella. Citare tutte le tappe del suo lungo cammino, richiederebbe delle intere pagine. Una cosa è certa; nessun uomo politico nel dopoguerra, ha inciso così profondamente sul costume degli italiani, e sulla conquista dei diritti civili da parte dei cittadini. Si è detto da più parti che Marco Pannella era divenuto molto popolare, ma non prendeva i voti quando i radicali presentavano le liste; non è vero neppure questo. Quando candidò Emma Bonino alla presidenza della Repubblica, il partito Radicale fu votato dall’8% degli italiani. Il fatto che successivamente non ha più preso quei voti, è la diretta conseguenza della posizione di Marco Pannella a favore del bipartitismo. Gli elettori non votano più come un tempo, perché sanno che i piccoli partiti non riescono più ad entrare in Parlamento, per la polarizzazione del voto e per la quota di sbarramento al 4%. Marco Pannella ci lascia un grande patrimonio ideale: la non violenza. Si definiva gandiano. Lascia Radio Radicale, l’emittente che ascolto tutti i giorni (l’unica senza filtri) da dove è possibile parlare senza censura preventiva. Un’emittente che ha un archivio storico con tutti i congressi dei partiti, delle sedute del Parlamento e tant’altro ancora. Pannella lascia il partito fondato nel 1955; l’unico animato da veri militanti. L’unico dove il dibattito è la regola. L’unico partito dove ci si può iscrivere da soli, senza che nessuno possa impedirlo; un movimento dove tutti gli iscritti possono parlare nelle riunioni congressuali con pari diritti. Un partito che non espelle nessuno. Marco Pannella ha portato la sua azione politica nel mondo. Con la fondazione del partito Radicale transnazionale ha indicato a tutti noi la strada giusta; ha cercato di farci capire che la dimensione nazionale va superata. Giacinto (detto Marco) Pannella è stato un leader planetario. Per la sua alterità è stato un leader diverso, che non ha eguali. Parlava sempre dell’alterità radicale. Ha dimostrato che si può fare politica, anche senza deputati; lontani dal potere. E’ stato sepolto nella sua Teramo, in un loculo in quarta fila, proprio come un semplice cittadino, che amava vivere fra la gente. Se n’è andato un pezzo di noi. Ripercorrendo la sua azione politica, vedo scorrere i titoli di coda della nostra vita. Grazie Marco per il tuo insegnamento non violento, sul quale tutti noi dovremmo riflettere.
Marco Pannella e la sua alterità
Ha dimostrato che si può fare politica, anche senza deputati; lontani dal potere. E’ stato sepolto nella sua Teramo, in un loculo in quarta fila, proprio come un semplice cittadino, che amava vivere fra la gente.

Ottimo articolo.
Una precisazione a quanto scritto sopra da Valerio Giannellini: nell’articolo si parla di cultura del Partito d’Azione e, in questo senso, quella di Pannella era decisamente azionista tanto quanto quella della sinistra del PLI.
La Lista Bonino (ricordo bene quegli anni per avervi partecipato in prima persona) prese voti trasversali. Da persone che provenivano dalla sinistra come me (dai Verdi) e da persone di centrodestra. Ma soprattutto, direi, da molti non votanti che erano stanchi delle pagliacciate dei centro-destro-sinistri (come lo ero io, che abbandonai presto i Verdi italiani).
Nel 2001 la Lista Bonino non si alleò a D’Alema, ma si candidò autonoma. A livello nazionale prese il 2%, ma nella mia Pordenone ebbe un dignitoso 4%.
Solo anni dopo i radicali finiranno in pasto a Prodi & Co. e da allora non li votai più e smisi anche di votare.
Il PdA ebbe vita difficile, anche per le molte culture che vi coabitavano, dal 1942 al 1947. Pannella si iscrive al PLI a quindici anni, nel 1945, e fonda la Giovane Sinistra Liberale nel 1953. Si può affermare qualsiasi cosa in relazione alle radici culturali, in ogni caso la frase non era messa benissimo.
Per il patto dei radicali con D’Alema mi fu allora sufficiente vedere in TV l’ultima tribuna elettorale, per i distratti abbiamo anche la recente e autorevole conferma da Rita Bernardini intervistata da Trocino (Corsera 21 maggio)
Una volta litigaste davvero.
«Sì, nel 2000. Gestì la campagna elettorale a modo suo: a pochi giorni dalla fine, fece capire di avere un accordo con D’Alema e ci fece perdere i voti del centrodestra. Andò male. All’assemblea fui durissima: “Hai voluto perdere, l’hai fatto apposta”. Lui replicò: “Menti sapendo di mentire”. Ero distrutta, decisi di andarmene. Lavorai per una rivista, per campare. Ma continuai a frequentare i radicali. Un giorno Pannella mi portò in una stanza dell’Ergife e mi inchiodò a una sedia: “Devi fare questo e questo”. Io piangevo a dirotto. Non ce la faccio, ripetevo. Io piangevo e lui rideva. Mi rideva in faccia. Alla fine sono tornata».
Della serie dei disastri, almeno per me.
Con stima e simpatia
due correzioni:
Pannella partecipò al Partito Radicale di Rossi e Valiani provenendo da Sinistra Liberale (PLI), non dal Partito d’Azione.
La lista Bonino (non il PR) prese l’8% circa alle Elezioni Europee, grazie soprattutto ai voti di elettori del cosiddetto centrodestra. Il risultato fu gettato alle ortiche nelle successive elezioni amministrative (regionali, mi pare) quando i pannelliani sembrarono presentarsi alleati di D’Alema